Irreperibilità Apparente: La Cassazione Annulla il Diniego di Misure Alternative
Quando un condannato viene dichiarato irreperibile, le sue possibilità di accedere a misure alternative alla detenzione, come l’affidamento in prova o la detenzione domiciliare, si riducono drasticamente. Tuttavia, cosa succede se questa dichiarazione si basa su informazioni incomplete o contraddittorie? Una recente sentenza della Corte di Cassazione affronta proprio il tema dell’irreperibilità apparente, stabilendo che il giudice deve valutare tutti gli elementi presenti nel fascicolo prima di respingere una richiesta. Questo caso evidenzia l’importanza di un’analisi completa degli atti processuali per garantire una decisione giusta ed equilibrata.
I Fatti del Caso: Una Dichiarazione di Irreperibilità Controversa
Un uomo condannato presentava istanza al Tribunale di Sorveglianza per ottenere l’affidamento al servizio sociale o, in subordine, la detenzione domiciliare. Il Tribunale, tuttavia, rigettava la richiesta sulla base del fatto che il soggetto risultava irreperibile. Questa conclusione si basava su un rapporto della Questura che attestava le “vane ricerche” dell’individuo.
Il difensore del condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale di Sorveglianza avesse omesso di valutare elementi cruciali che contraddicevano palesemente la presunta irreperibilità.
La Decisione del Tribunale di Sorveglianza e l’Irreperibilità Apparente
Il Tribunale di Sorveglianza aveva fondato la sua decisione esclusivamente su un rapporto di polizia datato 27 giugno 2023. Secondo il giudice, l’irreperibilità apparente del soggetto, unita all’assenza di un domicilio stabile e di risorse lavorative, rendeva impossibile qualsiasi verifica e, di conseguenza, imponeva il rigetto della domanda di misure alternative.
Tuttavia, nel fascicolo processuale erano presenti altri documenti che raccontavano una storia diversa e che, se considerati, avrebbero potuto portare a una conclusione opposta.
Il Ricorso in Cassazione: Gli Elementi Ignorati
Il ricorso del difensore ha messo in luce le gravi omissioni del Tribunale di Sorveglianza, evidenziando due elementi chiave ignorati in prima istanza:
1. La notifica a mani proprie: L’avviso di fissazione dell’udienza davanti allo stesso Tribunale di Sorveglianza era stato regolarmente notificato a mani del condannato dai Carabinieri il 16 agosto 2023, quasi due mesi dopo il rapporto di polizia che lo dichiarava irreperibile.
2. Le verifiche sul domicilio: Era stata richiesta una verifica sul domicilio del condannato, presso l’abitazione del padre. Durante tale verifica, era stato acquisito il contratto di locazione dell’immobile, a dimostrazione di un possibile punto di riferimento stabile.
Questi elementi non solo contraddicevano la conclusione di irreperibilità, ma offrivano spunti concreti per approfondire la valutazione sulla fattibilità delle misure alternative richieste.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. I giudici hanno sottolineato come il Tribunale di Sorveglianza avesse errato nel dichiarare l’irreperibilità del richiedente basandosi su un singolo rapporto, ignorando prove successive e contrarie presenti agli atti. La notifica a mani dell’avviso di udienza, avvenuta con successo, costituiva la prova inconfutabile che il soggetto era, di fatto, reperibile sul territorio.
La Suprema Corte ha affermato che il Tribunale aveva già a disposizione “plurimi elementi meritevoli di approfondimento” per accertare il luogo dove le misure alternative avrebbero potuto essere eseguite. L’aver ignorato tali elementi ha viziato la decisione, rendendola illegittima.
Le Conclusioni: L’Importanza di Valutare Tutti gli Atti
La sentenza si conclude con l’annullamento dell’ordinanza impugnata e il rinvio del caso al Tribunale di Sorveglianza di Bologna per un nuovo giudizio. Quest’ultimo dovrà riesaminare la richiesta tenendo conto di tutti gli elementi disponibili, sia quelli già acquisiti che quelli eventualmente forniti dall’interessato. La decisione ribadisce un principio fondamentale: il giudice ha il dovere di esaminare in modo completo e non parziale tutti gli atti del procedimento. Una valutazione superficiale, basata su un’irreperibilità apparente smentita dai fatti, non può giustificare il diniego di un diritto, specialmente quando sono in gioco percorsi di reinserimento sociale come le misure alternative alla detenzione.
Una persona può essere considerata ‘irreperibile’ se le autorità sono riuscite a notificargli un atto a mani proprie?
No, secondo questa sentenza, la notifica a mani proprie di un avviso di udienza è una prova evidente della reperibilità della persona, che contrasta e supera una precedente dichiarazione di irreperibilità basata su vane ricerche.
Cosa deve fare il Tribunale di Sorveglianza se ha elementi contrastanti sulla reperibilità di un condannato?
Il Tribunale di Sorveglianza deve approfondire la questione e valutare tutti gli elementi a sua disposizione, come la notifica a mani o le verifiche sul domicilio, per accertare dove il soggetto sia effettivamente reperibile prima di rigettare una richiesta di misure alternative basandosi sulla sola irreperibilità.
Qual è la conseguenza di una decisione basata su un’errata valutazione dell’irreperibilità?
La conseguenza, in questo caso, è stata l’annullamento con rinvio del provvedimento. Ciò significa che la decisione del Tribunale di Sorveglianza è stata cancellata e il caso deve essere riesaminato dallo stesso Tribunale, che dovrà tenere conto di tutti gli elementi precedentemente ignorati.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 34149 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 1 Num. 34149 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 31/05/2024
SENTENZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a PRATO il DATA_NASCITA avverso l’ordinanza del 14/11/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di BOLOGNA udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME; lette le conclusioni del PG, COGNOME, che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso;
RITENUTO IN FATTO
Con ordinanza in data 14 novembre 2023, il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha respinto la domanda di affidamento al servizio sociale o di detenzione domiciliare proposta nell’interesse di NOME COGNOME perché risultato irreperibile.
Il Tribunale di Sorveglianza evidenziava che, dopo la regolare notifica a mani del condannato il 16/08/2023, dai rapporti di polizia pervenuti si apprendeva della sua irreperibilità. Faceva richiamo in particolare al rapporto della Questura di Brescia in data 27/06/2023 con allegato verbale di vane ricerche e concludeva che l’irreperibilità di fatto del soggetto sul territorio nazionale, l’assenza d domicilio stabile e di risorsa lavorativa, con conseguente impossibilità di verifica delle risorse esterne e di acquisizione di ogni altro dato di conoscenza imponevano il rigetto della richiesta per ogni misura alternativa.
Avverso l’ordinanza ha proposto ricorso il difensore di NOME COGNOME, deducendo la violazione dell’art. 606, comma 1 lett. e) cod. proc. pen. in considerazione dell’omessa valutazione della dichiarazione depositata con istanza in data 31/05/2023 e della relazione di Polizia Giudiziaria con riguardo alla notifica a mani dell’avviso di fissazione dell’udienza in camera di consiglio del 16/08/2023.
L’avviso dell’udienza era stato regolarmente notificato dai RAGIONE_SOCIALE a COGNOME il 16/08/2023, mentre il verbale di vane ricerche è antecedente (27/06/2023). Inoltre all’udienza del 22/06/2023 il difensore aveva proposto istanza di rinvio per legittimo impedimento, frattanto allegando dichiarazioni di disponibilità del padre del condannato ad ospitare il figlio. Era stata richiesta alla RAGIONE_SOCIALE una verifica sul domicilio in data 04/07/2023, nel corso della quale era stato acquisito il contratto di locazione dell’immobile intestato al padre dell’imputato (che viene allegato al ricorso).
Il Procuratore Generale ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del ricorso perché generico.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato e deve essere accolto.
Emerge dagli atti che, mentre il provvedimento impugnato ha ritenuto che NOME COGNOME fosse irreperibile in base al rapporto della Questura di Brescia in data 27/06/2023, nel fascicolo era presente copia dell’avviso dell’udienza dinanzi al Tribunale di sorveglianza con relata di notifica dai RAGIONE_SOCIALE di RAGIONE_SOCIALE attestante che in quel territorio i militari lo avevano reperito per consegnargli a mano l’atto il 16/08/2023. Inoltre nel corso del procedimento era stata richiesta alla RAGIONE_SOCIALE dei RAGIONE_SOCIALE di RAGIONE_SOCIALE una verifica sul domicilio in data 04/07/2023, nel corso della quale era stato acquisito il contratto di locazione dell’immobile intestato al padre dell’imputato.
Pertanto appare chiaro che il Tribunale di sorveglianza ha ritenuto l’irreperibilità dell’istante pur avendo già acquisito plurimi elementi meritevoli di approfondimento per accertare il luogo dove le misure alternative potevano essere eseguite.
Il provvedimento impugnato deve essere annullato perché si proceda a nuovo giudizio nel quale il Tribunale di sorveglianza sarà a chiamato a verifica dove l’istante sia effettivamente reperibile sulla base degli elementi già acquis .
e di quelli forniti dall’interessato, per poi procedere all’esame in piena libertà di giudizio dell’adeguatezza delle misure alternative richieste.
P.Q.M.
Annulla rorainanza impugnata con rinvio per nuovo givaizio ai Triounaie ai sorveglianza di Bologna.
Così deciso, il 31 maggio 2024 Il j sigliere estensore GLYPH
Il Presidente