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Interrogatorio preventivo: quando eccepire la nullità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41645/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un’ordinanza di arresti domiciliari. Il motivo del ricorso era il mancato espletamento dell’interrogatorio preventivo. La Corte ha stabilito che tale nullità, definita a regime intermedio, deve essere eccepita nelle sedi opportune (interrogatorio di garanzia o riesame) e non per la prima volta in Cassazione, pena la decadenza dal diritto di farla valere.

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Pubblicato il 26 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Interrogatorio Preventivo Omesso: La Cassazione Chiarisce i Termini per l’Eccezione di Nullità

Nel processo penale, il rispetto delle forme e dei termini non è un mero formalismo, ma una garanzia fondamentale per la tutela dei diritti della difesa, specialmente quando è in gioco la libertà personale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 41645 del 2025, offre un importante chiarimento sulla nullità derivante dal mancato interrogatorio preventivo e, soprattutto, sui tempi stretti per poterla far valere. La decisione sottolinea un principio cruciale: le eccezioni procedurali vanno sollevate tempestivamente, altrimenti si perde il diritto di contestare l’atto viziato.

I Fatti del Caso

La vicenda ha origine da un’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani, che disponeva la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un individuo per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Il Tribunale del Riesame di Bari, investito della questione, confermava la misura, ritenendo sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari legate al pericolo di recidiva.

Avverso tale decisione, la difesa proponeva ricorso per cassazione, basandolo su un unico motivo: la violazione di legge processuale per il mancato espletamento dell’interrogatorio preventivo. Secondo il ricorrente, l’ordinanza applicativa della misura cautelare sarebbe stata nulla, poiché non preceduta, come previsto dalla legge in determinati casi, dall’audizione dell’indagato.

L’importanza dell’interrogatorio preventivo e i termini per eccepire la nullità

L’articolo 292, comma 3-bis, del codice di procedura penale è molto chiaro: l’ordinanza che dispone una misura cautelare è nulla se non è preceduta dall’interrogatorio nei casi previsti dall’articolo 291, comma 1-quater. Questa nullità è classificata dalla giurisprudenza come “a regime intermedio”, il che significa che non può essere rilevata in ogni stato e grado del procedimento, ma deve essere eccepita entro specifici termini di decadenza.

Il nodo centrale del dibattito giuridico, e della decisione in commento, riguarda proprio l’individuazione del momento ultimo per sollevare tale eccezione. Esiste un contrasto in giurisprudenza: secondo un orientamento, la nullità va eccepita nel primo atto utile alla presenza delle parti, ovvero l’interrogatorio di garanzia che segue l’applicazione della misura; secondo un altro, può essere dedotta per la prima volta con l’istanza di riesame.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza entrare nel merito del contrasto giurisprudenziale pendente di fronte alle Sezioni Unite. La ragione è puramente processuale e si fonda sul principio di preclusione.

Le Motivazioni

I giudici di legittimità hanno osservato che, nel caso di specie, l’indagato non aveva sollevato l’eccezione di nullità per omesso interrogatorio preventivo in nessuna delle sedi precedenti. Non l’aveva fatto durante l’interrogatorio di garanzia postumo davanti al GIP, né l’aveva dedotta come motivo nell’istanza di riesame presentata al Tribunale di Bari. L’eccezione è stata sollevata, per la prima volta, direttamente con il ricorso per cassazione.

Questo ritardo, secondo la Corte, è fatale. A prescindere da quale sia il termine ultimo tra l’interrogatorio di garanzia e l’istanza di riesame, è certo che la nullità non può essere fatta valere per la prima volta in sede di legittimità. La mancata deduzione nelle fasi precedenti ha sanato il vizio, precludendo all’indagato la possibilità di contestare la validità dell’ordinanza cautelare su questo specifico punto. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Le Conclusioni

La sentenza ribadisce con forza un principio fondamentale del diritto processuale: la diligenza e la tempestività nell’azione difensiva sono essenziali. Le nullità, anche quelle che toccano aspetti importanti come il diritto al contraddittorio preventivo, sono soggette a rigidi termini di decadenza. Questa pronuncia serve da monito per gli operatori del diritto, ricordando che ogni fase processuale ha le sue specifiche funzioni e che le omissioni possono avere conseguenze irreparabili. Attendere l’ultimo grado di giudizio per sollevare un vizio procedurale che poteva e doveva essere eccepito prima è una strategia destinata al fallimento, come dimostra inequivocabilmente questa decisione.

È nulla un’ordinanza cautelare emessa senza il preventivo interrogatorio dell’indagato?
Sì, l’art. 292, comma 3-bis, cod. proc. pen. stabilisce che l’ordinanza cautelare è nulla se non è preceduta dall’interrogatorio nei casi in cui è previsto dalla legge, come forma di garanzia per il diritto di difesa.

Quando deve essere eccepita la nullità per mancato interrogatorio preventivo?
Secondo la sentenza, la nullità deve essere eccepita prima del ricorso per cassazione. La Corte ha ritenuto che, non avendola l’indagato sollevata né durante l’interrogatorio di garanzia postumo, né con l’istanza di riesame, la sua deduzione in sede di legittimità fosse tardiva.

Cosa succede se l’eccezione di nullità viene sollevata per la prima volta con il ricorso per cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata deduzione della nullità nelle sedi precedenti (interrogatorio di garanzia o riesame) preclude la possibilità di farla valere successivamente, sanando di fatto il vizio procedurale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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