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Ingente quantità: Cassazione su colpa e recidiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di droga. La Corte ha confermato la validità dell’aggravante dell’ingente quantità, sostenendo che è sufficiente la colpa dell’agente nel non riconoscere la grande quantità di stupefacente (4 kg). È stata inoltre confermata la recidiva, data la precedente condanna e la commissione del reato durante la libertà vigilata, e respinta la richiesta di prevalenza delle attenuanti, giudicando la pena congrua.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ingente Quantità e Recidiva: La Cassazione Conferma la Condanna per Traffico di Droga

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato temi cruciali nel diritto penale degli stupefacenti, in particolare riguardo l’applicazione dell’aggravante dell’ingente quantità e la valutazione della recidiva. La decisione chiarisce che per contestare tale aggravante è sufficiente che l’agente abbia ignorato per colpa la notevole quantità di droga, senza che sia necessaria una piena consapevolezza. Analizziamo i dettagli del caso e le motivazioni della Suprema Corte.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda un soggetto condannato in primo e secondo grado per il reato di cui all’art. 73, comma 1, del D.P.R. 309/1990. L’imputato era stato trovato in possesso di un pacco contenente ben 4 kg di sostanza stupefacente. La droga era stata abilmente occultata all’interno di un vano segreto nell’airbag del veicolo, accessibile solo tramite un dispositivo elettronico.

L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l’illogicità della motivazione riguardo a tre punti principali:
1. L’attribuzione dell’aggravante dell’ingente quantità.
2. Il riconoscimento della recidiva.
3. Il diniego della prevalenza delle circostanze attenuanti sull’aggravante e sulla dosimetria della pena.

L’Analisi della Corte: L’aggravante dell’ingente quantità

La Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato. Riguardo al primo punto, la Corte ha sottolineato un principio consolidato: per l’applicazione di una circostanza aggravante, come quella dell’ingente quantità, è sufficiente che l’agente l’abbia ignorata per colpa o ritenuta inesistente per un errore dovuto a colpa.

Nel caso specifico, i giudici hanno evidenziato che l’imputato non poteva non rendersi conto del quantitativo. Egli conosceva l’esatta ubicazione del pacco e le modalità per accedervi, avendo aperto il vano segreto con un dispositivo elettronico. Un pacco di 4 kg ha una consistenza tale che l’imputato avrebbe potuto e dovuto comprendere che non si trattava di una modica quantità. Tale quantitativo, inoltre, rientra abbondantemente nei parametri fissati dalle Sezioni Unite della Cassazione per definire l’ingente quantità.

La Valutazione della Recidiva e delle Circostanze

Anche la censura sulla recidiva è stata respinta. La Corte territoriale aveva adeguatamente motivato la sua applicazione basandosi su elementi concreti che dimostravano una maggiore capacità a delinquere del reo. L’imputato, infatti, aveva un precedente specifico per reati legati alla droga e un altro per associazione per delinquere.

Fattore determinante è stato il fatto che il nuovo reato era stato commesso mentre il soggetto era sottoposto al regime di libertà vigilata. Questa circostanza, secondo la Corte, dimostra una chiara propensione a commettere illeciti e un aumento della sua pericolosità sociale, giustificando pienamente il riconoscimento della recidiva.

Infine, per quanto riguarda il bilanciamento delle circostanze, la Cassazione ha ribadito che si tratta di una valutazione discrezionale del giudice di merito, non sindacabile se non in caso di manifesta illogicità. La decisione di considerare equivalenti le circostanze attenuanti e l’aggravante è stata ritenuta corretta, in virtù della gravità della condotta e dei legami dell’imputato con ambienti criminali.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su principi giuridici consolidati. In primo luogo, la colpevolezza relativa a una circostanza aggravante non richiede necessariamente il dolo (la volontà e coscienza), ma può essere integrata dalla colpa (negligenza, imprudenza). L’imputato, maneggiando un pacco di 4 kg e conoscendone l’occultamento, ha agito con colpa nel non rappresentarsi l’ingente quantitativo. In secondo luogo, la recidiva non è un automatismo, ma deve essere motivata sulla base della capacità del nuovo fatto di rivelare una maggiore pericolosità del reo, come avvenuto nel caso di specie. Infine, la determinazione della pena e il giudizio di comparazione tra circostanze sono espressione del potere discrezionale del giudice di merito, il quale è tenuto a fornire una motivazione dettagliata solo quando la pena si discosta significativamente dai minimi edittali.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione riafferma tre importanti principi. Primo: l’aggravante dell’ingente quantità può essere contestata anche a titolo di colpa. Secondo: la valutazione della recidiva deve fondarsi su un’analisi concreta della condotta e della storia criminale del reo, che ne dimostri l’accresciuta pericolosità. Terzo: la discrezionalità del giudice di merito nella determinazione della pena e nel bilanciamento delle circostanze è ampia e può essere censurata in sede di legittimità solo per vizi logici evidenti, non per una diversa valutazione dei fatti.

Quando si applica l’aggravante dell’ingente quantità di droga?
Si applica quando il quantitativo è notevolmente superiore ai parametri noti (nel caso di specie 4 kg) e quando l’agente, pur non avendone piena consapevolezza, avrebbe potuto comprenderlo usando l’ordinaria diligenza, configurandosi così un’ignoranza per colpa.

Come viene valutata la recidiva in un nuovo reato?
La recidiva viene valutata considerando l’idoneità della nuova condotta a rivelare una maggiore capacità a delinquere del reo. Elementi rilevanti sono i precedenti specifici e il fatto che il nuovo crimine sia stato commesso durante un regime di libertà vigilata, indicando una propensione a commettere illeciti.

Perché la Corte non ha concesso la prevalenza delle attenuanti?
La Corte ha ritenuto che la gravità della condotta (traffico di 4 kg di droga) e i legami dell’imputato con ambienti criminali giustificassero al massimo un giudizio di equivalenza tra le circostanze attenuanti e l’aggravante riconosciuta, ritenendo tale soluzione la più idonea a realizzare l’adeguatezza della pena.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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