Indennizzo detenzione: la corretta procedura di impugnazione
L’ottenimento di un indennizzo detenzione rappresenta un diritto fondamentale per chi ha subito condizioni di carcerazione non conformi ai parametri di umanità e dignità. Tuttavia, la complessità delle procedure penitenziarie può portare a errori nella scelta del mezzo di impugnazione, rischiando di rallentare l’iter per il riconoscimento del ristoro dovuto.
Il caso in esame
Un cittadino detenuto ha avanzato richiesta di indennizzo ai sensi dell’art. 35-ter dell’Ordinamento Penitenziario, denunciando la violazione dei propri diritti fondamentali durante il periodo di permanenza in istituto. A seguito della decisione del Magistrato di Sorveglianza, il soggetto ha scelto di rivolgersi direttamente alla Corte di Cassazione per contestare l’ordinanza ricevuta.
La decisione sull’indennizzo detenzione
La Corte di Cassazione, analizzando il ricorso, ha chiarito che la via del ricorso di legittimità non è quella percorribile in prima battuta. Secondo il quadro normativo vigente, i provvedimenti emessi in materia di ristoro per condizioni detentive inumane devono essere preventivamente sottoposti al vaglio del Tribunale di Sorveglianza attraverso lo strumento del reclamo.
Nonostante l’errore procedurale del ricorrente, la Suprema Corte ha applicato il principio di conservazione degli atti, riqualificando l’impugnazione e ordinando la trasmissione del fascicolo al Tribunale competente per il merito.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte risiedono nella corretta interpretazione del combinato disposto tra gli articoli 35-bis e 35-ter dell’Ordinamento Penitenziario. La legge stabilisce una gerarchia precisa delle impugnazioni: l’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza è reclamabile direttamente dall’interessato innanzi al Tribunale di Sorveglianza. Solo dopo questo passaggio, ed eventualmente contro la decisione del Tribunale, sarebbe possibile adire la Corte di Cassazione. La natura del provvedimento impugnato impone dunque un passaggio intermedio di merito che non può essere saltato, garantendo così un doppio grado di giurisdizione specifica sulla materia penitenziaria.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza ribadisce che il diritto all’indennizzo detenzione deve essere tutelato seguendo rigorosamente le fasi procedurali previste dal legislatore. L’errore nella qualificazione del ricorso non determina l’inammissibilità automatica se l’atto contiene gli elementi per essere convertito nel mezzo corretto, ma sottolinea l’importanza di individuare immediatamente il giudice competente. Per i detenuti e i loro difensori, ciò significa che ogni contestazione contro il diniego del Magistrato di Sorveglianza deve transitare necessariamente dal Tribunale di Sorveglianza sotto forma di reclamo, assicurando una valutazione piena dei fatti prima di approdare alla legittimità.
Cosa succede se sbaglio il tipo di ricorso per l’indennizzo?
La Corte di Cassazione può riqualificare l’atto errato come reclamo e trasmettere gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente per garantire la prosecuzione del giudizio.
A chi bisogna rivolgersi dopo il no del Magistrato di Sorveglianza?
È necessario presentare un reclamo al Tribunale di Sorveglianza territorialmente competente entro i termini previsti dalla legge penitenziaria.
Cos’è l’indennizzo per violazione dei diritti in carcere?
Si tratta di un rimedio previsto dall’art. 35-ter Ord. pen. che consiste in una riduzione della pena o in un risarcimento economico per chi ha subito detenzione in condizioni inumane.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42303 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42303 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 28/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a PALERMO il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 24/04/2023 del GIUD. SORVEGLIANZA di PALERMO
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti.
Esaminati il ricorso ed il provvedimento impugnato.
Premesso che il ricorso è stato proposto personalmente da NOME COGNOME avverso l’ordinanza del Magistrato di sorveglianza di Palermo del 24 aprile 2023 in materia disciplinata dall’art.35-ter Ord. pen., relativa alla richiesta di indennizzo avanz dal predetto per la violazione di suoi diritti fondamentali nel corso della detenzione;
Considerato, quindi, che tale provvedimento è reclamabile direttamente dall’interessato ai sensi dell’art. 35-bis Ord. pen. innanzi il Tribunale di sorveglianza competente;
Rilevato, pertanto, che l’impugnazione deve essere qualificata come reclamo con la conseguente trasmissione degli atti al Tribunale di sorveglianza di Palermo per l’ulteriore corso;
P.Q.M.
Qualificata l’impugnazione come reclamo, dispone la trasmissione degli atti al Tribunale di sorveglianza di Palermo.
Così deciso in Roma, il 28 settembre 2023.