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Indebita percezione erogazioni: la confisca è lecita

Un imprenditore agricolo è stato condannato per indebita percezione di erogazioni pubbliche dopo aver falsamente dichiarato un numero di capi di bestiame superiore al reale per ottenere maggiori fondi UE. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la confisca della somma illecitamente ottenuta, stabilendo che il potere del giudice penale non è escluso dalle procedure di recupero amministrative. Il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile.

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Pubblicato il 26 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Indebita percezione di erogazioni pubbliche: quando la confisca è inevitabile

La corretta gestione dei fondi pubblici, specialmente quelli di provenienza europea, è fondamentale per l’economia. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito principi cruciali in materia di indebita percezione di erogazioni pubbliche, chiarendo la relazione tra sanzione penale e recupero amministrativo. Il caso riguarda un imprenditore agricolo che aveva ottenuto fondi UE presentando una dichiarazione non veritiera sul numero di capi di bestiame posseduti. La Corte ha confermato la condanna e la confisca dei fondi, respingendo le argomentazioni della difesa.

I Fatti del Caso

Un imprenditore agricolo, titolare di un’azienda, presentava una domanda di sostegno per accedere ai premi europei per la campagna 2020. Nella domanda, attestava falsamente di possedere ottocento capi ovini, mentre in realtà ne deteneva solo trecentoquattordici. Grazie a questa dichiarazione mendace, percepiva indebitamente un finanziamento di 11.628,00 euro.

Condannato in primo grado dal Tribunale e successivamente dalla Corte di Appello, l’imprenditore ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto diversi motivi, tra cui l’erronea applicazione della legge penale e delle normative europee, e ha contestato la legittimità della confisca disposta dal giudice penale, sostenendo che il recupero delle somme fosse di competenza esclusiva dell’amministrazione pubblica.

La Decisione sul reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche

La Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente la sentenza di condanna. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati e, in parte, una mera riproposizione di censure già esaminate e respinte nei gradi di merito.

La Corte ha stabilito che la condotta dell’imputato integrava pienamente il reato di cui all’art. 316-ter del codice penale. Inoltre, ha confermato la legittimità della confisca del profitto del reato, pari alla somma indebitamente percepita, chiarendo che la procedura penale e quella amministrativa operano su piani distinti e non si escludono a vicenda.

Le Motivazioni

La Cassazione ha smontato punto per punto le argomentazioni difensive.

In primo luogo, ha chiarito che il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche si consuma nel momento in cui vengono presentate dichiarazioni false per ottenere i fondi. Eventuali successive modifiche della domanda, come quelle addotte dalla difesa, sono irrilevanti ai fini della sussistenza del reato. La falsità della dichiarazione iniziale era oggettiva e provata dai controlli effettuati.

In secondo luogo, la Corte ha affrontato la questione centrale della confisca. La difesa sosteneva che, secondo il D.Lgs. n. 228/2001, solo l’amministrazione pubblica ha il potere di accertare l’indebita percezione e disporre il recupero delle somme. I giudici hanno invece ribadito che tale normativa regola la disciplina amministrativa del finanziamento, ma non limita i poteri del giudice penale. L’art. 322-ter del codice penale prevede la confisca obbligatoria del profitto per questo tipo di reati.

L’unico modo per evitare la confisca, ha precisato la Corte, è la restituzione integrale delle somme illecitamente lucrate prima della decisione. Poiché nel caso di specie non era stata fornita alcuna prova di tale restituzione, la confisca disposta dal Tribunale e confermata in appello era pienamente legittima e corretta.

Le Conclusioni

Questa sentenza rafforza un principio fondamentale: la responsabilità penale per frode ai danni dello Stato o dell’UE non può essere elusa attraverso cavilli procedurali o sovrapponendosi alle procedure amministrative. La confisca del profitto del reato è una misura obbligatoria che serve a ristabilire l’ordine violato, privando il reo del vantaggio economico illecitamente conseguito. Gli imprenditori e chiunque richieda fondi pubblici devono essere consapevoli che le dichiarazioni mendaci comportano conseguenze penali severe, inclusa la perdita definitiva delle somme ottenute illegalmente, indipendentemente dalle azioni di recupero che l’ente erogatore potrà intraprendere.

Quando si perfeziona il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche?
Il reato si perfeziona nel momento in cui vengono presentate attestazioni o dichiarazioni non veritiere per ottenere i contributi pubblici. Le eventuali successive modifiche della domanda o le sequenze procedimentali non eliminano l’illiceità della condotta originaria.

Il potere del giudice penale di ordinare la confisca è escluso se esiste una procedura amministrativa per il recupero delle somme?
No. La normativa che riserva all’amministrazione pubblica il potere di recuperare i contributi erogati illegittimamente opera sul piano amministrativo e non esclude il potere del giudice penale di disporre la confisca del profitto del reato, come previsto dall’art. 322-ter del codice penale.

La restituzione delle somme percepite illecitamente può evitare la confisca?
Sì. La giurisprudenza costante afferma che la confisca del profitto del reato non può essere disposta se il reo ha volontariamente provveduto alla restituzione integrale della somma illecitamente ottenuta, poiché tale condotta elimina il vantaggio economico che costituisce l’oggetto della misura ablatoria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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