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Incompatibilità del giudice: quando è esclusa?

La Cassazione ha stabilito che non sussiste l’incompatibilità del giudice che deve giudicare un imputato dopo aver emesso una misura cautelare per un coimputato nello stesso procedimento. La decisione si fonda sul principio che le condotte dei concorrenti nel reato sono, di norma, scindibili e oggetto di autonome valutazioni, venendo meno il presupposto dell’identità della ‘regiudicanda’ necessario per la ricusazione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Incompatibilità del giudice e coimputati: i chiarimenti della Cassazione

Il principio di imparzialità del giudice è un pilastro fondamentale del giusto processo. Ma cosa succede quando un giudice, prima di giudicare un imputato, ha già valutato la posizione di un suo coimputato? Questa situazione può generare una incompatibilità del giudice? Con la sentenza n. 25909/2024, la Corte di Cassazione fornisce un’importante interpretazione restrittiva delle cause di ricusazione, chiarendo che la valutazione su un concorrente nel reato non comporta, di per sé, un pregiudizio.

I Fatti del Caso: La Richiesta di Ricusazione

Un imputato, sotto processo con rito abbreviato per reati legati agli stupefacenti, presentava un’istanza di ricusazione nei confronti del Giudice dell’Udienza Preliminare (GUP). Il motivo della richiesta risiedeva nel fatto che lo stesso giudice, agendo in veste di Giudice per le Indagini Preliminari (GIP), aveva precedentemente emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un coimputato per i medesimi fatti. Secondo la difesa, questa precedente valutazione sulla gravità indiziaria a carico del coimputato avrebbe inevitabilmente “contaminato” la capacità del giudice di decidere con imparzialità sulla posizione dell’istante. La Corte d’Appello, tuttavia, aveva respinto l’istanza, ritenendola inammissibile.

L’Incompatibilità del Giudice secondo la Cassazione

La Suprema Corte, nel confermare la decisione di merito, ha ribadito che le norme sull’incompatibilità del giudice sono di carattere eccezionale e, pertanto, di stretta interpretazione. Non possono essere applicate analogicamente al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Il fulcro della questione, secondo gli Ermellini, risiede nel concetto di “identica regiudicanda”, ovvero l’identità dell’oggetto del giudizio. L’incompatibilità sorge solo quando il giudice si è già espresso con una valutazione non meramente formale sullo stesso fatto storico che è chiamato a giudicare nuovamente.

La Valutazione sul Coimputato non Crea Pregiudizio

Il punto cruciale della sentenza è la distinzione tra la valutazione della posizione di un imputato e quella di un suo concorrente nel reato. Anche a fronte di un’imputazione comune, la partecipazione di più soggetti a un reato implica una pluralità di condotte, ciascuna da valutare autonomamente sia sotto il profilo materiale che psicologico. La condotta di un imputato è, di regola, scindibile da quella del coimputato. Di conseguenza, una valutazione sulla gravità indiziaria a carico di un soggetto non si traduce automaticamente in un giudizio anticipato sulla responsabilità di un altro. Affinché si configuri un’incompatibilità, la parte che ricusa il giudice deve dimostrare che le posizioni dei due imputati sono talmente interconnesse da rendere impossibile una valutazione separata.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha rigettato il ricorso perché l’appellante non ha fornito elementi per dimostrare che la sua condotta e quella del coimputato fossero inscindibili. La valutazione compiuta dal giudice in sede cautelare nei confronti del concorrente riguardava una condotta distinta. Pertanto, mancava il presupposto fondamentale dell’identità della regiudicanda, necessario per fondare una valida istanza di ricusazione ai sensi dell’art. 34 del codice di procedura penale. La funzione di garanzia dell’imparzialità non può estendersi a qualsiasi valutazione compiuta in precedenza dal giudice, ma deve essere circoscritta ai casi in cui vi sia un’effettiva duplicazione del giudizio di merito sullo stesso oggetto.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La sentenza consolida un orientamento rigoroso in materia di ricusazione. Per gli operatori del diritto, emerge la chiara indicazione che non è sufficiente invocare una precedente decisione del giudice su un coimputato per ottenere la sua sostituzione. È necessario un onere probatorio specifico: dimostrare che la valutazione pregressa ha inevitabilmente comportato un giudizio di merito anticipato sulla specifica condotta del soggetto che presenta l’istanza. Questa pronuncia rafforza l’efficienza del sistema giudiziario, evitando ricusazioni pretestuose, pur mantenendo salda la tutela del principio del giusto processo.

Quando un giudice diventa incompatibile?
Secondo la legge, un giudice diventa incompatibile quando ha già espresso una valutazione di merito sullo stesso fatto storico (la cosiddetta “regiudicanda”) che è chiamato a giudicare nuovamente, ad esempio in una fase o in una veste diversa dello stesso procedimento.

L’emissione di una misura cautelare verso un coimputato causa l’incompatibilità del giudice?
No, la sentenza chiarisce che l’aver emesso una misura cautelare verso un coimputato non genera automaticamente l’incompatibilità del giudice a giudicare un altro imputato nello stesso processo, poiché le rispettive condotte sono generalmente considerate distinte e separabili.

Perché la valutazione su un coimputato non è considerata un pregiudizio?
Non è considerata un pregiudizio perché, di norma, le condotte dei concorrenti in un reato sono scindibili e richiedono autonome valutazioni. La valutazione della posizione di un coimputato ai fini cautelari non implica una valutazione anticipata e vincolante della responsabilità penale di un altro soggetto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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