La recente Riforma Cartabia ha trasformato molti reati, prima procedibili d’ufficio, in reati perseguibili a querela di parte. Questa modifica ha sollevato complesse questioni procedurali, in particolare riguardo al potere del Pubblico Ministero di modificare l’imputazione in corso di causa. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 39623/2024) offre un chiarimento fondamentale sul tema della contestazione suppletiva aggravante, stabilendo che il PM può legittimamente contestare un’aggravante per rendere il reato procedibile d’ufficio, anche se il termine per presentare la querela è già scaduto.
I Fatti di Causa: Il Furto di Energia e la Mancanza di Querela
Il caso trae origine da un procedimento per furto di energia elettrica. A seguito della Riforma Cartabia, tale reato è divenuto procedibile a querela, a meno che non sussistano specifiche circostanze aggravanti. Nel caso di specie, non era stata presentata alcuna querela.
Durante un’udienza, il Pubblico Ministero aveva formulato una contestazione suppletiva, aggiungendo all’accusa l’aggravante prevista dall’art. 625, n. 7, c.p., ovvero l’aver sottratto un bene destinato a un pubblico servizio. Tale aggravante avrebbe reso il reato procedibile d’ufficio, superando di fatto la mancanza della querela.
La Decisione del Tribunale e il Ricorso in Cassazione
Il Tribunale di Napoli Nord aveva rigettato la richiesta del PM, ritenendo la contestazione tardiva e illegittima. Secondo il giudice di primo grado, essendo ormai decorso il termine per proporre la querela, l’azione penale non poteva più essere esercitata. Di conseguenza, il Tribunale aveva emesso una sentenza di non doversi procedere per improcedibilità dell’azione penale.
Contro questa decisione, il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso immediato per cassazione, denunciando una violazione di legge e sostenendo che il Tribunale avesse erroneamente negato la possibilità di modificare l’imputazione.
Contestazione suppletiva aggravante: I due orientamenti della giurisprudenza
La questione ha visto emergere due distinti orientamenti giurisprudenziali.
- Primo Orientamento (favorevole al PM): Sostiene che il Pubblico Ministero, ai sensi dell’art. 517 c.p.p., è sempre legittimato a contestare in udienza un’aggravante che modifichi il regime di procedibilità, indipendentemente dalla scadenza del termine per la querela. Il giudice non può esercitare un controllo preventivo sull’ammissibilità di tale contestazione, ma deve decidere sulla base della nuova accusa (la regiudicanda così modificata).
- Secondo Orientamento (restrittivo): Afferma che, una volta decorso il termine per la querela, l’improcedibilità del reato si consolida, precludendo qualsiasi successiva attività processuale, inclusa la modifica dell’imputazione da parte del PM. Questo orientamento equipara, di fatto, l’improcedibilità per mancanza di querela all’estinzione del reato per prescrizione.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, con la sentenza in esame, ha aderito con decisione al primo orientamento, annullando la decisione del Tribunale. I giudici di legittimità hanno operato una distinzione cruciale tra l’estinzione del reato (come la prescrizione) e la mancanza di una condizione di procedibilità (come la querela).
L’estinzione del reato è un evento sostanziale che si perfeziona in un dato momento e non può essere “resuscitato” da atti successivi. L’improcedibilità, invece, è una condizione processuale che va valutata al momento della decisione. Pertanto, se nel corso del processo interviene un fatto nuovo – in questo caso, la contestazione suppletiva aggravante – che rimuove l’ostacolo processuale, il giudice deve tenerne conto.
La Corte ha ribadito che il potere del PM di modificare l’imputazione ex art. 517 c.p.p. non prevede decadenze o limitazioni. Anzi, le recenti modifiche normative (come l’art. 554-bis c.p.p.) rafforzano il dovere dell’accusa di adeguare l’imputazione a quanto emerge dagli atti, nel rispetto del contraddittorio tra le parti.
Impedire al PM di esercitare tale potere-dovere costituisce, secondo la Cassazione, una nullità assoluta di ordine generale, in quanto incide sulla formulazione dell’imputazione e sull’esercizio stesso dell’azione penale.
Le Conclusioni
La sentenza rappresenta un punto fermo nell’interpretazione delle nuove norme sulla procedibilità introdotte dalla Riforma Cartabia. Viene sancito un principio di dinamicità processuale: la mancanza iniziale di una querela non paralizza definitivamente l’azione penale se, nel corso del dibattimento, emergono elementi per una contestazione suppletiva aggravante che renda il reato procedibile d’ufficio. Il processo deve quindi proseguire sulla base della nuova accusa, garantendo il pieno esercizio della funzione accusatoria e il rispetto del principio di legalità. La decisione del Tribunale è stata annullata e gli atti sono stati rinviati per la prosecuzione del giudizio.
Dopo la Riforma Cartabia, può il Pubblico Ministero modificare l’imputazione per rendere un reato procedibile d’ufficio se il termine per la querela è scaduto?
Sì. La Corte di Cassazione ha chiarito che il Pubblico Ministero ha il potere-dovere di effettuare una contestazione suppletiva di una circostanza aggravante, ai sensi dell’art. 517 c.p.p., anche dopo la scadenza del termine per proporre la querela, qualora tale aggravante renda il reato procedibile d’ufficio.
Perché la Corte di Cassazione distingue tra improcedibilità per mancanza di querela ed estinzione del reato per prescrizione?
La Corte ha spiegato che l’estinzione del reato per prescrizione è un fatto sostanziale che si consolida in un preciso momento e non può essere superato da atti successivi. L’improcedibilità per mancanza di querela, invece, è una condizione processuale che deve essere valutata al momento della decisione e può essere rimossa da eventi sopravvenuti, come una modifica dell’imputazione che cambia il regime di procedibilità.
Qual è la conseguenza se un Tribunale impedisce illegittimamente al PM di modificare l’imputazione?
L’illegittima preclusione del potere del Pubblico Ministero di modificare l’imputazione integra una nullità assoluta di ordine generale, poiché riguarda la formulazione dell’accusa e l’esercizio dell’azione penale. Di conseguenza, la sentenza emessa in violazione di tale potere deve essere annullata.