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Inammissibilità ricorso: spese e recidiva confermate

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso contro una sentenza della Corte d’Appello. I motivi, riguardanti la valutazione della recidiva e la condanna al pagamento delle spese processuali di un precedente grado concluso con assoluzione, sono stati giudicati manifestamente infondati. La Corte ha ribadito che la valutazione sulla recidiva è un giudizio di merito e che l’art. 592 c.p.p. impone il pagamento di tutte le spese processuali in caso di condanna in appello, anche a seguito di un proscioglimento precedente.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso: Quando la Cassazione Conferma Spese e Recidiva

L’ordinanza n. 40768/2023 della Corte di Cassazione offre importanti chiarimenti su due aspetti cruciali del processo penale: la valutazione della recidiva e la condanna alle spese processuali in caso di riforma di una sentenza di assoluzione. La Corte, dichiarando l’inammissibilità ricorso, ha ribadito principi consolidati, sottolineando i limiti del giudizio di legittimità e la portata di specifiche norme procedurali. Questo caso evidenzia come un’impugnazione, per avere successo, debba fondarsi su vizi giuridici concreti e non su una mera rilettura dei fatti.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da un ricorso presentato da un imputato contro la sentenza della Corte d’Appello di Ancona. In secondo grado, il ricorrente era stato condannato, ribaltando la decisione del tribunale di primo grado che lo aveva invece assolto. L’imputato ha quindi deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione, sollevando due principali motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso e la Valutazione della Corte

L’imputato ha contestato due punti della sentenza d’appello:

1. La sussistenza della recidiva: Secondo la difesa, la Corte d’Appello avrebbe errato nel riconoscere l’aggravante della recidiva, non valutando correttamente il legame tra il reato attuale e le condanne precedenti.
2. La condanna alle spese processuali: Il ricorrente lamentava di essere stato condannato al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio, nonostante fosse stato assolto in primo grado.

La Corte di Cassazione ha esaminato entrambi i motivi, giudicandoli entrambi manifestamente infondati e procedendo a una dichiarazione di inammissibilità ricorso.

L’inammissibilità ricorso e il Principio sulla Recidiva

Sul primo punto, la Suprema Corte ha chiarito che la contestazione sulla sussistenza della recidiva non è ammissibile in sede di legittimità. La valutazione del giudice di merito sulla recidiva non può basarsi unicamente sulla gravità dei fatti o sulla distanza temporale tra i reati. Al contrario, il giudice deve compiere un’analisi concreta, basata sui criteri dell’art. 133 del codice penale, per stabilire se esista un effettivo rapporto tra il reato in giudizio e le precedenti condanne. Lo scopo è verificare se la condotta passata sia indicativa di una ‘perdurante inclinazione al delitto’ che ha influenzato la commissione del nuovo reato. Questo tipo di valutazione è un accertamento di fatto, riservato al giudice di merito e non sindacabile in Cassazione, se non per palesi vizi logici nella motivazione, che in questo caso non sono stati riscontrati.

La Condanna alle Spese Processuali dopo l’Assoluzione in Primo Grado

Anche il secondo motivo di ricorso è stato respinto come manifestamente infondato. La Corte ha evidenziato come la doglianza si ponesse in palese contrasto con il dato normativo. L’articolo 592, comma 3, del codice di procedura penale è inequivocabile: ‘Con la sentenza di condanna, l’imputato è condannato al pagamento delle spese anche relative ai precedenti gradi di giudizio conclusisi con il proscioglimento’. Di conseguenza, la decisione della Corte d’Appello di addebitare all’imputato, condannato in secondo grado, anche le spese del primo giudizio (concluso con assoluzione) è una corretta e doverosa applicazione della legge.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura stessa del giudizio di legittimità e sulla chiara dizione delle norme procedurali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure mosse erano o non consentite in quella sede (la valutazione di merito sulla recidiva) o palesemente contrarie a una disposizione di legge (la condanna alle spese). La manifesta infondatezza dei motivi ha quindi portato non solo al rigetto, ma a una pronuncia che impedisce l’esame nel merito del ricorso stesso.

Conclusioni

Questa ordinanza riafferma due principi fondamentali. Primo, il giudizio di Cassazione non è un terzo grado di merito: le valutazioni fattuali, come quelle sulla personalità dell’imputato ai fini della recidiva, sono precluse se la motivazione del giudice precedente è logica e coerente. Secondo, le norme procedurali, come quella sulle spese processuali, hanno un’applicazione diretta e non possono essere disapplicate. La decisione finale di condannare il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende serve da monito: un ricorso per cassazione deve essere supportato da solidi argomenti giuridici per evitare esiti sfavorevoli e ulteriori oneri economici.

È possibile contestare la valutazione sulla recidiva in Cassazione?
No, la valutazione sulla sussistenza della recidiva si basa su un’analisi concreta del rapporto tra i reati e le precedenti condanne, un accertamento di merito che non è consentito in sede di legittimità, se la motivazione del giudice precedente è immune da vizi logici.

Se vengo assolto in primo grado ma condannato in appello, devo pagare anche le spese del primo processo?
Sì, l’articolo 592, comma 3, del codice di procedura penale stabilisce che l’imputato condannato nel giudizio di impugnazione deve pagare anche le spese relative ai precedenti gradi di giudizio che si erano conclusi con un proscioglimento.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
Comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende, oltre a rendere definitiva la sentenza impugnata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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