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Inammissibilità ricorso spaccio: la pluralità di droghe

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza e genericità dei motivi di ricorso, che miravano a ottenere la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. La Corte ha sottolineato come la detenzione di tre diverse tipologie di sostanze e l’organizzazione dell’attività fossero elementi ostativi a tale riqualificazione.

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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso Spaccio: Quando i Motivi sono Generici

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre un chiaro esempio di inammissibilità del ricorso per spaccio quando i motivi di appello risultano generici e meramente ripetitivi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un imputato, confermando la condanna per detenzione ai fini di spaccio di cocaina, hashish e marijuana. La decisione evidenzia criteri fondamentali per distinguere un reato di spaccio comune da un fatto di lieve entità, ponendo l’accento sulla pluralità delle sostanze e sull’organizzazione dell’attività illecita.

I Fatti del Processo

L’imputato era stato condannato in primo grado, con sentenza confermata in appello, per il reato di cui all’art. 73, comma 1, del d.P.R. 309/1990. La difesa aveva proposto ricorso per cassazione, lamentando principalmente due aspetti: la mancata riqualificazione del reato nell’ipotesi più lieve del comma 5 dello stesso articolo e il mancato riconoscimento di un’attenuante. Secondo il ricorrente, la gravità del fatto era stata sovrastimata, contestando la provenienza di una somma di denaro rinvenuta e l’interpretazione di alcuni appunti sequestrati.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’Inammissibilità del Ricorso per Spaccio

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. I giudici di legittimità hanno osservato che le doglianze presentate non costituivano una critica argomentata e specifica alla sentenza impugnata, ma si limitavano a riproporre le stesse questioni già adeguatamente esaminate e respinte dai giudici di merito. Questo approccio rende il ricorso privo della sua funzione tipica, che è quella di contestare vizi logico-giuridici della decisione e non di sollecitare una nuova valutazione dei fatti.

Pluralità di Sostanze e Organizzazione: Ostacoli alla Lieve Entità

Un punto cruciale della decisione riguarda i criteri per escludere l’ipotesi del ‘fatto di lieve entità’. La Corte ha ribadito che la valutazione del giudice di merito era corretta nel considerare due elementi decisivi:

  1. La pluralità delle sostanze: La detenzione contemporanea di tre diverse tipologie di stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) è stata ritenuta un indice di maggiore pericolosità e offensività della condotta.
  2. L’organizzazione dell’attività: La disponibilità di strumenti per il confezionamento, il frazionamento già avvenuto in dosi e il ritrovamento di un biglietto interpretato come una rudimentale contabilità dell’attività di spaccio, delineavano un quadro di un’attività non occasionale ma strutturata.

Questi fattori, considerati nel loro insieme, hanno giustificato la reiezione della richiesta di riqualificazione del reato.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si basano sul principio consolidato secondo cui il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio nel merito. I motivi devono essere specifici e non possono limitarsi a una generica contestazione delle valutazioni operate dai giudici precedenti. La pronuncia impugnata, secondo la Cassazione, era ‘corredata da appropriata motivazione, basata su significative acquisizioni probatorie ed immune da vizi logico-giuridici’. Le deduzioni del ricorrente sono state qualificate come ‘vaghe e non specifiche’, incapaci di assolvere alla funzione di una critica argomentata. Di conseguenza, non essendo ravvisabile un’assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Le Conclusioni

Questa ordinanza riafferma l’importanza della specificità dei motivi di ricorso in Cassazione. In materia di stupefacenti, chiarisce che la contemporanea detenzione di più tipi di droga e la presenza di elementi che indicano un’attività organizzata, anche se rudimentale, sono fattori determinanti per escludere la configurabilità del fatto di lieve entità. La decisione serve da monito: un ricorso basato sulla riproposizione di argomenti già vagliati, senza evidenziare specifiche carenze motivazionali o violazioni di legge, è destinato all’inammissibilità, con le conseguenti sanzioni economiche per il ricorrente.

Quando un ricorso in Cassazione per spaccio di stupefacenti viene dichiarato inammissibile?
Secondo la Corte, un ricorso è inammissibile quando i motivi sono vaghi, non specifici e si limitano a ripetere censure già respinte nei gradi di merito, senza una critica argomentata della sentenza impugnata.

La presenza di più tipi di droga impedisce di qualificare il reato come ‘fatto di lieve entità’?
Sì, la Corte ha confermato che la pluralità delle sostanze stupefacenti (in questo caso tre tipi diversi), unita all’organizzazione dell’attività (strumenti per il confezionamento e contabilità rudimentale), è un elemento che osta alla riqualificazione del fatto come di lieve entità ai sensi del comma 5 dell’art. 73 d.P.R. 309/1990.

Cosa succede in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso?
In base all’art. 616 cod. proc. pen., quando il ricorso è dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, quest’ultimo viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie con una sanzione di tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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