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Inammissibilità ricorso: quando le censure sono generiche

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità del ricorso presentato da due imputati condannati per lesioni personali aggravate. Il motivo, basato su una presunta errata applicazione delle norme sulla determinazione della pena, è stato ritenuto manifestamente infondato e generico. La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice di merito, fondata sui precedenti penali e sulle modalità del reato, rientra nel suo potere discrezionale e non è sindacabile se congrua e logica. L’esito conferma il principio di inammissibilità del ricorso in assenza di censure specifiche.

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Pubblicato il 16 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso: Quando la Genericità dei Motivi Conduce alla Condanna alle Spese

L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre un chiaro esempio di come la presentazione di un ricorso basato su motivi generici porti inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità del ricorso stesso. Questo principio è fondamentale nel nostro ordinamento giuridico, poiché mira a prevenire l’abuso dello strumento processuale e a garantire che la Suprema Corte si concentri su questioni di diritto concrete e ben definite. Analizziamo insieme il caso e le ragioni che hanno guidato i giudici in questa decisione.

I Fatti del Caso

Due soggetti, già condannati in secondo grado dalla Corte di Appello di Brescia per il reato di lesioni personali aggravate in concorso, hanno proposto ricorso per Cassazione. La loro condanna era stata confermata e il loro unico motivo di doglianza riguardava la determinazione del trattamento sanzionatorio. In particolare, la difesa sosteneva che i giudici di merito avessero applicato in modo errato gli articoli 133 e 133-bis del codice penale, ovvero le norme che guidano il giudice nella commisurazione della pena.

La Censura degli Imputati: Una Critica alla Discrezionalità del Giudice

L’unico motivo di ricorso era focalizzato sulla presunta erroneità della pena inflitta. Secondo i ricorrenti, la Corte territoriale non aveva adeguatamente motivato la sua decisione, discostandosi dai criteri legali per la determinazione della sanzione. Questo tipo di censura mira a contestare l’esercizio del potere discrezionale che la legge conferisce al giudice nel quantificare la pena, tenendo conto di vari fattori come la gravità del reato e la capacità a delinquere del reo.

La Decisione della Corte e l’Inammissibilità del Ricorso

La Corte di Cassazione ha rigettato completamente le argomentazioni della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della questione, ma si ferma a un livello preliminare, constatando un vizio insanabile nell’atto di impugnazione stesso.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha ritenuto il motivo di ricorso “manifestamente infondato” e, soprattutto, generico. I giudici hanno sottolineato come la Corte di Appello avesse, in realtà, fornito una motivazione “congrua e logica” per la pena inflitta. La decisione dei giudici di merito si basava su elementi concreti e legalmente previsti: i numerosi precedenti penali di entrambi gli imputati e le specifiche modalità con cui il reato era stato commesso.

La Cassazione ribadisce un principio consolidato: la valutazione degli elementi indicati dall’art. 133 del codice penale è un’attività che rientra nel potere discrezionale del giudice di merito. Tale valutazione non può essere messa in discussione in sede di legittimità se la motivazione è logica e conforme al diritto. Tentare di censurare tale apprezzamento con “assunti patentemente generici”, come fatto dalla difesa, equivale a chiedere alla Cassazione un nuovo giudizio di merito, compito che non le spetta. Di conseguenza, l’impugnazione è stata giudicata inammissibile.

Le Conclusioni

La decisione comporta due conseguenze significative per i ricorrenti, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale. In primo luogo, sono stati condannati al pagamento delle spese processuali. In secondo luogo, data l'”evidente inammissibilità dell’impugnazione”, che denota una colpa nel proporre il ricorso, sono stati condannati a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Questa pronuncia serve da monito: un ricorso per Cassazione deve basarsi su vizi specifici della sentenza impugnata e non può limitarsi a una generica contestazione delle valutazioni discrezionali del giudice. La mancata specificità dei motivi non solo rende l’impugnazione inutile, ma espone anche a ulteriori sanzioni economiche.

Quando un ricorso in Cassazione viene considerato ‘manifestamente infondato’ e generico?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è tale quando si limita a contestare l’esercizio del potere discrezionale del giudice di merito (come la determinazione della pena) senza individuare vizi logici o giuridici specifici nella motivazione, specialmente se la decisione impugnata si basa su elementi concreti come i precedenti penali e le modalità del fatto.

Quali sono le conseguenze automatiche della dichiarazione di inammissibilità di un ricorso penale?
La dichiarazione di inammissibilità comporta, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, se l’inammissibilità è evidente e quindi riconducibile a colpa, il ricorrente viene condannato anche al pagamento di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

La Corte di Cassazione può riesaminare la quantificazione della pena decisa da un giudice di merito?
No, la Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito riguardo la quantificazione della pena. Il suo controllo è limitato alla verifica che la motivazione sia logica, non contraddittoria e conforme ai criteri di legge stabiliti dall’art. 133 c.p. Non può entrare nel merito della scelta discrezionale del giudice.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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