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Inammissibilità ricorso penale: i limiti ex art. 448

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso penale poiché i motivi addotti dal ricorrente non rientravano tra quelli tassativamente previsti dall’art. 448, comma 2-bis, c.p.p. In particolare, una generica doglianza sulla motivazione della pena non è un valido motivo di impugnazione in specifici contesti procedurali, portando alla condanna del ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 20 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 45709 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 45709/2023)

Inammissibilità Ricorso Penale: i Limiti Imposti dalla Legge

L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un’importante lezione sulla disciplina delle impugnazioni, sottolineando come la legge ponga dei paletti precisi ai motivi per cui si può presentare appello. Il caso evidenzia le conseguenze di un’impugnazione non conforme, culminata in una dichiarazione di inammissibilità del ricorso penale, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione. Analizziamo insieme i dettagli di questa decisione.

I Fatti del Caso

Un individuo, condannato dal Tribunale di Napoli, ha deciso di impugnare la sentenza direttamente davanti alla Corte di Cassazione. Il fulcro del suo ricorso era una critica alla motivazione della sentenza di primo grado. Nello specifico, il ricorrente lamentava che il giudice non avesse illustrato adeguatamente le ragioni che lo avevano portato a determinare l’entità della pena, facendo riferimento ai criteri generali stabiliti dall’articolo 133 del codice penale.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile senza nemmeno procedere a un’udienza formale, utilizzando la procedura semplificata “de plano”. La decisione è stata netta: il motivo addotto dal ricorrente non era valido per sostenere un’impugnazione in Cassazione nel contesto procedurale specifico. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Le Motivazioni dietro l’Inammissibilità del Ricorso Penale

La chiave di volta della decisione risiede nell’articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale. Questa norma elenca in modo tassativo i motivi per cui è possibile ricorrere in Cassazione avverso una sentenza emessa in determinati riti speciali (come, ad esempio, il patteggiamento). La Corte ha rilevato che il motivo presentato dal ricorrente – una generica lamentela sulla mancata illustrazione dei criteri di commisurazione della pena (art. 133 c.p.) – non rientrava in questo elenco chiuso.

Il legislatore, con norme come l’art. 448, comma 2-bis, intende deflazionare il carico della Corte di Cassazione, impedendo ricorsi basati su motivi generici o non specificamente previsti. L’impugnazione, in questi casi, è permessa solo per vizi ben definiti, che non includono una discussione generale sulla discrezionalità del giudice nella quantificazione della pena. La Corte ha quindi agito in stretta conformità con la legge, dichiarando l’inammissibilità del ricorso penale e applicando la procedura accelerata prevista dall’articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: non ogni doglianza può trasformarsi in un valido motivo di ricorso. È essenziale che l’impugnazione sia fondata su vizi specifici che la legge riconosce come tali. Presentare un ricorso basato su motivi non consentiti non solo è inutile ai fini della revisione della sentenza, ma espone anche a conseguenze economiche significative, come la condanna alle spese processuali e al pagamento di una sanzione a favore della Cassa delle ammende. La decisione serve da monito: prima di impugnare una sentenza, è cruciale una rigorosa analisi giuridica per verificare che i motivi del ricorso siano ammissibili secondo le norme procedurali applicabili.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il motivo sollevato dal ricorrente, ovvero una generica critica alla motivazione sulla determinazione della pena, non rientrava nell’elenco tassativo dei vizi deducibili previsto dall’art. 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale.

Quali sono state le conseguenze per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Con quale procedura la Corte ha preso questa decisione?
La Corte di Cassazione ha utilizzato la procedura semplificata “de plano” (o “senza formalità”), come previsto dall’art. 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale, che consente di decidere sull’inammissibilità del ricorso senza la necessità di un’udienza pubblica.

Termini giuridici

Inammissibile
Un atto giuridico che non può essere esaminato nel merito perché privo di un requisito fondamentale previsto dalla legge.
Ricorso
L'atto con cui ci si appella a un giudice di grado superiore per ottenere la revisione di una decisione emessa da un giudice di grado inferiore.
Vizio di motivazione
Un difetto nella spiegazione logico-giuridica che sta alla base di una decisione giudiziaria, che la rende legalmente invalida.
De plano
Una procedura giudiziaria semplificata che si svolge senza le formalità ordinarie, come un'udienza pubblica, per accelerare la decisione.
Cassa delle ammende
Un ente statale che raccoglie i proventi delle sanzioni pecuniarie penali per finanziare progetti volti al miglioramento del sistema carcerario.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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