Inammissibilità Ricorso in Cassazione: Quando i Motivi sono Apparenti
Con una recente ordinanza, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale in tema di impugnazioni, dichiarando l’inammissibilità del ricorso quando questo si limita a riproporre le stesse questioni già esaminate e respinte nel grado precedente. Questa decisione sottolinea l’importanza della specificità e della criticità dei motivi di ricorso, che non possono essere una semplice fotocopia degli atti precedenti.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’appello di Palermo. L’appellante aveva censurato il mancato riconoscimento di una causa di non punibilità prevista dall’articolo 649 del codice penale. Giunto dinanzi alla Suprema Corte, il ricorrente ha basato la sua difesa su un unico motivo, riproponendo di fatto le medesime argomentazioni già avanzate e disattese nel giudizio di secondo grado.
La Decisione della Corte e l’Inammissibilità del Ricorso
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha osservato che il motivo addotto non costituiva una critica argomentata e specifica alla decisione della Corte d’appello, ma si risolveva in una ‘pedissequa reiterazione’ di censure già valutate. Secondo gli Ermellini, un ricorso così formulato omette di assolvere alla sua funzione tipica, che è quella di contestare in modo puntuale e ragionato le fondamenta giuridiche della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni della Sentenza
Il cuore della motivazione risiede nel concetto di ‘motivi apparenti’. La Cassazione, richiamando anche un proprio precedente orientamento (sentenza n. 26619/2018), ha chiarito che non è sufficiente presentare un motivo di ricorso formalmente esistente. È necessario che tale motivo contenga una critica specifica e pertinente alla decisione che si intende impugnare. Quando un ricorso si limita a ripetere le stesse doglianze già respinte, senza confrontarsi con le argomentazioni giuridiche usate dal giudice precedente per disattenderle, i motivi diventano ‘non specifici’ e ‘soltanto apparenti’. In pratica, l’atto di impugnazione perde la sua funzione di dialogo critico con la decisione precedente, trasformandosi in un esercizio sterile che non può trovare accoglimento.
Conclusioni: L’Importanza della Specificità dei Motivi di Ricorso
L’ordinanza in esame offre un’importante lezione pratica per chiunque si appresti a redigere un ricorso per cassazione. Non è possibile sperare in un esito favorevole semplicemente riproponendo argomenti già sconfitti. È indispensabile analizzare a fondo la sentenza impugnata, individuarne le eventuali lacune o errori giuridici e costruire su di essi una critica nuova, puntuale e ben argomentata. La dichiarazione di inammissibilità del ricorso non è solo una sanzione processuale, ma la logica conseguenza di un’impugnazione che non riesce a svolgere la sua essenziale funzione critica. Pertanto, la diligenza nella redazione degli atti e la capacità di sviluppare argomentazioni specifiche sono requisiti imprescindibili per un’efficace difesa dinanzi alla Suprema Corte.
Per quale motivo principale la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l’unico motivo presentato era una mera e pedissequa reiterazione delle censure già dedotte in appello e puntualmente disattese dalla corte di merito, mancando quindi di specificità.
Cosa intende la Corte quando definisce i motivi del ricorso ‘soltanto apparenti’?
La Corte intende che i motivi, pur essendo formalmente esposti, non assolvono alla funzione tipica di una critica argomentata contro la sentenza impugnata, ma si limitano a riproporre le stesse questioni senza confrontarsi con le ragioni della decisione precedente.
Quali sono state le conseguenze per il ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45987 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45987 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 10/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME, nato a Erice il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 20/10/2022 della Corte d’appello di Palermo
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME COGNOME;
ritenuto che l’unico motivo di ricorso, con cui si censura il mancato riconoscimento della causa di non punibilità di cui all’art. 649 cod. pen., è indeducibile perché è fondato su censure che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelle già dedotte in appello e puntualmente disattese con corretti argomenti giuridici dalla corte di merito (si veda la pagina 3 della sentenza impugnata, nonché Sez. 6, n. 26619 del 05/04/2018, Pg, Rv. 273557-01), dovendosi le stesse considerare non specifiche ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 10 ottobre 2023.