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Inammissibilità ricorso Cassazione: pena motivata

Un’ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti del sindacato sulla determinazione della pena. Il caso analizza l’inammissibilità ricorso Cassazione presentato da un imputato condannato per falsa attestazione ed evasione, il quale lamentava un vizio di motivazione sulla sanzione. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando che una motivazione sufficiente e non illogica da parte del giudice di merito rende la decisione inattaccabile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di un’ammenda.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso Cassazione: Quando la Motivazione sulla Pena è Inattaccabile

L’inammissibilità ricorso cassazione è uno degli esiti più frequenti e temuti nel giudizio di legittimità. Spesso, le parti tentano di trasformare la Suprema Corte in un terzo grado di giudizio di merito, chiedendo una nuova valutazione di elementi già ampiamente vagliati. L’ordinanza n. 43197/2023 della settima sezione penale offre un chiaro esempio di questo principio, stabilendo che un ricorso basato su un presunto vizio di motivazione riguardo alla determinazione della pena, se la decisione impugnata è logica e sufficientemente argomentata, è destinato a essere dichiarato inammissibile.

Il Percorso Giudiziario: dalla Condanna al Ricorso

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imputato per i reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale sulla propria identità e di evasione. I giudici di primo grado, all’esito di un rito abbreviato, avevano riconosciuto la sua responsabilità penale, unificando i reati sotto il vincolo della continuazione e concedendo le attenuanti generiche in regime di equivalenza con la recidiva contestata. La sentenza era stata integralmente confermata dalla Corte d’Appello di Firenze.

Non soddisfatto della decisione, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, affidandosi a un unico motivo: il vizio di motivazione in relazione alla determinazione della pena. A suo dire, i giudici di merito non avrebbero adeguatamente giustificato l’entità della sanzione irrogata.

La Valutazione sul Ricorso e l’Inammissibilità in Cassazione

La Corte di Cassazione, nell’analizzare il motivo proposto, lo ha ritenuto manifestamente infondato. Questo giudizio è cruciale per comprendere i limiti del controllo di legittimità. La Suprema Corte non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito sulla congruità della pena, a meno che la motivazione di quest’ultimo non sia palesemente illogica, contraddittoria o del tutto assente.

Nel caso di specie, i giudici hanno rilevato come il provvedimento impugnato fosse sorretto da una motivazione “sufficiente e non illogica”. La Corte d’Appello aveva infatti esaminato in modo adeguato le deduzioni difensive, fornendo una giustificazione coerente per la pena inflitta. Di conseguenza, il tentativo di rimettere in discussione tale valutazione si è scontrato con la barriera dell’inammissibilità ricorso cassazione.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La motivazione della Suprema Corte è sintetica ma incisiva. I giudici di legittimità ribadiscono un principio consolidato: il controllo sulla motivazione non è un pretesto per una nuova deliberazione dei fatti. Se il giudice di secondo grado ha fornito una spiegazione plausibile e logicamente coerente per le sue decisioni discrezionali, come la quantificazione della pena, il ruolo della Cassazione si esaurisce.

L’ordinanza evidenzia che la sentenza d’appello aveva preso in considerazione gli argomenti della difesa (richiamando esplicitamente le pagine pertinenti del provvedimento), smontando così l’accusa di un esame superficiale. L’infondatezza del ricorso è apparsa talmente palese da essere qualificata come “manifesta”, portando all’inevitabile dichiarazione di inammissibilità.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La decisione in esame ha due importanti implicazioni pratiche. La prima, diretta, riguarda il ricorrente: la declaratoria di inammissibilità comporta, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la sua condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, quantificata in 3.000 euro. Si tratta di una conseguenza sanzionatoria per aver adito la Corte con un ricorso privo di fondamento.

La seconda implicazione, di carattere più generale, serve da monito per la redazione dei ricorsi in Cassazione. Attaccare la determinazione della pena è una strategia processuale che ha successo solo in presenza di vizi motivazionali macroscopici e incontrovertibili. Un ricorso che si limita a criticare la valutazione discrezionale del giudice, senza dimostrarne l’illogicità manifesta, è destinato a infrangersi contro il muro dell’inammissibilità, con costi economici e processuali significativi.

Quando un ricorso in Cassazione per vizio di motivazione sulla pena viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso di questo tipo viene dichiarato inammissibile quando la motivazione della sentenza impugnata risulta sufficiente, non illogica e ha preso in adeguato esame le argomentazioni difensive. Se non emergono vizi macroscopici, il ricorso è considerato manifestamente infondato.

Quali sono le conseguenze per il ricorrente se il suo ricorso viene dichiarato inammissibile?
In base all’art. 616 del codice di procedura penale, il ricorrente la cui impugnazione è dichiarata inammissibile viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una somma pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 3.000 euro.

La Corte di Cassazione può riesaminare nel merito la decisione sulla quantità della pena?
No, la Corte di Cassazione non può riesaminare nel merito la congruità della pena decisa dai giudici dei gradi precedenti. Il suo controllo è limitato alla legittimità della decisione, verificando che la motivazione sia esistente, logica e non contraddittoria, ma non può sostituire la propria valutazione discrezionale a quella del giudice di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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