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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità di un ricorso in materia penale, poiché i motivi proposti erano una mera ripetizione di quelli già presentati e respinti in appello. La decisione sottolinea che l’impugnazione deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse doglianze. La mancata osservanza di questo principio porta all’inammissibilità del ricorso in Cassazione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso Cassazione: La Critica Specifica è Essenziale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale penale: per evitare una declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione, non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei gradi di merito. È necessario, invece, un confronto critico e puntuale con le motivazioni della sentenza che si intende impugnare. Analizziamo insieme questa importante decisione.

Il Caso in Esame: Dalla Condanna al Ricorso

La vicenda processuale ha origine da una condanna alla pena di tre mesi di arresto, emessa dal Tribunale e confermata dalla Corte d’Appello, per un reato previsto dal Codice della Strada. L’imputato, tramite il suo difensore, ha deciso di presentare ricorso alla Suprema Corte di Cassazione.

I motivi del ricorso erano essenzialmente due:
1. Un presunto vizio di motivazione riguardo alla determinazione della pena (la cosiddetta ‘dosimetria della pena’).
2. Il mancato riconoscimento del beneficio della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale.

In sostanza, la difesa lamentava che i giudici d’appello non avessero adeguatamente giustificato le loro decisioni su questi due punti specifici.

Il Principio sull’Inammissibilità del Ricorso in Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione non risiede nel merito delle questioni sollevate, ma in un vizio procedurale preliminare. I giudici hanno osservato che i motivi presentati erano una semplice riproposizione delle medesime critiche già avanzate nell’atto di appello e, soprattutto, già esaminate e respinte dalla Corte territoriale con una motivazione congrua e logica.

La funzione tipica di un’impugnazione, come chiarito dalla giurisprudenza costante, è quella di una ‘critica argomentata’ al provvedimento che si contesta. Questo significa che l’atto di ricorso deve indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso, confrontandosi in modo puntuale con le argomentazioni della sentenza impugnata. Se il ricorso si limita a reiterare le vecchie doglianze senza smontare la logica della decisione precedente, perde la sua funzione e diventa inammissibile.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha spiegato che un ricorso per cassazione che riproduce e reitera gli stessi motivi già prospettati in appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti utilizzati dai giudici d’appello, è destinato all’inammissibilità. In questi casi, il ricorso si limita a lamentare in maniera generica una presunta carenza o illogicità della motivazione, senza però entrare nel dettaglio del ragionamento del giudice di secondo grado per evidenziarne le specifiche falle.

L’atto di impugnazione, quindi, non può essere un ‘copia e incolla’ delle censure precedenti, ma deve evolvere, tenendo conto della risposta fornita dalla sentenza d’appello. La mancanza di questo confronto critico rende il motivo di ricorso ‘non deducibile in sede di legittimità’, ovvero non idoneo a essere esaminato dalla Cassazione.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Decisione

Questa ordinanza offre un monito cruciale per chiunque intenda presentare un ricorso in Cassazione. Non si tratta di un terzo grado di giudizio dove si possono riesaminare i fatti, ma di un controllo sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione.

Le conclusioni pratiche sono chiare:
1. Specificità Obbligatoria: I motivi di ricorso devono essere estremamente specifici e mirati a contestare le precise argomentazioni della sentenza d’appello.
2. No alla Ripetizione: Reiterare le stesse lamentele già respinte, senza aggiungere una critica mirata alla risposta del giudice precedente, è una strategia perdente che porta all’inammissibilità.
3. Costi: L’inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 3.000,00 euro.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se è proposto con motivi non consentiti dalla legge o se manca dei requisiti formali. Nello specifico di questo caso, è stato ritenuto inammissibile perché i motivi erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata.

Cosa significa che un ricorso deve contenere una ‘critica argomentata’ della sentenza?
Significa che non è sufficiente esprimere un generico dissenso. L’appellante deve analizzare il ragionamento del giudice della decisione impugnata e spiegare specificamente, con riferimenti a fatti e norme, perché tale ragionamento sarebbe errato, illogico o contrario alla legge.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Oltre alla conferma della condanna, la dichiarazione di inammissibilità comporta, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro, a titolo sanzionatorio, in favore della Cassa delle ammende. In questa vicenda, la somma è stata quantificata in 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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