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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità di un ricorso contro una condanna per reati di falso e ricettazione. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che riproponevano argomenti già respinti in appello. Questa ordinanza sottolinea l’importanza della specificità dei motivi per evitare una declaratoria di inammissibilità ricorso Cassazione, con conseguente condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità ricorso Cassazione: Quando i Motivi sono Troppo Generici

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, una fase cruciale che richiede rigore e precisione. Un’ordinanza recente ci offre uno spunto fondamentale per comprendere un errore comune che può portare a una declaratoria di inammissibilità ricorso Cassazione: la genericità dei motivi. Analizzeremo un caso in cui l’impugnazione è stata respinta proprio perché le argomentazioni erano una mera ripetizione di quelle già esaminate e rigettate nei gradi precedenti.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da una sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che aveva confermato la responsabilità penale di un’imputata per una serie di reati, tra cui ricettazione (art. 648 c.p.) e falsità (artt. 485, 491, 497 bis c.p.). La difesa dell’imputata contestava sia la correttezza della motivazione che aveva portato alla condanna, sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche nella loro massima estensione. Di fronte a questa decisione, la difesa ha deciso di proporre ricorso per Cassazione.

L’Inammissibilità del Ricorso in Cassazione per Genericità

La Suprema Corte ha esaminato i motivi del ricorso e li ha giudicati ‘generici e non specifici’. Questo giudizio tecnico è il cuore della decisione. I giudici hanno rilevato che le argomentazioni presentate non introducevano elementi nuovi o critiche puntuali alla sentenza d’appello, ma si limitavano a riproporre le stesse ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice precedente. Questo approccio rende il ricorso inefficace e ne determina l’inammissibilità.

Il Principio di Specificità dei Motivi

L’articolo 591, comma 1, lettera c) del codice di procedura penale stabilisce che il ricorso è inammissibile quando mancano i motivi specifici richiesti dalla legge. Un ricorso in Cassazione non può essere una semplice espressione di dissenso. Deve, invece, individuare con precisione gli errori di diritto o i vizi logici presenti nella motivazione della sentenza impugnata. In assenza di questa ‘correlazione’ tra le critiche mosse e le ragioni della decisione contestata, il ricorso perde la sua funzione e viene respinto.

Il Bilanciamento tra Attenuanti e Recidiva

Un punto specifico del ricorso riguardava le attenuanti generiche. L’imputata lamentava che non le fossero state concesse nella massima misura possibile. Tuttavia, la Corte ha osservato che la Corte d’Appello aveva già ampiamente motivato la sua decisione, operando un giudizio di bilanciamento tra le attenuanti riconosciute e la recidiva reiterata e specifica dell’imputata. La Cassazione, non potendo riesaminare il merito dei fatti, ha ritenuto corretta e logica la valutazione del giudice precedente.

Le Motivazioni della Suprema Corte

Nelle sue motivazioni, la Corte di Cassazione ha chiarito che l’inammissibilità ricorso Cassazione deriva direttamente dalla mancanza di specificità. I motivi proposti erano ‘astratti’ e non si confrontavano realmente con le argomentazioni della sentenza d’appello, che invece era stata considerata completa e logicamente coerente. In sostanza, il ricorso non ha superato il vaglio preliminare perché non ha adempiuto al suo onere fondamentale: dimostrare un vizio specifico nella decisione impugnata. Si è trattato, secondo la Corte, di un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti, cosa non consentita in sede di legittimità.

Conclusioni: Le Conseguenze Pratiche

La dichiarazione di inammissibilità ha avuto conseguenze concrete e onerose per la ricorrente. Oltre a rendere definitiva la condanna, ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce una lezione fondamentale per ogni difensore: un ricorso per Cassazione deve essere un atto chirurgico, mirato a colpire vizi specifici della sentenza, e non una generica riproposizione di doglianze già esaminate. La specificità non è un mero formalismo, ma l’essenza stessa del giudizio di legittimità.

Per quale motivo principale la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano generici e non specifici. La ricorrente si è limitata a riproporre le stesse argomentazioni già discusse e respinte dalla Corte d’Appello, senza muovere critiche puntuali alla motivazione della sentenza impugnata.

Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘generico’ secondo questa ordinanza?
Secondo l’ordinanza, un motivo è generico quando manca una correlazione tra le ragioni argomentate dalla decisione impugnata e quelle poste a fondamento dell’impugnazione. In pratica, non contesta specifici errori logici o giuridici della sentenza, ma esprime un dissenso generale.

Quali sono state le conseguenze economiche per la ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità?
La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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