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Inammissibilità del Ricorso per Cassazione: Condanna per Droga Confermato

Un Lavoratore è stato condannato per cessione di sostanze stupefacenti in giudizio abbreviato. La Corte d’Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando vizi di motivazione sia sull’accertamento della responsabilità sia sulla determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per Cassazione. Il primo motivo era inammissibile perché sollevava questioni non proposte in appello e non rilevabili d’ufficio. Il secondo motivo era infondato, poiché la Corte d’Appello aveva correttamente motivato la pena. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28526 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 28526/2022)

Il Ricorso per Cassazione: Quando non è Ammissibile?

La Corte di Cassazione ha recentemente ribadito principi fondamentali sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione. Questo caso specifico riguarda un Lavoratore condannato per reati legati alla cessione di sostanze stupefacenti. La vicenda giudiziaria ha visto il Lavoratore tentare di contestare la condanna attraverso un ricorso al massimo organo di giustizia, la Cassazione. Tuttavia, la sua impugnazione è stata dichiarata inammissibile, con conseguenze significative. Capire i motivi di questa decisione è cruciale per chiunque si trovi ad affrontare un procedimento penale e desideri impugnare una sentenza, sottolineando l’importanza della corretta formulazione degli atti processuali.

La Vicenda Giudiziaria: Condanna per Stupefacenti

Un Lavoratore ha affrontato un processo penale per reati di cessione di sostanze stupefacenti, specificamente cocaina. Il processo si è svolto con il rito del giudizio abbreviato, una procedura speciale che consente una riduzione della pena in cambio della rinuncia al dibattimento. Il Tribunale lo ha riconosciuto responsabile e lo ha condannato a otto mesi e venti giorni di reclusione, oltre a una multa di 2.200 euro.

Successivamente, la Corte d’Appello ha esaminato il caso e ha confermato integralmente la sentenza di primo grado. Questa conferma ha spinto il Lavoratore a tentare un’ulteriore impugnazione, rivolgendosi alla Corte di Cassazione, nella speranza di ottenere un annullamento o una modifica della condanna.

I Motivi del Ricorso e l’Inammissibilità del Ricorso per Cassazione

Il Lavoratore, tramite il suo difensore, ha presentato un ricorso per Cassazione. Ha sollevato due punti principali, entrambi incentrati su presunti “vizi di motivazione” (un errore o una mancanza nella spiegazione delle ragioni). Il primo riguardava l’affermazione della sua responsabilità, sostenendo che la sentenza non avesse spiegato adeguatamente la sua colpevolezza. Il secondo motivo contestava un altro vizio di motivazione, questa volta relativo alla determinazione della pena, cioè al modo in cui era stata calcolata la condanna.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per Cassazione. Questa decisione significa che il ricorso non è stato nemmeno esaminato nel merito delle questioni sollevate. La Corte ha ritenuto che non fossero rispettati i requisiti procedurali per procedere all’esame delle argomentazioni del Lavoratore.

Perché il Ricorso è Stato Dichiarato Inammissibile?

La Corte ha analizzato attentamente i motivi presentati dal Lavoratore. Il primo motivo, quello sulla responsabilità, è stato dichiarato inammissibile per una ragione specifica. Le questioni sollevate in Cassazione non erano state proposte in precedenza, durante il giudizio d’appello. L’Art. 609 comma 2 del codice di procedura penale stabilisce che la Cassazione può valutare questioni non dedotte in appello solo se sono “rilevabili d’ufficio” (cioè, il giudice le può notare da solo) o se non potevano essere sollevate prima per impossibilità oggettiva. Nel caso del Lavoratore, nessuna di queste condizioni si è verificata.

Il secondo motivo, quello sulla determinazione della pena, è stato ritenuto “manifestamente infondato”. Questo significa che le argomentazioni del Lavoratore erano chiaramente prive di fondamento. La sentenza d’appello aveva applicato correttamente i criteri per la determinazione della pena, come previsto dall’Art. 133 del codice penale. Aveva motivato adeguatamente le modalità della condotta illecita e l’aumento della pena dovuto alla “recidiva” (l’aver commesso un nuovo reato dopo una precedente condanna). La Cassazione ha quindi confermato la validità di tale motivazione.

Le Motivazioni della Corte sull’inammissibilità del ricorso per Cassazione

La Corte ha sottolineato che l’entità del trattamento sanzionatorio era stata giustificata da una motivazione “esente da manifesta illogicità”. Questo è un punto cruciale per comprendere il ruolo della Cassazione: essa non riesamina i fatti, ma controlla solo se la legge è stata applicata correttamente e se la motivazione della sentenza è logica e completa. Se la motivazione presentata dai giudici di merito è coerente e non illogica, la Cassazione non può intervenire per modificarla o annullarla. La decisione di dichiarare l’inammissibilità del ricorso per Cassazione si basa quindi su una rigorosa applicazione delle norme procedurali e sulla verifica della correttezza logica delle sentenze precedenti.

Le Conclusioni: Spese e Sanzioni per l’Inammissibilità del Ricorso

La conseguenza dell’inammissibilità del ricorso per Cassazione è stata duplice per il Lavoratore. Oltre a vedere la sua condanna confermata e divenire definitiva, è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, in base all’Art. 616 del codice di procedura penale e a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 186 del 2000), il Lavoratore deve versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria si applica quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non si ravvisa una “colpa” nella determinazione della causa di inammissibilità. Questo evidenzia l’importanza di una preparazione accurata di ogni atto giudiziario.

Cosa significa “inammissibilità del ricorso per Cassazione”?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito dalla Corte di Cassazione perché non rispetta i requisiti formali o procedurali previsti dalla legge.

Posso sollevare nuove questioni in Cassazione che non ho presentato in appello?
Generalmente no. La Corte di Cassazione può valutare nuove questioni solo se sono “rilevabili d’ufficio” (cioè, il giudice le può notare da solo) o se non potevano essere sollevate prima per impossibilità oggettiva.

Quali sono le conseguenze di un ricorso per Cassazione dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Ricorso per Cassazione
Un'impugnazione (richiesta di riesame) che si presenta alla Corte di Cassazione, il più alto grado di giudizio, per contestare una sentenza di appello. Non riesamina i fatti, ma solo l'applicazione della legge.
Inammissibilità
Quando un atto processuale (come un ricorso) non può essere esaminato nel merito perché non rispetta i requisiti formali o procedurali previsti dalla legge.
Giudizio abbreviato
Un rito penale speciale che permette di ottenere una riduzione della pena in cambio della rinuncia al dibattimento, basandosi sugli atti d'indagine.
Vizio di motivazione
Un errore o una mancanza nella spiegazione delle ragioni che hanno portato il giudice a prendere una certa decisione.
Recidiva
L'aumento della pena per chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato per un reato precedente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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