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Inammissibilità del ricorso: motivi generici e infondati

La Cassazione dichiara l’inammissibilità del ricorso di un imputato condannato per minaccia e pascolo abusivo. I motivi, relativi a prescrizione, prove testimoniali e costituzione di parte civile, sono stati giudicati manifestamente infondati, generici e reiterativi, confermando la condanna.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità del Ricorso: Quando i Motivi di Appello sono Insufficienti

Presentare un ricorso in Cassazione richiede precisione, chiarezza e fondatezza giuridica. La recente sentenza della Corte di Cassazione n. 24355/2024 offre un chiaro esempio di come la genericità e la manifesta infondatezza dei motivi possano portare a una declaratoria di inammissibilità del ricorso, con conseguenze onerose per il ricorrente. Questo caso, che riguarda reati di minaccia e pascolo abusivo, sottolinea l’importanza di una strategia difensiva ben articolata, capace di superare il vaglio di legittimità della Suprema Corte.

I Fatti del Processo: Minaccia e Pascolo Abusivo

La vicenda giudiziaria ha origine dalla condanna di un individuo, confermata in appello, per i reati di minaccia aggravata e di introduzione di animali nel fondo altrui con pascolo abusivo, ai sensi dell’art. 636 del codice penale. I fatti, risalenti al 28 dicembre 2015, erano stati commessi ai danni dell’amministratore unico di due società proprietarie del terreno invaso. La condanna era stata inoltre aggravata dal riconoscimento della recidiva reiterata specifica, un fattore che ha giocato un ruolo cruciale nell’esito del processo.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione basandosi su quattro distinti motivi:

1. Errata applicazione della prescrizione: La difesa sosteneva che i reati avrebbero dovuto essere dichiarati prescritti, contestando l’applicazione dell’aggravante della recidiva.
2. Mancata assunzione di prove decisive: Si lamentava la mancata audizione di alcuni testimoni della difesa, ritenuti decisivi per dimostrare l’innocenza dell’imputato.
3. Violazione delle norme sull’istruttoria dibattimentale: Il ricorso contestava il rigetto, da parte del giudice di primo grado, della richiesta di esercitare i poteri istruttori d’ufficio (art. 507 c.p.p.) per sentire i medesimi testimoni.
4. Difetto di legittimazione della parte civile: Infine, si argomentava una presunta irregolarità nella costituzione della parte civile, basata su una confusa interpretazione della normativa antimafia (d.lgs. 159/2011), sostenendo che la rappresentanza legale spettasse all’Avvocatura dello Stato.

La Valutazione della Cassazione e l’Inammissibilità del Ricorso

La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi e li ha giudicati tutti inammissibili. La decisione evidenzia come la superficialità e la mancanza di specificità possano vanificare un’impugnazione. La Suprema Corte ha smontato ogni argomento difensivo, ribadendo i principi fondamentali che regolano il giudizio di legittimità.

Le Motivazioni della Decisione

La sentenza si sofferma analiticamente sulle ragioni che hanno portato alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso.

La Prescrizione e l’Effetto della Recidiva

Il primo motivo è stato definito ‘manifestamente infondato’. La Corte ha chiarito che il riconoscimento della recidiva reiterata specifica sposta in avanti il termine di prescrizione, rendendo la relativa eccezione del tutto priva di fondamento. La prescrizione era, infatti, ben lontana dall’essere maturata.

La Genericità dei Motivi sulle Prove Testimoniali

I giudici hanno qualificato come aspecifici e reiterativi i motivi relativi alla mancata audizione dei testimoni. La Corte d’Appello aveva già logicamente motivato la loro inutilità, poiché, sentiti durante le indagini, non avevano riferito alcun elemento utile ai fini del processo. Il ricorso, inoltre, era ‘esplorativo’ in quanto non indicava quali circostanze nuove e decisive tali testimoni avrebbero potuto aggiungere. Un ricorso non può limitarsi a lamentare una mancata prova, ma deve dimostrarne la concreta rilevanza ai fini della decisione.

L’Uso dei Poteri Istruttori del Giudice

Anche il terzo motivo è stato respinto. La Corte ha ricordato che il mancato esercizio dei poteri istruttori d’ufficio da parte del giudice (art. 507 c.p.p.) è censurabile in Cassazione solo se la motivazione del diniego è manifestamente illogica. In questo caso, il ricorrente non ha dedotto un’illogicità, ma ha semplicemente riproposto gli stessi argomenti già respinti, cercando impropriamente di trasformare la Corte di Cassazione in un giudice di merito.

La Confusione sulla Costituzione di Parte Civile

Il quarto motivo è stato giudicato inammissibile per la sua genericità e scarsa comprensibilità. La tesi difensiva si basava su un presupposto — che le società proprietarie del fondo fossero sotto amministrazione giudiziaria — non solo implicito, ma soprattutto mai provato o chiarito. La Corte ha sottolineato che non spetta ad essa ‘dipanare nodi irrisolti e incomprensibili’ di un ricorso mal formulato.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La declaratoria di inammissibilità del ricorso ha comportato per l’imputato la condanna al pagamento delle spese processuali, di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese legali della parte civile per 3.800 euro. Questa sentenza ribadisce una lezione fondamentale per ogni operatore del diritto: un ricorso in Cassazione deve essere un atto di alta precisione giuridica. Non è una sede per riesaminare i fatti, ma per contestare vizi di legge o di logica della sentenza impugnata. La genericità, la ripetitività e la manifesta infondatezza degli argomenti non solo non portano al risultato sperato, ma aggravano la posizione del ricorrente con ulteriori condanne economiche.

Quando un motivo di ricorso in Cassazione viene considerato ‘generico’ e quindi inammissibile?
Un motivo di ricorso è considerato generico quando non indica in modo specifico le ragioni di diritto e gli elementi di fatto a sostegno della richiesta, limitandosi a riproporre questioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza evidenziare vizi di legittimità della sentenza impugnata. Ad esempio, lamentare la mancata audizione di un testimone senza specificare quali circostanze decisive e nuove avrebbe potuto riferire è considerato un motivo generico.

L’aggravante della recidiva influisce sulla prescrizione del reato?
Sì, la sentenza conferma che il riconoscimento dell’aggravante della recidiva, in particolare quella reiterata e specifica, ha l’effetto di aumentare il tempo necessario perché il reato si estingua per prescrizione, come previsto dagli articoli 157 e 161 del codice penale.

Perché la Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di esercitare i poteri istruttori d’ufficio (art. 507 c.p.p.)?
La Corte ha respinto la richiesta perché il ricorso non denunciava una carenza o un’illogicità manifesta nella motivazione con cui i giudici di merito avevano negato l’integrazione probatoria. Il ricorrente si è limitato a riproporre gli stessi argomenti a sostegno della richiesta, trattando la Corte di Cassazione come se fosse un giudice di merito cui compete il potere istruttorio, il che è contrario alla sua funzione di giudice di legittimità.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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