Imputato in assenza: i nuovi termini di impugnazione dopo la Riforma Cartabia
La gestione dei termini processuali per l’imputato in assenza rappresenta uno dei punti cardine della recente Riforma Cartabia. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sull’applicazione temporale delle nuove norme, evitando che errori nel calcolo dei giorni portino a ingiuste dichiarazioni di inammissibilità.
Il caso e la decisione della Corte
La vicenda trae origine da un appello dichiarato inammissibile dalla Corte d’Appello territoriale. Secondo i giudici di secondo grado, il difensore dell’imputato aveva depositato l’atto oltre il termine di quindici giorni previsto dal codice di procedura penale. Tuttavia, il ricorrente ha eccepito la violazione di legge, evidenziando come il giudizio si fosse svolto in assenza dell’imputato e che la sentenza fosse stata emessa successivamente all’entrata in vigore del D.Lgs. 150/2022.
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine per impugnare, in caso di imputato in assenza, non è più quello ordinario ma beneficia di una proroga specifica. La decisione sottolinea l’importanza di coordinare le nuove incombenze difensive con il tempo necessario per attuarle.
La disciplina transitoria e l’imputato in assenza
Un punto fondamentale trattato dalla sentenza riguarda l’art. 89 del D.Lgs. 150/2022. Questa norma stabilisce che le nuove disposizioni sui termini di impugnazione si applicano a tutte le sentenze pronunciate dopo il 30 dicembre 2022. Non rileva, dunque, il momento in cui è stata dichiarata l’assenza, ma esclusivamente la data della decisione giudiziaria.
Le motivazioni
Le motivazioni della Cassazione si fondano sul combinato disposto degli articoli 581, comma 1-quater, e 585, comma 1-bis, c.p.p. La riforma ha introdotto oneri più gravosi per il difensore dell’imputato in assenza, tra cui l’obbligo di depositare un mandato specifico ad impugnare rilasciato dopo la sentenza. Per bilanciare questi oneri, il legislatore ha previsto un allungamento di quindici giorni dei termini di decadenza. Nel caso di specie, essendo la sentenza del febbraio 2023, il termine totale per l’appello era di trenta giorni (15 ordinari + 15 di proroga). Di conseguenza, il deposito avvenuto il diciassettesimo giorno era perfettamente legittimo e tempestivo.
Le conclusioni
Le conclusioni della Suprema Corte portano all’annullamento senza rinvio dell’ordinanza di inammissibilità. Il principio affermato è chiaro: per ogni imputato in assenza giudicato con sentenza successiva al 30 dicembre 2022, il termine di impugnazione è aumentato di quindici giorni. Questa estensione è funzionale a garantire l’effettività del diritto di difesa, permettendo al legale di rintracciare l’assistito e ottenere il mandato necessario per procedere con il gravame. La mancata applicazione di tale proroga costituisce una violazione di legge che inficia la validità del provvedimento di inammissibilità.
Qual è il termine per l’appello di un imputato giudicato in assenza?
Il termine ordinario previsto dalla legge è aumentato di ulteriori quindici giorni per consentire al difensore di ottenere il mandato specifico.
Da quando si applicano i nuovi termini di impugnazione?
Si applicano a tutte le sentenze pronunciate a partire dal 30 dicembre 2022, indipendentemente da quando è iniziata l’assenza.
Cosa accade se il giudice non considera la proroga dei termini?
L’ordinanza che dichiara l’appello inammissibile per tardività può essere impugnata in Cassazione per violazione di legge e annullata.