Definizione
Contratto con il quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell'altra.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 196 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 39% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 34%
- Rigettato 39%
- Inammissibile 22%
- Estinto 2%
- Altro 3%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 345%
- Civile Sez. 232%
- Civile Sez. 124%
Precedenti più richiamati
- Cass. 3842/2025in 4 provvedimenti
- Cass. 26960/2024in 4 provvedimenti
- Cass. 12802/2024in 4 provvedimenti
- Cass. 5611/2019in 5 provvedimenti
- Cass. S.U. 19161/2017in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società ha affidato al proprio commercialista il versamento delle imposte mediante delega di pagamento F24 con compensazione di crediti. Il professionista ha inserito un codice tributo errato e la banca ha respinto l'operazione, restituendo il modello al commercialista dopo cinque giorni. Anni dopo, l'esattore ha notificato alla società una cartella esattoriale per oltre 38.000 euro. L'impresa ha citato in giudizio la banca, sostenendo che l'istituto avrebbe dovuto avvisare direttamente il contribuente e non solo il professionista incaricato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando che la banca è esente da responsabilità. La tempestiva comunicazione del rigetto al commercialista delegato esclude qualsiasi colpa dell'istituto bancario e interrompe il legame causale con il danno subito dall'azienda.
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Una società mandante ha citato in giudizio il proprio mandatario chiedendo i danni per l'inadempimento del mandato. Il professionista, incaricato di curare cause civili e amministrative per l'acquisto di un terreno, aveva abbandonato i processi senza consenso determinandone l'estinzione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta risarcitoria, rilevando che i procedimenti abbandonati non avevano alcuna reale possibilità di vittoria e mancava quindi la prova del danno concreto. La Corte di Cassazione ha confermato il verdetto: accertare l'inadempimento del mandato non basta per ottenere il risarcimento, poiché serve dimostrare che la condotta scorretta abbia causato una perdita economica effettiva ed evitabile.
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Un professionista chiedeva oltre trecentomila euro a una società per l'attività di assistenza prestata nella rinegoziazione di un finanziamento bancario. La società rifiutava il pagamento eccependo la nullità dell'accordo: sosteneva che l'incarico integrasse un'attività di mediazione creditizia non autorizzata, mancando l'iscrizione del consulente all'albo obbligatorio. I giudici di merito respingevano la pretesa del professionista qualificando il rapporto come mediazione con formule laconiche e richiami generici. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, ravvisando una motivazione solo apparente. I magistrati di secondo grado non hanno esplicitato il ragionamento logico che differenziava il mandato professionale dalla mediazione, rinviando la causa a una nuova sezione d'appello.
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Un inquilino ha citato in giudizio la proprietaria lamentando che il canone concordato applicato all'immobile locato superava i limiti fissati dall'accordo territoriale. La proprietaria ha chiamato in garanzia l'associazione di categoria dei piccoli proprietari, la quale aveva redatto e asseverato l'accordo contrattuale. I giudici di merito hanno accolto la richiesta dell'inquilino, condannando la locatrice a rimborsare oltre novemila euro e imponendo all'associazione di tenere indenne la donna, ravvisando una grave negligenza professionale nella quantificazione dell'importo. L'associazione ha proposto ricorso per cassazione sostenendo di aver operato solo sui dati riferiti dalle parti, senza alcun obbligo di verifica oggettiva. La Suprema Corte ha rigettato integralmente l'impugnazione. L'associazione dei proprietari deve risarcire integralmente la locatrice, confermando che l'assistenza contrattuale esige una verifica effettiva e diligente dei parametri dell'immobile.
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Una società di servizi agricoli ha inoltrato una richiesta di contributi europei per conto di un cliente, omettendo la firma necessaria. L'ente erogatore ha revocato i benefici economici. L'erede del richiedente ha agito in giudizio per ottenere il risarcimento del danno contrattuale, lamentando la perdita definitiva dei fondi a causa dell'errore materiale. La società ha contestato la propria responsabilità, sostenendo che l'erede non avesse segnalato la morte del parente e non si fosse opposto alla revoca. I giudici di merito hanno accolto la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, ritenendo la motivazione d'appello pienamente sufficiente e preclusa ogni rivalutazione dei fatti in sede di legittimità. La società perde il giudizio ed è condannata al pagamento delle spese.
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Un Avvocato ha ricevuto una sanzione disciplinare di tre anni di sospensione per aver trattenuto ingiustificatamente somme di denaro di un cliente e fornito informazioni non veritiere. L'Avvocato ha contestato la decisione, sostenendo la prescrizione illecito disciplinare avvocato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'illecito disciplinare di appropriazione indebita di fondi del cliente è un illecito permanente. Il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui l'Avvocato nega il diritto del cliente alla somma o dalla decisione disciplinare di primo grado. La sanzione è stata confermata.
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Una Madre ha venduto due immobili a Londra. Il Figlio, suo procuratore, ha fatto versare il ricavato (oltre un milione di sterline) sul proprio conto in Lussemburgo. La Madre ha chiesto la restituzione, invocando l'Arricchimento senza causa. Il Tribunale aveva respinto la domanda, ma la Corte d'Appello ha accolto la richiesta della Madre. Il Figlio ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'ammissibilità della domanda di Arricchimento senza causa e sostenendo di avere una "giusta causa" per trattenere il denaro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Figlio, confermando che la domanda era ammissibile e che il Figlio non aveva dimostrato una valida ragione per l'arricchimento.
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I Medici hanno chiesto all'Azienda Sanitaria il pagamento di compensi arretrati. I giudici di merito hanno riconosciuto il diritto ai compensi, ma solo per le somme non colpite da prescrizione. I Medici hanno tentato l'interruzione della prescrizione con diffide e delibere aziendali. La Corte d'Appello ha escluso l'efficacia interruttiva delle diffide per mancanza di prova del mandato e delle delibere perché troppo generiche. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Medici, confermando che l'interruzione della prescrizione non è avvenuta validamente. Questo perché il ricorso non ha contestato adeguatamente le motivazioni della sentenza precedente.
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Un'impresa esecutrice agisce contro la società capogruppo mandataria per ottenere il risarcimento del danno subito a seguito dei lavori di consolidamento di un ponte. La capogruppo aveva omesso di trasmettere alla committente la contestazione formale sui difetti dei giunti. L'attrice lamenta l'inadempimento del mandatario e richiede il ristoro economico automatico per la perdita subita. La Corte di Cassazione respinge integralmente le pretese della ricorrente e conferma la decisione d'appello. I giudici stabiliscono che l'inadempimento del mandatario non produce un danno automatico se la contestazione omessa era comunque tardiva o del tutto infondata nel merito. Senza una concreta possibilità di successo della richiesta verso la committente, la violazione dell'incarico non genera alcun danno-conseguenza risarcibile. L'attrice subisce la condanna al pagamento delle spese processuali.
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Due professionisti avevano un accordo per acquistare insieme un immobile destinato a studio legale. Uno dei professionisti (il Ricorrente) ha anticipato delle spese e ha poi chiesto il rimborso all'altro (il Controricorrente), sostenendo un inadempimento contrattuale. Il Controricorrente non aveva ottenuto il mutuo necessario per la sua quota. La Corte d'Appello ha escluso l'inadempimento, riconoscendo che la concessione del mutuo era una condizione sospensiva mutuo, cioè un presupposto fondamentale per la conclusione del contratto definitivo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il mancato ottenimento del mutuo non costituiva inadempimento. Il Ricorrente deve pagare le spese legali e il doppio contributo unificato.
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Un Lavoratore ha incaricato un Mandatario di acquistare un immobile rientrante nell'edilizia agevolata, soggetto a un vincolo di prezzo. Il Mandatario ha acquistato l'immobile a un prezzo superiore a quello consentito, spingendo il Lavoratore a chiedere la restituzione della differenza e il risarcimento. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto che il vincolo di prezzo non si estendesse agli acquirenti successivi al costruttore. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha invece stabilito che il vincolo di prezzo per l'edilizia agevolata permane anche per i successivi acquirenti e che la procedura di affrancazione è applicabile retroattivamente, estinguendo le pretese di rimborso. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Una società produttrice ha citato in giudizio la società distributrice per presunto inadempimento, lamentando trattenute indebite sui proventi cinematografici e violazione degli accordi di vendita dei diritti televisivi. La distributrice ha eccepito che una specifica clausola attribuiva all'emissione della fattura il valore di incondizionata accettazione del resoconto economico, precludendo ogni reclamo successivo. La Corte d'Appello ha respinto le richieste restitutorie della produttrice, ritenendo vincolante la regola concordata tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, rigettando il ricorso. I giudici supremi hanno ribadito che la corretta interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che l'emissione della fattura consolida i conteggi contestati se il testo contrattuale lo prevede espressamente. La società produttrice perde il giudizio ed è condannata alle spese legali.
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Un intermediario immobiliare ha chiesto il pagamento della provvigione del mediatore a un acquirente per aver facilitato l'acquisto di un complesso immobiliare. L'acquirente si è rifiutato, sostenendo che non vi fosse stata attività di mediazione e che l'intermediario non fosse imparziale, avendo ricevuto un incarico da un'altra parte. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto alla provvigione del mediatore sussiste anche se l'incarico proviene da una sola parte, purché l'altra parte abbia accettato e beneficiato dell'attività dell'intermediario, portando alla conclusione dell'affare. L'intermediario ha dimostrato di aver agito nell'interesse di tutte le parti coinvolte, garantendo la sua imparzialità. L'acquirente è stato condannato a pagare la provvigione e le spese legali.
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Un professionista riceve una cartella di pagamento esattoriale per l'omessa dichiarazione di valore in un giudizio civile. Il legale cita in giudizio la cliente e la collega codifensore per ottenere il risarcimento del danno, sostenendo di non aver mai saputo della propria nomina e di non aver firmato l'atto né la procura. I giudici di merito e la Suprema Corte respingono la richiesta risarcitoria. La Corte accerta che l'avvocato conosceva la vicenda tramite scambi di comunicazioni e fax intercorsi. I giudici chiariscono che il sostanziale conferimento del mandato difensivo prescinde dai requisiti puramente formali della procura processuale. L'avvocato perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Ex-assessori di un Comune, assolti in un giudizio di responsabilità amministrativa, avevano ottenuto il **rimborso spese legali enti locali**. Il Comune ne chiese la restituzione tramite decreto ingiuntivo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge sul rimborso (Art. 3, comma 2 bis, D.L. 543/1996) non ha efficacia retroattiva, applicandosi solo ai giudizi iniziati dopo la sua entrata in vigore. Non è applicabile il mandato privato. Il ricorso di un ex-assessore è stato respinto, confermando l'obbligo di restituzione, mentre per altri il giudizio è stato estinto per rinuncia.
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Un cliente ordina alla propria banca di disinvestire quote di un fondo comune. La banca invia i certificati alla società di gestione, la quale versa il ricavato su un conto infruttifero. Poco dopo, un sequestro penale blocca i beni del cliente. Per anni la banca invia estratti conto indicando i titoli ancora in carico, senza specificare che il disinvestimento è avvenuto e che il denaro giace infruttifero. Il cliente chiede il risarcimento per il mancato guadagno. La Corte di Cassazione accoglie le ragioni del cliente, stabilendo che l'obbligo di rendiconto della banca richiede un'informazione completa ed esaustiva. La mera trasmissione di report contabili formalmente corretti, ma fuorvianti nella sostanza, costituisce un inadempimento contrattuale.
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Un ex amministratore ha chiesto l'emissione di un decreto ingiuntivo contro il condominio per ottenere il rimborso spese amministratore condominio e compensi arretrati. Il condominio ha proposto opposizione contestando la fondatezza del credito. I giudici di merito hanno revocato l'ingiunzione per mancanza di prove certe e per la presenza di scritture contabili irregolari e contraddittorie. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta dell'ex amministratore. Il semplice passaggio di consegne e l'approvazione del rendiconto consuntivo non provano l'impiego di denaro personale senza una delibera assembleare chiara ed esplicita sul debito.
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Un Avvocato ha trattenuto somme incassate per conto del suo Cliente, sostenendo che si fossero estinte per compensazione volontaria con i suoi onorari professionali e che il Cliente avesse assunto i debiti del padre. I giudici di merito hanno escluso l'esistenza di un accordo di compensazione e di un accollo del debito, condannando l'Avvocato a restituire le somme. La Corte di Cassazione ha confermato queste decisioni, ribadendo che la compensazione volontaria non era provata e che l'Avvocato aveva indebitamente trattenuto fondi. La sentenza sottolinea che il giudice di merito ha piena autonomia nella valutazione delle prove e che la Cassazione non riesamina i fatti, ma solo l'applicazione del diritto. L'Avvocato ha perso la causa e dovrà restituire le somme.
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Un Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento. La Commissione Tributaria Regionale (CTR) ha accolto il suo appello, condannando l'Agenzia delle Entrate-Riscossione al rimborso delle spese legali, ma ha effettuato una *liquidazione spese processuali* cumulativa e inferiore ai minimi tariffari per il primo grado, senza adeguata motivazione. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza della CTR. Ha stabilito che la liquidazione delle spese deve rispettare i minimi tariffari e richiede una motivazione specifica per eventuali riduzioni. La causa è stata rinviata alla CTR per una nuova liquidazione conforme ai principi stabiliti.
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Un professionista legale ha chiesto il pagamento del compenso professionale dell'avvocato residuo a una società cliente per l'attività svolta in una causa immobiliare. La società aveva lamentato la scarsa utilità dell'azione e le parti avevano concordato di ritenere saldata la prestazione con il solo versamento di un acconto. Ciononostante, il legale ha avviato un'esecuzione forzata contro la controparte del processo per spese e danni. Il tribunale ha rigettato la richiesta del compenso residuo ritenendo che il legale avesse superato i limiti del mandato. La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza della Seconda Sezione Civile per approfondire la questione.
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