LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Impugnazione imputato assente: domicilio e Cartabia

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità di un appello proposto nell’interesse di un imputato assente. La causa dell’inammissibilità risiede nella mancanza, all’interno della procura speciale, della necessaria elezione o dichiarazione di domicilio per il grado di appello. La sentenza chiarisce che, a seguito della Riforma Cartabia, questo requisito è obbligatorio per l’impugnazione dell’imputato assente, anche se un domicilio era già stato eletto nel primo grado di giudizio, al fine di garantire la certezza della conoscenza del processo e la celerità delle notifiche.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Impugnazione Imputato Assente: L’Obbligo di Domicilio Post-Cartabia

La Riforma Cartabia ha introdotto significative novità nella procedura penale, una delle quali riguarda l’impugnazione dell’imputato assente. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24299/2024) ha fatto chiarezza su un requisito formale diventato cruciale: la necessità di una nuova dichiarazione o elezione di domicilio nell’atto di appello, a pena di inammissibilità. Questa decisione sottolinea il rigore della nuova disciplina e le sue importanti implicazioni pratiche per la difesa.

Il Caso in Esame: un Appello Dichiarato Inammissibile

I fatti all’origine della pronuncia sono semplici ma emblematici. A seguito di una condanna in primo grado emessa dal Tribunale di Bologna, il difensore di un imputato, dichiarato assente durante il processo, proponeva appello. La Corte di Appello di Bologna, tuttavia, dichiarava l’impugnazione inammissibile. Il motivo? La procura speciale conferita al difensore per proporre l’appello era sprovvista della dichiarazione o elezione di domicilio, come richiesto dal nuovo articolo 581, comma 1-quater, del codice di procedura penale.

I Motivi del Ricorso e la Difesa dell’Imputato Assente

La difesa ricorreva in Cassazione sostenendo che la decisione della Corte di Appello fosse errata. Secondo il ricorrente, la legge imporrebbe solo il deposito di uno specifico mandato successivo alla sentenza, ma non una nuova elezione di domicilio se questa fosse già stata effettuata nel primo grado di giudizio. Inoltre, si sosteneva che la nuova norma, introdotta dalla Riforma Cartabia, non potesse applicarsi ai casi in cui la dichiarazione di assenza fosse anteriore alla sua entrata in vigore.

L’Analisi della Corte di Cassazione: la Prevalenza della Nuova Disciplina

La Suprema Corte ha respinto il ricorso, ritenendolo manifestamente infondato e confermando la correttezza della decisione dei giudici di merito. L’analisi della Corte si è concentrata su due punti fondamentali.

L’Applicabilità della Riforma Cartabia

Innanzitutto, i giudici hanno chiarito ogni dubbio sull’applicabilità della nuova normativa. L’articolo 89 del D.Lgs. 150/2022 (Riforma Cartabia) stabilisce espressamente che le nuove disposizioni sull’ammissibilità delle impugnazioni, incluso l’art. 581, comma 1-quater, si applicano a tutte le impugnazioni proposte avverso sentenze pronunciate dopo l’entrata in vigore del decreto (30 dicembre 2022). Poiché la sentenza di primo grado era stata emessa il 9 marzo 2023, la nuova disciplina era pienamente applicabile, senza alcuna incertezza interpretativa.

La Ratio della Norma: Certezza e Collaborazione

Il cuore della decisione risiede nella spiegazione della ratio della norma. La richiesta di una nuova dichiarazione o elezione di domicilio non è un mero formalismo. Essa persegue due scopi precisi:

1. Garantire la conoscenza del processo: Assicura che l’imputato, già assente in primo grado, abbia un interesse personale e concreto a proporre impugnazione.
2. Agevolare le notifiche: Rende più semplice e certa la notificazione degli atti del giudizio di appello.

La Corte definisce questo requisito come un “onere collaborativo” imposto all’imputato. Non è sufficiente che l’elezione di domicilio precedente sia menzionata nell’atto di appello; è necessaria una manifestazione di volontà specifica e successiva alla sentenza di condanna. Questo atto conferma la volontà di partecipare, seppur tramite il difensore, alla nuova fase processuale.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione motiva la sua decisione evidenziando che la nuova norma è “ragionevole” e conforme alla ratio della riforma del processo in absentia, che è quella di assicurare la “certezza della conoscenza del processo a suo carico da parte dell’imputato”. L’obbligo di rinnovare la dichiarazione di domicilio per il grado di appello è funzionale a questo scopo, in quanto impone una nuova e consapevole manifestazione di volontà dopo la conclusione del primo grado. Il semplice richiamo a un domicilio eletto in precedenza non è sufficiente, poiché non garantisce che l’imputato sia effettivamente informato e consenziente rispetto all’avvio del giudizio di impugnazione. La sentenza sottolinea che questa “nuova manifestazione di volontà” è essenziale per garantire la regolarità del processo di secondo grado e la tempestività delle notifiche, prevenendo future dichiarazioni di improcedibilità.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta un importante monito per i difensori. Per l’impugnazione dell’imputato assente, non è più sufficiente ottenere una procura speciale dopo la sentenza di primo grado. È tassativamente necessario che tale procura contenga anche una specifica ed espressa dichiarazione o elezione di domicilio per la fase di appello. In assenza di questo elemento, l’impugnazione sarà inesorabilmente dichiarata inammissibile, precludendo all’imputato la possibilità di far valere le proprie ragioni in secondo grado.

Dopo la Riforma Cartabia, è sufficiente un’elezione di domicilio fatta in primo grado per proporre appello per un imputato assente?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’art. 581, comma 1-quater, c.p.p. richiede una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio contenuta nella procura speciale rilasciata per l’appello, anche se una precedente elezione era già stata effettuata.

Qual è lo scopo del nuovo obbligo di elezione di domicilio per l’appello?
Lo scopo è duplice: in primo luogo, verificare l’interesse concreto e personale dell’imputato assente a proporre impugnazione; in secondo luogo, rendere più agevoli e certe le notificazioni degli atti relativi al giudizio di secondo grado, imponendo un onere di collaborazione all’imputato.

A quali impugnazioni si applica la nuova regola sull’elezione di domicilio?
La regola si applica a tutte le impugnazioni proposte avverso sentenze penali pronunciate in data successiva al 30 dicembre 2022, data di entrata in vigore della Riforma Cartabia, come specificato dalle disposizioni transitorie (art. 89, d.lgs. n. 150/2022).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati