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Improcedibilità e Riforma Cartabia: caso in Cassazione

Un individuo, condannato in primo grado per il porto ingiustificato di due picconi, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha rilevato un vizio di motivazione nella sentenza impugnata, che non aveva considerato la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, prima di decidere nel merito, la Corte ha dichiarato d’ufficio l’improcedibilità dell’azione penale per il superamento dei termini massimi di durata del giudizio di impugnazione, introdotti dalla Riforma Cartabia (art. 344-bis c.p.p.), annullando la sentenza senza rinvio.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Improcedibilità per Decorrenza Termini: la Riforma Cartabia Annulla una Condanna

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha evidenziato l’impatto diretto della Riforma Cartabia sui processi in corso, portando a una declaratoria di improcedibilità per superamento dei termini di durata del giudizio. Il caso, originato da una condanna per porto di oggetti atti ad offendere, si è concluso con l’annullamento della sentenza non per l’infondatezza dell’accusa, ma per una ragione puramente procedurale. Analizziamo la vicenda e le motivazioni della Corte.

I Fatti: Il Porto di Due Picconi

La vicenda giudiziaria ha inizio con la condanna di un uomo da parte del Tribunale di Ascoli Piceno. L’imputato era stato ritenuto colpevole del reato di porto, senza giustificato motivo, di due picconi all’interno della sua autovettura. Secondo l’accusa, le circostanze di tempo e di luogo rendevano tali strumenti potenzialmente utilizzabili per l’offesa alla persona.

Contro questa decisione, il difensore dell’imputato ha presentato appello, il quale è stato successivamente trasmesso alla Corte di Cassazione, essendo la condanna limitata alla sola pena dell’ammenda.

L’Impatto della Riforma Cartabia e la Conseguente Improcedibilità

Il ricorso presentava diversi motivi di doglianza. In primo luogo, la difesa contestava la mancanza di prove certe sulla responsabilità penale dell’imputato, sostenendo che non vi fosse la prova che fosse lui alla guida al momento del controllo. In secondo luogo, e in modo decisivo, si lamentava la totale assenza di motivazione da parte del Tribunale riguardo alla richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis del codice penale.

La Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il primo motivo, ma ha considerato fondato il secondo. La mancanza di una qualsiasi argomentazione sulla richiesta di applicare l’art. 131-bis costituisce un vizio di motivazione grave, che di per sé giustificherebbe l’annullamento della sentenza.

Tuttavia, prima di procedere oltre, i giudici hanno rilevato d’ufficio una questione dirimente: l’improcedibilità dell’azione penale ai sensi dell’art. 344-bis del codice di procedura penale, introdotto dalla Legge n. 134/2021 (Riforma Cartabia).

Le Motivazioni

La Corte ha spiegato che il secondo motivo di ricorso, relativo all’omessa motivazione sull’art. 131-bis c.p., era fondato. Il giudice di primo grado ha il dovere di esaminare e motivare su tutte le richieste della difesa, specialmente quando queste sono decisive per l’esito del processo. L’assenza totale di motivazione su questo punto specifico configura un vizio che rende la sentenza annullabile.

Nonostante ciò, la Corte ha dovuto arrestare la propria analisi a causa della sopravvenuta improcedibilità. La Riforma Cartabia ha introdotto termini massimi per la durata dei giudizi di impugnazione, applicabili ai reati commessi dopo il 1° gennaio 2020. Nel caso di specie:
– Il reato è stato commesso il 2 maggio 2020.
– La sentenza di primo grado è stata emessa il 21 gennaio 2022.
– Il termine massimo per la celebrazione del giudizio di cassazione (un anno e sei mesi in questo caso specifico) è scaduto il 21 gennaio 2024.

Poiché l’udienza in Cassazione si è tenuta il 12 marzo 2024, il termine era già decorso. Di conseguenza, l’azione penale non poteva più proseguire.

Le Conclusioni

La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza impugnata senza rinvio, non entrando nel merito della colpevolezza dell’imputato, ma dichiarando l’improcedibilità dell’azione penale per il superamento dei termini. Questa decisione rappresenta un chiaro esempio di come le nuove norme procedurali introdotte dalla Riforma Cartabia, finalizzate a garantire la ragionevole durata del processo, possano determinare l’estinzione del procedimento, indipendentemente dalla fondatezza dell’accusa o dei motivi di ricorso.

Perché il ricorso è stato inizialmente considerato ammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto ammissibile perché il giudice di primo grado aveva completamente omesso di motivare in merito alla richiesta della difesa di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), configurando un grave vizio di motivazione della sentenza.

Cosa significa che l’azione penale è diventata ‘improcedibile’?
Significa che il processo penale non può più proseguire verso una sentenza di merito a causa del superamento dei termini massimi di durata del giudizio di impugnazione, stabiliti dall’art. 344-bis del codice di procedura penale, introdotto dalla Riforma Cartabia.

Qual è stato l’esito finale del caso e perché?
L’esito finale è stato l’annullamento senza rinvio della sentenza di condanna. La ragione non è stata l’accertamento dell’innocenza dell’imputato, ma la declaratoria di improcedibilità, in quanto il termine legale per la conclusione del giudizio di Cassazione era scaduto prima della data dell’udienza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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