Identificazione Fotografica: Quando Basta per una Condanna? Il Caso dei Reati da Stadio
L’identificazione fotografica di un soggetto è uno strumento cruciale nelle indagini penali, ma la sua attendibilità può diventare oggetto di accesi dibattiti processuali, specialmente quando le immagini non sono di qualità eccellente. Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ha affrontato proprio questo tema, confermando la condanna di un tifoso per un reato commesso durante una manifestazione sportiva e stabilendo principi importanti sulla valutazione della prova.
Il Fatto: Dall’Ingresso allo Stadio al Lancio dell’Oggetto
Il caso trae origine da una condanna emessa dalla Corte d’Appello nei confronti di un uomo, imputato per un reato previsto dalla legge sulla violenza negli stadi. L’accusa si fondava sulla sua presunta identificazione come autore del lancio di un oggetto durante un evento sportivo. L’identificazione era stata effettuata da un operante di polizia, esperto della tifoseria locale, sulla base di immagini video registrate sia all’ingresso dello stadio che al momento del fatto illecito.
Le Doglianze e la Validità dell’Identificazione Fotografica
L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la presunta inattendibilità dell’identificazione fotografica. Secondo la difesa, le immagini utilizzate non erano sufficientemente chiare per fondare un giudizio di colpevolezza. Il ricorso mirava a contestare nel merito la valutazione delle prove effettuata dai giudici dei gradi precedenti, proponendo una lettura alternativa delle risultanze investigative.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti. Le censure mosse dall’imputato si risolvevano in una richiesta di rivalutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha quindi confermato la decisione della Corte d’Appello, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
Le Motivazioni della Sentenza
La Corte di Cassazione ha ritenuto la motivazione della sentenza d’appello logica, coerente e priva di vizi di legge. I giudici di merito avevano fondato la loro decisione non su un singolo elemento, ma su una pluralità di indizi gravi, precisi e concordanti. Anche se le immagini del momento del lancio non erano di qualità eccelsa, consentivano comunque di rilevare ‘chiaramente’ la coincidenza tra l’autore del gesto e il soggetto ritratto all’ingresso dello stadio, le cui immagini erano più nitide.
L’identificazione era stata corroborata da ulteriori elementi:
* La corporatura e l’altezza del soggetto.
* L’abbigliamento indossato.
* Una ‘del tutto peculiare forma di barba e baffi’, che costituiva un tratto distintivo inconfutabile.
Questi elementi, considerati nel loro insieme, non erano stati in alcun modo smentiti dalla difesa e rendevano la ricostruzione accusatoria solida e convincente. Anche le testimonianze a discarico erano state ritenute inconferenti con una motivazione giudicata immune da censure.
Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del processo penale: la valutazione delle prove è di competenza esclusiva dei giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello). La Corte di Cassazione interviene solo per verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione, non per sostituire la propria valutazione a quella dei giudici precedenti. La decisione insegna che un’identificazione fotografica, anche se basata su immagini non perfette, è pienamente valida se supportata da una pluralità di elementi convergenti che, nel loro complesso, consentono di raggiungere la certezza sull’identità dell’autore del reato, al di là di ogni ragionevole dubbio.
Un’identificazione fotografica basata su immagini di qualità non eccelsa è sufficiente per una condanna?
Sì, secondo l’ordinanza, può essere sufficiente se supportata da una pluralità di altri elementi concordanti (come corporatura, altezza, abbigliamento e caratteristiche fisiche peculiari) che, nel loro insieme, rendono certa l’identificazione dell’autore del reato.
È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove, come le immagini, per contestare l’identificazione?
No, non è possibile. La Corte di Cassazione non riesamina i fatti o le prove, ma si limita a controllare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Contestare il merito delle valutazioni probatorie è considerato inammissibile.
Quali sono le conseguenze se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle Ammende, come sanzione per aver adito la Corte con un ricorso privo dei requisiti di legge.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44752 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 44752 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 22/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME NOME a JESI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 16/02/2023 della CORTE APPELLO di ANCONA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Ritenuto che NOME COGNOME – imputato del reato di cui all’art. 6-bis comma 1, legge 401 del 1989 – ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, lamentando violazione di legge e vizio di motivazione con riferimento alla ritenuta attendibilità dell’individuazione fotografica e alla conseguente affermazione di penale responsabilità dell’imputato;
ritenuto che tali doglianze, che possono essere trattate congiuntamente, siano inammissibili perché si risolvono in una censura del merito delle valutazioni diffusamente espresse dalla Corte territoriale in stretta aderenza alle risultanze acquisite, e in una prospettazione – parimenti non consentita – di una lettura alternativa delle risultanze medesime. D’altra parte, la Corte d’Appello ha fondato l’affermazione di responsabilità sulla certa identificazione del COGNOME, effettuata da un operante che per ragioni di servizio si occupava proprio della tifoseria, sulla base delle immagini riprese all’ingresso dello stadio e al momento del lancio: sul punto, la Corte territoriale ha confermato che le immagini – pur di qualità non eccelsa – consentivano di rilevare “chiaramente” la coincidenza tra l’autore del lancio e il soggetto ritratto all’ingresso, con immagini più nitide. A tali conclusion tra l’altro, il Collegio RAGIONE_SOCIALE è pervenuto in base ad una pluralità di elementi (corporatura, altezza, abbigliamento, nonché una “del tutto peculiare forma di barba e baffi”) che non sono stati in alcun modo confutati; altrettanto immune da censure deducibili in questa sede risulta la motivazione in ordine alla inconferenza delle affermazioni dei testi della difesa (cfr. pag. 5 della sentenza impugnata);
ritenuto pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della RAGIONE_SOCIALE delle Ammende
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della RAGIONE_SOCIALE delle ammende.
Così deciso in Roma, il 22 settembre 2023
GLYPH
s Il Presidente