Guida senza Patente Recidiva: Quando il Ricorso in Cassazione è Inammissibile
L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio dei limiti del giudizio di Cassazione, soprattutto in casi come la guida senza patente recidiva. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma di controllare la corretta applicazione della legge. Analizziamo insieme questa decisione per comprendere le ragioni che hanno portato a dichiarare inammissibile il ricorso di un giovane imputato.
I Fatti di Causa
La vicenda ha origine da un controllo dei Carabinieri in una via di Marsala. Alla vista della pattuglia, un gruppo di giovani si dava alla fuga; tra questi, l’imputato si allontanava a bordo di uno scooter. Sul posto veniva rinvenuto un telefono cellulare che, grazie alla presenza del fratello dell’imputato, veniva identificato come di sua proprietà.
Successivamente, quando il giovane si è recato presso la Stazione dei Carabinieri per recuperare il telefono, sono emersi due fatti cruciali:
1. Non aveva mai conseguito la patente di guida.
2. Circa un anno prima, era già stato sanzionato per la medesima condotta, con un verbale divenuto definitivo.
Questi elementi hanno portato alla sua condanna in primo grado, confermata poi dalla Corte d’Appello di Palermo, per il reato previsto dall’art. 116, comma 15, del Codice della Strada: quattro mesi di arresto e 3.000 euro di ammenda.
Il Ricorso per Cassazione e la Guida senza Patente Recidiva
L’imputato ha presentato ricorso per Cassazione, lamentando una presunta mancanza e illogicità della motivazione della sentenza d’appello. Sostanzialmente, affermava che la sua condanna si basasse su elementi insufficienti e non concordanti.
Con questa mossa, la difesa ha tentato di mettere in discussione la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. Tuttavia, come vedremo, questo tipo di doglianza raramente trova accoglimento in sede di legittimità.
La Differenza tra Giudizio di Merito e di Legittimità
È fondamentale comprendere che il Tribunale e la Corte d’Appello svolgono un “giudizio di merito”: analizzano le prove (testimonianze, documenti, etc.) e ricostruiscono come si sono svolti i fatti per decidere sulla colpevolezza o innocenza dell’imputato.
La Corte di Cassazione, invece, svolge un “giudizio di legittimità”. Non può riesaminare le prove o proporre una ricostruzione alternativa dei fatti. Il suo compito è verificare che:
* La legge sia stata applicata correttamente.
* La motivazione della sentenza sia logica, coerente e non contraddittoria.
Le Motivazioni della Decisione
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio perché le critiche sollevate dall’imputato non riguardavano vizi di legittimità, ma miravano a una nuova valutazione del compendio istruttorio. In altre parole, si chiedeva alla Cassazione di fare ciò che non le è consentito: un terzo grado di giudizio di merito.
La Corte ha osservato che la motivazione della sentenza impugnata era del tutto adeguata e seguiva un iter logico-argomentativo ineccepibile. I giudici d’appello avevano chiaramente ricostruito la dinamica:
* La fuga dell’imputato in scooter.
* L’identificazione certa grazie al ritrovamento del telefono e alla presenza del fratello.
* L’accertamento della mancanza della patente.
* La recidiva specifica, provata dal precedente verbale definitivo.
Di fronte a una motivazione così solida, il ricorso è stato considerato un mero tentativo di rimettere in discussione l’accertamento dei fatti, una richiesta che esula dalle competenze della Corte di Cassazione.
Conclusioni
L’ordinanza conferma un principio cardine del nostro sistema processuale penale: il ricorso per Cassazione non è un’ulteriore opportunità per contestare le prove. Se la sentenza di merito è supportata da una motivazione logica e coerente, non può essere annullata solo perché la difesa propone una lettura diversa degli stessi elementi. Per il reato di guida senza patente recidiva, la prova della precedente violazione, unita all’accertamento della guida attuale, costituisce un quadro probatorio solido. La decisione ha comportato per il ricorrente non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo di pagare le spese processuali e un’ulteriore somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un ricorso inammissibile.
Quando la guida senza patente diventa un reato?
Secondo la normativa citata (art. 116, comma 15, D.Lgs. 285/1992), la guida senza aver mai conseguito la patente diventa un reato penale, punito con l’arresto e l’ammenda, quando il soggetto viene sorpreso a commettere la stessa violazione per la seconda volta nell’arco di un biennio (recidiva).
Perché il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché, invece di contestare vizi di legittimità (come un’errata applicazione della legge o una motivazione illogica), l’imputato ha chiesto alla Corte di Cassazione di effettuare una nuova valutazione delle prove, attività che è riservata esclusivamente ai giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello) e non è permessa in sede di legittimità.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta due conseguenze per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali sostenute e il versamento di una somma di denaro (nel caso specifico, 3.000 euro) in favore della Cassa delle ammende, a titolo di sanzione per aver adito la Corte con un ricorso privo dei requisiti di legge.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38086 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 38086 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 28/10/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a MARSALA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 26/02/2025 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con la sentenza indicata in epigrafe, la Corte di appello di Palermo ha confermato la sentenza del Tribunale di Marsala con la quale NOME è stato condannato alla pena di mesi quattro di arresto ed C 3.000,00 di ammenda per il reato di cui all’art. 116, comma 15, d.lgs. 30 aprile 1992 n. 285 (fatto accertato in Marsala il 13 giugno 2022).
L’imputato ha proposto ricorso contro la sentenza della Corte di appello, lamentando, con l’unico motivo, la mancanza e/o la manifesta illogicità della motivazione (nonché incongruamente l’erronea applicazione dell’art. 73 d.p.r. n. 309 del 1990) assumendo che la sentenza di condanna sia fondata su elementi insufficienti e non concordanti.
Il ricorso é inammissibile.
Ed invero la doglianza si traduce in una sollecitazione ad una nuova valutazione del compendio istruttorio non consentita in sede di legittimità ove la motivazione sia sorretta da un adeguato iter logico- argomentativo.
La sentenza impugnata ha, invero, ricostruito che in data 13 giugno 2022 una pattuglia dei Carabinieri, recatasi presso INDIRIZZO in Marsala, notava alcuni giovani che si davano alla fuga tra cui l’odierno imputato che si allontanava a bordo di uno scooter. Veniva rinvenuto sul posto un telefono che si accertava essere di sua proprietà grazie alla presenza in loco del fratello.
Una volta recatosi a riprendere il telefono presso la Stazione Carabinieri di Marsala, gli stessi accertavano non solo che non aveva mai conseguito la patente di guida ma anche che in data 11 gennaio 2021 era già stato sanzionato per la medesima condotta, con verbale divenuto definitivo.
Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile. Segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 28.10.2025