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Guida in stato di ebbrezza: prova e art. 131-bis

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Confermato che l’esito dell’alcoltest è prova sufficiente e spetta alla difesa dimostrare il malfunzionamento dell’etilometro. Esclusa anche la particolare tenuità del fatto per l’elevata pericolosità della condotta.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Guida in Stato di Ebbrezza: Prova dell’Etilometro e Limiti della Tenuità del Fatto

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta due temi cruciali in materia di guida in stato di ebbrezza: l’affidabilità della prova raccolta tramite etilometro e i presupposti per l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione ribadisce principi consolidati, chiarendo la ripartizione dell’onere della prova e i criteri di valutazione della pericolosità della condotta.

Il Fatto: Una Condanna per Guida in Stato di Ebbrezza

Il caso riguarda un automobilista condannato in primo grado e in appello per il reato di cui all’art. 186, comma 2, lettera c) del Codice della Strada. A seguito di un controllo, era stato riscontrato un tasso alcolemico pari a 2,31 g/l, un valore significativamente superiore alla soglia massima prevista dalla legge. L’imputato ha deciso di presentare ricorso per Cassazione, contestando la regolarità dello strumento di misurazione e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto.

I Motivi del Ricorso: Etilometro e Particolare Tenuità del Fatto

Il ricorrente ha basato la sua difesa su due principali argomentazioni:

1. Vizio di motivazione sulla regolarità dell’etilometro: Sosteneva che i giudici di merito non avessero adeguatamente verificato il corretto funzionamento dell’apparecchio utilizzato per l’alcoltest.
2. Errata applicazione dell’art. 131-bis c.p.: Lamentava il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo che la sua condotta potesse essere considerata di lieve entità.

Onere della Prova nella Guida in Stato di Ebbrezza: La Decisione della Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambe le censure e fornendo importanti chiarimenti. La decisione si fonda su principi giurisprudenziali ormai consolidati, applicati con rigore al caso di specie.

La Validità della Prova con l’Etilometro

La Corte ha ribadito che l’esito positivo dell’alcoltest costituisce piena prova dello stato di ebbrezza. L’affidabilità dello strumento è garantita dai controlli periodici (omologazione e taratura) a cui è sottoposto. Di conseguenza, non è il Pubblico Ministero a dover dimostrare il perfetto funzionamento dell’apparecchio, ma è l’imputato a dover fornire la prova contraria. Questo principio, noto come inversione dell’onere della prova, impone alla difesa di dimostrare attivamente, tramite elementi concreti, l’assenza o l’irregolarità dei controlli prescritti. Una semplice contestazione generica o la richiesta di produrre i documenti relativi alla revisione non sono sufficienti per invalidare la prova.

L’Esclusione della Particolare Tenuità del Fatto

Anche sul secondo punto, la Corte ha ritenuto infondata la doglianza. La non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis c.p., richiede una valutazione complessiva della condotta. Nel caso in esame, i giudici di merito avevano correttamente evidenziato l’elevata pericolosità del comportamento dell’imputato. Guidare in pieno centro abitato con un tasso alcolemico quasi cinque volte superiore al limite legale massimo (0,5 g/l) integra una condotta di notevole allarme sociale, incompatibile con il concetto di ‘tenuità’. La Corte ha sottolineato che, per escludere l’applicabilità dell’istituto, è sufficiente che il giudice motivi sulla base degli elementi ritenuti più rilevanti, senza dover analizzare ogni singolo parametro previsto dall’art. 133 c.p.

Le Motivazioni della Corte

La Suprema Corte ha giudicato inammissibile il ricorso perché le doglianze sollevate erano generiche e non intaccavano la logicità e la coerenza della motivazione della sentenza d’appello. I giudici di legittimità hanno ricordato che il funzionamento dell’etilometro si presume regolare e che spetta alla difesa fornire prove concrete di un suo malfunzionamento, non potendosi limitare a un mero rilievo formale sulla mancata verifica annuale. Per quanto riguarda la tenuità del fatto, la valutazione sulla gravità della condotta rientra nel potere discrezionale del giudice di merito e può essere censurata in Cassazione solo in caso di manifesta illogicità, assente in questo caso. La Corte territoriale aveva correttamente valorizzato la pericolosità intrinseca della guida con un tasso alcolemico così elevato in un contesto urbano, giustificando pienamente il diniego del beneficio.

Conclusioni

L’ordinanza conferma due capisaldi nella gestione dei processi per guida in stato di ebbrezza. In primo luogo, la prova fornita dall’etilometro gode di una forte presunzione di affidabilità, che può essere superata solo da una prova contraria specifica e concreta da parte della difesa. In secondo luogo, l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è esclusa in presenza di condotte che, per modalità e contesto, manifestano un’elevata pericolosità sociale, come la guida con un tasso alcolemico molto alto in un centro abitato. La decisione, pertanto, rafforza l’orientamento rigoroso della giurisprudenza a tutela della sicurezza stradale.

L’esito dell’alcoltest è sufficiente a provare la guida in stato di ebbrezza?
Sì, la giurisprudenza consolidata ritiene che l’esito positivo dell’etilometro costituisca prova dello stato di ebbrezza, data l’affidabilità dello strumento derivante dai controlli periodici di omologazione e taratura.

A chi spetta dimostrare che l’etilometro non funziona correttamente?
Spetta alla difesa dell’imputato fornire la prova contraria, ovvero dimostrare con elementi concreti l’assenza, l’inattualità o l’irregolarità dei controlli prescritti per lo strumento. Una contestazione generica non è sufficiente.

Perché è stata negata l’applicazione della ‘particolare tenuità del fatto’ in questo caso?
È stata negata a causa dell’elevata pericolosità della condotta. L’imputato guidava in pieno centro abitato con un tasso alcolemico (2,31 g/l) molto superiore alla soglia massima, creando evidenti rischi di danni a persone, una circostanza che rende il fatto non ‘tenue’.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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