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Giurisdizione universale e reati in alto mare

La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio. Il caso riguarda il trasporto di oltre 70 migranti su un’imbarcazione priva di bandiera, dove un giovane è deceduto per asfissia. La difesa contestava la competenza italiana poiché i fatti sarebbero avvenuti in acque internazionali. Tuttavia, la Corte ha ribadito il principio della giurisdizione universale per reati gravi commessi su navi senza nazionalità dirette verso l’Italia. Sono state inoltre respinte le eccezioni sulla mancata traduzione degli atti e sull’inutilizzabilità delle dichiarazioni dei coindagati.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Giurisdizione universale e reati in alto mare

La giurisdizione universale rappresenta un pilastro fondamentale per il contrasto ai reati transnazionali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della sovranità penale italiana in relazione al traffico di migranti e ai tragici eventi che possono verificarsi durante le traversate in mare aperto.

Analisi dei fatti

Il caso trae origine dal fermo di un soggetto accusato di aver organizzato il trasporto illegale di oltre 70 migranti verso le coste italiane. L’imbarcazione utilizzata, un natante in legno privo di bandiera e di dispositivi di sicurezza, è stata soccorsa in acque internazionali. Durante la traversata, un giovane migrante è deceduto per asfissia all’interno della stiva. L’indagato è stato sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere per i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e omicidio doloso.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale del riesame ha confermato la misura restrittiva, rigettando le eccezioni della difesa. I legali dell’indagato sostenevano il difetto di giurisdizione dello Stato italiano, affermando che il decesso fosse avvenuto in acque internazionali su una nave non soggetta alla legge italiana. Venivano inoltre sollevate questioni relative alla mancata traduzione degli atti processuali e all’inutilizzabilità delle dichiarazioni rese dai coindagati senza l’assistenza di un difensore.

Il caso della giurisdizione universale in acque internazionali

La Suprema Corte ha stabilito che la giurisdizione universale italiana sussiste pienamente in queste circostanze. In base alla Convenzione ONU di Palermo sul crimine organizzato transnazionale, l’Italia può procedere per reati commessi su navi prive di nazionalità (stateless) quando queste sono dirette verso il territorio nazionale. Il principio di universalità della legge penale si applica a reati gravi che producono effetti sostanziali nel territorio dello Stato, indipendentemente dal luogo esatto in cui è avvenuto l’evento letale in mare aperto.

Diritti dell’indagato e giurisdizione universale

Per quanto riguarda le garanzie procedurali, la Corte ha chiarito che la mancata traduzione immediata dell’ordinanza cautelare in una lingua nota all’indagato alloglotta non determina la nullità dell’atto. Tale omissione comporta esclusivamente lo slittamento dei termini per l’impugnazione, che iniziano a decorrere solo dal momento della conoscenza effettiva del provvedimento. Inoltre, le dichiarazioni rese dai coindagati sono state ritenute utilizzabili nella fase cautelare, poiché la sanzione dell’inutilizzabilità opera solo se tali dichiarazioni vengono usate contro chi le ha rese in assenza di garanzie, e non contro terzi.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla necessità di garantire una risposta penale efficace a condotte che mettono a rischio la vita umana su scala internazionale. La Corte ha evidenziato che il radicamento della giurisdizione avviene nel momento in cui il natante entra nella zona contigua italiana o quando l’azione criminale è finalizzata all’ingresso illegale nello Stato. La gravità del reato di omicidio, commesso nell’ambito di un’organizzazione criminale dedita al traffico di esseri umani, giustifica l’applicazione dei criteri di collegamento previsti dalle convenzioni internazionali ratificate dall’Italia.

Le conclusioni

In conclusione, il ricorso è stato rigettato con la conferma della custodia in carcere. I giudici hanno ravvisato un concreto e attuale pericolo di fuga, motivato dai legami dell’indagato con organizzazioni criminali estere capaci di gestire trasporti transcontinentali. La mancanza di un radicamento sul territorio italiano e l’elevata entità della pena prevista per i reati contestati rendono la misura cautelare proporzionata e necessaria per le esigenze di giustizia.

L’Italia può giudicare reati commessi in acque internazionali?
Sì, se i reati sono gravi e commessi su imbarcazioni prive di bandiera dirette verso il territorio nazionale, in base a convenzioni internazionali.

Cosa succede se l’ordinanza cautelare non viene tradotta subito?
La mancata traduzione non rende l’atto nullo, ma i termini per impugnare iniziano a decorrere solo dal momento della conoscenza effettiva del contenuto.

Le dichiarazioni di un coindagato senza avvocato sono valide?
In ambito cautelare, tali dichiarazioni sono utilizzabili contro terzi, purché non vengano usate contro chi le ha rese in assenza di garanzie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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