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Giurisdizione reati terrorismo: il caso TikTok

La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare per un cittadino straniero accusato di istigazione al terrorismo e possesso di materiale istruttivo per ordigni bellici. Nonostante i video fossero stati caricati probabilmente all’estero, la giurisdizione reati terrorismo è stata radicata in Italia poiché i contenuti erano accessibili tramite profili social aperti mentre l’indagato si trovava sul territorio nazionale. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni sulla legittimità costituzionale delle nuove norme antiterrorismo.

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Pubblicato il 20 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Giurisdizione reati terrorismo: il web non cancella i confini legali

Il tema della giurisdizione reati terrorismo assume una rilevanza cruciale nell’era digitale, dove i contenuti pubblicati sui social network possono varcare i confini nazionali in pochi istanti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un cittadino straniero arrestato in Italia per contenuti inneggianti alla lotta armata pubblicati sul proprio profilo TikTok.

Analisi dei fatti

Il caso ha origine presso una Questura italiana, dove un uomo, durante le procedure per la richiesta di protezione internazionale, ha accidentalmente mostrato a un agente di polizia immagini e video sospetti sul proprio smartphone. Le successive ispezioni hanno rivelato la presenza di istruzioni tecniche per la preparazione di ordigni bellici e attacchi a mezzi militari, oltre a video pubblicati su un profilo TikTok aperto, contenenti incitazioni alla violenza e alla guerra santa.

L’indagato era entrato nel territorio nazionale solo una settimana prima dell’accertamento. La difesa ha sostenuto che, essendo i video stati pubblicati presumibilmente prima del suo arrivo in Italia, il giudice italiano non avesse il potere di giudicare tali fatti, mancando la territorialità del reato.

La decisione sulla giurisdizione reati terrorismo

La Suprema Corte ha confermato la validità della misura cautelare della custodia in carcere, respingendo il ricorso della difesa. Il punto centrale della decisione riguarda il radicamento della competenza del giudice italiano. Secondo la Corte, per i reati commessi attraverso canali telematici e social network, la condotta non si esaurisce nel momento del caricamento del video, ma prosegue finché il contenuto resta accessibile al pubblico.

Poiché l’indagato possedeva un profilo social “aperto” e si trovava fisicamente in Italia mentre tali contenuti erano ancora disponibili e diffusi, il reato si considera commesso almeno in parte nel territorio dello Stato. Questo principio estende l’ambito di applicazione della legge penale italiana anche a condotte iniziate all’estero.

La legittimità delle nuove norme antiterrorismo

Oltre alla questione territoriale, la Corte ha analizzato la legittimità dell’art. 270-quinquies.3 c.p., una norma di recente introduzione che punisce la detenzione di materiale istruttivo per finalità terroristiche. La difesa aveva eccepito l’incostituzionalità della norma per mancanza dei requisiti di urgenza nel decreto-legge che l’ha introdotta. I giudici hanno chiarito che tale valutazione spetta al potere politico e non è sindacabile dal giudice ordinario, a meno di una macroscopica e evidente mancanza di presupposti.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’applicazione dell’articolo 6 del codice penale, secondo cui il reato si considera commesso in Italia se l’azione o l’omissione è avvenuta nel territorio dello Stato anche solo in parte. Nel caso di specie, la permanenza dei video online e la loro costante accessibilità da parte di un numero indeterminato di utenti in Italia integra la parte di condotta necessaria a radicare la giurisdizione. Inoltre, la Corte ha sottolineato che il possesso consapevole di istruzioni per la creazione di ordigni, unito alla finalità terroristica desunta dai messaggi di odio pubblicati, giustifica pienamente la gravità degli indizi e la necessità della custodia cautelare.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la rete non costituisce una zona franca rispetto alla sovranità penale. La giurisdizione reati terrorismo trova applicazione ogni qualvolta la condotta, seppur iniziata fuori dai confini, produca effetti o prosegua la sua diffusione all’interno del territorio nazionale. La decisione conferma inoltre il rigore del legislatore nel colpire non solo gli atti materiali di violenza, ma anche la fase preparatoria e di addestramento documentale, considerata un preludio pericoloso alla commissione di attentati.

L’Italia può giudicare video di propaganda terroristica caricati sui social all’estero?
Sì, se i video sono pubblicati su profili aperti e restano accessibili in Italia mentre l’autore si trova nel territorio nazionale, il reato si considera commesso in parte in Italia.

È reato detenere sul cellulare manuali per la costruzione di ordigni?
Sì, la legge italiana punisce chi si procura o detiene consapevolmente materiale con istruzioni per il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo.

Si può giustificare l’istigazione alla violenza come lotta per l’autodeterminazione dei popoli?
No, la Corte ha stabilito che senza la prova di un effettivo inquadramento in un conflitto armato regolato dal diritto internazionale, tali condotte restano nell’ambito del terrorismo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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