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Getto pericoloso di cose: condanna per lancio rifiuti

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di getto pericoloso di cose nei confronti di un’imputata accusata di aver lanciato scarti alimentari e candeggina dal proprio balcone. La difesa aveva eccepito la prescrizione del reato e la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza, sostenendo che il lancio di candeggina non fosse stato formalmente contestato. I giudici hanno rigettato i motivi, evidenziando che le sospensioni legate al periodo pandemico hanno impedito la prescrizione e che il nucleo della condotta era noto all’imputata, rendendo legittima la condanna nonostante le integrazioni probatorie emerse in dibattimento.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Getto pericoloso di cose: quando lanciare rifiuti dal balcone diventa reato

Il reato di getto pericoloso di cose è una fattispecie penale spesso sottovalutata, ma che può portare a conseguenze legali significative, specialmente in contesti condominiali. La recente pronuncia della Corte di Cassazione analizza il caso di un soggetto condannato per aver lanciato scarti alimentari e sostanze corrosive verso la proprietà altrui.

L’analisi dei fatti e il procedimento

La vicenda trae origine dalla condanna in primo grado di un’imputata per la violazione dell’art. 674 c.p. La condotta contestata riguardava il lancio di bucce di melanzane e candeggina dal proprio balcone, atti che avevano causato molestia e imbrattamento alla parte civile. L’imputata ha proposto ricorso lamentando, tra i vari motivi, l’avvenuta prescrizione del reato e l’omessa applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. In primo luogo, i giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione non era decorso, poiché occorreva computare i periodi di sospensione dovuti all’emergenza Covid-19 e ai rinvii richiesti dalla difesa. In secondo luogo, è stata confermata la legittimità della condanna anche in relazione al lancio di candeggina, sebbene tale specifica sostanza non fosse stata dettagliata minuziosamente nel capo d’imputazione originario, poiché il fatto essenziale era rimasto immutato.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla corretta interpretazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza. Secondo i giudici, non vi è violazione se l’imputato ha avuto la possibilità concreta di difendersi su tutte le risultanze probatorie emerse. Nel caso di specie, le modalità della condotta (lancio di rifiuti e liquidi) erano note fin dalla fase predibattimentale. Inoltre, il diniego della tenuità del fatto è stato ritenuto corretto a causa della natura reiterata e abituale delle condotte, che escludono per legge l’applicazione dell’art. 131-bis c.p.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che il getto pericoloso di cose si configura ogni qualvolta la condotta sia idonea a molestare o imbrattare, indipendentemente dalla natura solida o liquida dell’oggetto lanciato. La decisione sottolinea l’importanza di una difesa tecnica che non si limiti a eccezioni generiche, ma che affronti nel merito le argomentazioni della sentenza impugnata. L’inammissibilità del ricorso ha comportato anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

Cosa rischia chi lancia oggetti o liquidi dal balcone?
Il responsabile rischia una condanna penale per getto pericoloso di cose ai sensi dell’art. 674 c.p., che prevede l’ammenda o l’arresto, oltre all’obbligo di risarcire i danni causati.

Si può evitare la condanna se il fatto è di lieve entità?
La non punibilità per tenuità del fatto può essere concessa solo se l’offesa è minima e la condotta non è abituale. Se i lanci sono ripetuti nel tempo, il beneficio viene negato.

Cosa succede se il reato cade in prescrizione?
Se i termini di legge scadono prima della sentenza definitiva, il reato si estingue. Tuttavia, bisogna considerare eventuali sospensioni, come quelle avvenute durante l’emergenza pandemica.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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