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Getto cose pericolose: reato solo se molesta persone

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19605/2024, ha chiarito i limiti del reato di getto cose pericolose (art. 674 c.p.). In un caso di lite condominiale, un uomo era stato condannato per aver gettato ceneri nella proprietà del vicino. La Suprema Corte ha annullato la condanna per tale reato, stabilendo che la norma si applica solo quando l’azione provoca offesa, imbrattamento o molestia diretta alle persone, e non quando riguarda esclusivamente cose. La condanna per minacce è stata invece confermata.

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Pubblicato il 1 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Getto cose pericolose: quando è reato? La Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 19605 del 2024, è intervenuta per definire i confini del reato di getto cose pericolose, previsto dall’articolo 674 del codice penale. La pronuncia stabilisce un principio fondamentale: la condotta non è penalmente rilevante se l’offesa, l’imbrattamento o la molestia hanno ad oggetto esclusivamente cose e non persone. Questo chiarimento è cruciale per dirimere le numerose controversie che nascono, ad esempio, dai cattivi rapporti di vicinato.

I Fatti del Caso: una Lite tra Vicini

La vicenda trae origine da una serie di dissidi tra due vicini di casa, culminati in un procedimento penale. Un uomo veniva condannato in primo e secondo grado per diversi reati, tra cui minaccia aggravata (art. 612 c.p.) e, appunto, getto di cose pericolose. Quest’ultima accusa derivava dal fatto che l’imputato aveva gettato delle ceneri nella proprietà del vicino. Insoddisfatto della decisione della Corte di Appello, l’uomo proponeva ricorso per Cassazione, affidandosi a diversi motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso: dalla Minaccia alle Videoriprese

L’imputato contestava la sentenza su più fronti:

1. Sulla minaccia: Sosteneva che la frase incriminata (“ti spezzo le gambe”) fosse stata erroneamente attribuita e che, in ogni caso, fosse stata pronunciata in un contesto di reciproca conflittualità e con una formula condizionata (“vieni qui che…”), tale da non costituire reato.
2. Sul getto cose pericolose: Argomentava che le ceneri sono un fertilizzante, non avevano danneggiato alcuna pianta e, soprattutto, la condotta era stata rivolta verso cose (il terreno del vicino) e non verso persone.
3. Sulle videoriprese: Eccepiva l’inutilizzabilità delle immagini video, in quanto realizzate da un privato in violazione della normativa sulla privacy.

La Decisione della Cassazione sul Getto Cose Pericolose

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo di ricorso relativo all’art. 674 c.p. Gli Ermellini hanno ribadito un orientamento consolidato secondo cui la contravvenzione di getto cose pericolose non è configurabile quando l’azione ha come bersaglio esclusivo le cose. La norma, infatti, è posta a tutela della persona e richiede che la condotta generi un’offesa, un imbrattamento o una molestia direttamente nei confronti di un individuo.

Nel caso specifico, non era emersa alcuna circostanza da cui desumere un turbamento o una molestia alla persona offesa. L’azione si era esaurita nel gettare le ceneri sul terreno del vicino. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata su questo punto, perché “il fatto non sussiste”, revocando la relativa pena e le statuizioni civili.

Le Altre Questioni: Minaccia e Legittimità delle Videoriprese Private

La Cassazione ha invece dichiarato inammissibili gli altri motivi di ricorso.

Per quanto riguarda la minaccia, la Corte ha considerato le argomentazioni dell’imputato come un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, già adeguatamente valutato dai giudici di primo e secondo grado. Inoltre, ha ricordato che una minaccia condizionata non esclude il reato, a meno che la condizione non sia finalizzata a prevenire un’azione illecita da parte della vittima, circostanza non presente nel caso di specie.

Anche il motivo sull’inutilizzabilità delle videoriprese è stato giudicato manifestamente infondato. La Corte ha confermato che le riprese video eseguite da privati, tramite telecamere che inquadrano luoghi visibili dall’esterno (come ingressi, cortili, balconi), sono pienamente legittime e utilizzabili come prova, senza necessità di autorizzazione giudiziaria. Questo perché chi si trova in tali luoghi non può vantare una pretesa assoluta di riservatezza rispetto a ciò che è liberamente visibile.

Le motivazioni

La motivazione della Corte si fonda su una precisa interpretazione teleologica delle norme. Per l’art. 674 c.p., il bene giuridico tutelato è la sicurezza e la tranquillità delle persone. Pertanto, un’azione che si limita a sporcare o danneggiare un oggetto, senza causare molestia diretta a un individuo, non rientra nel campo di applicazione della norma penale. Per quanto riguarda le videoriprese, il bilanciamento tra il diritto alla prova e il diritto alla privacy pende a favore del primo quando le immagini catturano scene in luoghi esposti alla vista del pubblico, dove l’aspettativa di riservatezza è attenuata. Infine, sulla minaccia, la Corte ha ribadito che la valutazione della sua idoneità a intimidire la vittima è una questione di fatto, incensurabile in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza chiarisce in modo netto che per integrare il reato di getto cose pericolose è indispensabile che la condotta molesti o offenda direttamente le persone. Il semplice imbrattamento di cose non è sufficiente. Viene inoltre confermata la piena legittimità dell’uso di videoriprese private come prova, se queste riguardano aree esterne e pubblicamente visibili, offrendo così uno strumento importante per la tutela della proprietà privata di fronte ad atti di danneggiamento.

Quando lanciare oggetti verso la proprietà altrui costituisce il reato di getto cose pericolose (art. 674 c.p.)?
Secondo la sentenza, il reato si configura solo quando l’azione provoca un’offesa, un imbrattamento o una molestia diretta alle persone. Non è sufficiente che la condotta sia rivolta esclusivamente a cose, come il terreno di un vicino, senza che ne derivi alcun turbamento per le persone.

Una minaccia pronunciata in forma condizionata è sempre un reato?
No, non sempre. La minaccia, anche se condizionata (es. ‘se fai X, ti succederà Y’), costituisce reato. Non lo è, tuttavia, quando la ‘condizione’ imposta alla vittima è finalizzata a prevenire un’azione illecita o inopportuna da parte della stessa. Nel caso di specie, la minaccia non aveva questa finalità e quindi è stata considerata penalmente rilevante.

Le videoriprese effettuate da un privato cittadino sulla propria proprietà sono utilizzabili come prova in un processo penale?
Sì, sono pienamente utilizzabili. La Corte ha ribadito che le videoriprese eseguite da privati, che riprendono aree visibili dall’esterno (come ingressi, cortili o balconi), sono legittime e non necessitano di autorizzazione dell’autorità giudiziaria, poiché in tali luoghi non si può vantare una pretesa assoluta al rispetto della riservatezza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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