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Furto tentato aggravato: pena al minimo e ricorso inammissibile

L’imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo condannava per il reato di furto tentato aggravato. La difesa lamentava l’eccessiva severità della pena inflitta rispetto alla reale entità del fatto commesso. I Supremi Giudici hanno tuttavia rilevato che i giudici di merito hanno quantificato la sanzione esattamente nel minimo edittale previsto dalla legge, ossia otto mesi di reclusione e 310 euro di multa, calcolando la riduzione per il tentativo e senza applicare aumenti per la recidiva. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47279 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 47279/2022)

La contestazione della pena per furto tentato aggravato

I giudici di merito hanno condannato l’imputato per il delitto di furto tentato aggravato su beni esposti alla pubblica fede. La difesa ha deciso di impugnare la decisione della Corte di Appello dinanzi alla Corte di Cassazione. Il ricorrente sosteneva che il trattamento sanzionatorio applicato fosse sproporzionato ed eccessivamente afflittivo rispetto alla reale gravità dell’episodio. L’imputato chiedeva quindi una rivalutazione della pena.

Il codice penale stabilisce limiti precisi per la quantificazione della pena. Il giudice deve bilanciare la gravità oggettiva della condotta, il grado della colpa e le caratteristiche soggettive del responsabile. Quando il reato rimane allo stadio di tentativo, l’ordinamento concede una diminuzione obbligatoria della pena compresa tra un terzo e due terzi.

La struttura del reato e il calcolo della pena

Il furto tentato aggravato richiede una precisa operazione matematica da parte del tribunale. Il punto di partenza consiste nella pena base prevista per il furto aggravato. La legge fissa tale limite in due anni di reclusione e 928 euro di multa. A questo punto, il giudice deve applicare il beneficio della riduzione stabilita per il tentativo.

I giudici di merito hanno operato la massima riduzione prevista dalla legge, pari a due terzi. La pena finale è così scesa a otto mesi di reclusione e 310 euro di multa. Inoltre, il collegio giudicante ha scelto di non applicare gli aumenti legati alla recidiva specifica e reiterata contestata all’imputato. L’imputato ha quindi ottenuto il trattamento punitivo più favorevole possibile.

Le motivazioni dei giudici sul furto tentato aggravato

La Corte di Cassazione ha esaminato la doglianza del ricorrente riguardante la presunta eccessività della misura sanzionatoria. Gli Ermellini hanno evidenziato la totale manifesta infondatezza del motivo di ricorso. La sanzione inflitta coincideva esattamente con il minimo edittale assoluto consentito dalle norme penali.

I magistrati hanno spiegato che nessun giudice può scendere al di sotto del limite minimo previsto dalla legge in assenza di ulteriori circostanze attenuanti. Avendo già applicato la riduzione massima per il tentativo ed escluso ogni incremento per i precedenti penali, la Corte di Appello non poteva ridurre ulteriormente la sanzione. Il ricorso sollevava pertanto censure prive di qualsiasi fondamento giuridico.

Le conclusioni: ricorso inammissibile e sanzione economica

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso proposto dall’imputato. L’inammissibilità scatta quando i motivi presentati risultano manifestamente infondati o contrari alla legge. Questa pronuncia conferma in via definitiva la condanna a otto mesi di reclusione e 310 euro di multa.

Il rigetto dell’impugnazione comporta conseguenze economiche dirette per il ricorrente. I giudici hanno condannato l’imputato al pagamento integrale delle spese processuali. A causa della colpa nella presentazione di un ricorso inammissibile, la Suprema Corte ha altresì disposto il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.

Come si calcola la pena per il delitto tentato?
La legge prevede che la pena stabilita per il reato consumato sia diminuita da un terzo a due terzi quando l’azione non si compie interamente.

Il giudice può scendere al di sotto del minimo edittale di pena?
Il giudice non può scendere sotto la soglia minima prevista dalla legge, salvo il caso in cui concorrano specifiche circostanze attenuanti riconosciute in sentenza.

Cosa accade se un ricorso in Cassazione risulta inammissibile?
La declaratoria di inammissibilità rende definitiva la condanna e comporta l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Tentativo (Delitto tentato)
Situazione in cui un soggetto compie atti idonei e diretti in modo non equivoco a commettere un reato, ma l'azione non si compie o l'evento non si verifica.
Circostanza aggravante
Elemento accessorio del reato che ne aumenta la gravità e comporta una pena più elevata rispetto alla fattispecie base.
Minimo edittale
Limite minimo di pena detentiva o pecuniaria che il giudice può infliggere per uno specifico reato previsto dalla legge.
Recidiva
Condizione personale di chi commette un nuovo reato dopo aver subito una condanna irrevocabile per un delitto precedente.
Inammissibilità del ricorso
Decisione con cui la corte rifiuta di esaminare il ricorso per difetto dei requisiti di legge o manifesta infondatezza dei motivi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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