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Furto in camper: è furto in abitazione? La Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per furto aggravato. Si conferma che il furto in camper integra il reato di furto in abitazione quando il veicolo è usato come dimora privata e non solo come mezzo di trasporto. La Corte rigetta anche le doglianze sulla mancata concessione di attenuanti e sull’eccessività della pena.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto in Camper: Quando si Configura il Reato di Furto in Abitazione?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24686/2024, è tornata a pronunciarsi su un tema di grande interesse pratico: la qualificazione giuridica del furto in camper. La decisione conferma un orientamento consolidato, stabilendo che un camper, se utilizzato come luogo per lo svolgimento di attività tipiche della vita privata, deve essere considerato a tutti gli effetti una ‘privata dimora’. Di conseguenza, il furto commesso al suo interno integra la più grave fattispecie di furto in abitazione prevista dall’art. 624-bis del codice penale.

I Fatti di Causa e i Motivi del Ricorso

Il caso trae origine dalla condanna inflitta dalla Corte d’Appello di Roma a due soggetti per il reato di furto pluriaggravato, commesso in concorso tra loro. Avverso tale sentenza, entrambi gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione, sollevando diverse censure.

Il primo ricorrente lamentava una motivazione carente riguardo al diniego di una circostanza attenuante. Il secondo, invece, ha articolato un motivo più complesso, contestando sia aspetti procedurali sia di merito. In particolare, sosteneva che il camper non potesse essere qualificato come privata dimora e che la pena inflitta fosse eccessiva.

La Qualificazione del Furto in Camper come Reato Grave

Il punto centrale della decisione della Suprema Corte riguarda la natura del camper. Il ricorrente aveva tentato di sostenere che il veicolo dovesse essere considerato un semplice mezzo di locomozione, escludendo così l’applicabilità della norma sul furto in abitazione (art. 624-bis c.p.), che prevede pene più severe rispetto al furto semplice.

La Cassazione ha respinto categoricamente questa tesi, dichiarando il motivo inammissibile perché in contrasto con la giurisprudenza ormai consolidata. Gli Ermellini hanno ribadito il principio secondo cui, ai fini della configurabilità del reato, ciò che conta non è la natura dell’immobile o del manufatto, ma la sua destinazione d’uso. Un camper, nel momento in cui viene utilizzato per attività tipiche della vita privata – come dormire, mangiare o riposare – cessa di essere un mero veicolo e diventa a tutti gli effetti un luogo di privata dimora, meritevole della stessa tutela penale di un’abitazione tradizionale.

Inammissibilità degli Altri Motivi

La Corte ha dichiarato inammissibili anche le altre doglianze. Il ricorso del primo imputato è stato giudicato meramente riproduttivo di argomenti già correttamente esaminati e respinti nei gradi di merito.

Il ricorso del secondo imputato, oltre alla questione del camper, è stato ritenuto inammissibile anche per vizi formali, in quanto non rispettava i requisiti previsti dall’art. 581 del codice di procedura penale, che impone di indicare chiaramente i punti della decisione impugnata e le ragioni di fatto e di diritto a sostegno. Anche la censura sull’eccessività della pena è stata giudicata infondata, poiché la sua determinazione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, che nel caso specifico aveva fornito una motivazione adeguata.

Le Motivazioni della Decisione

La Suprema Corte ha fondato la sua decisione su due pilastri principali. In primo luogo, ha riaffermato l’importanza dei requisiti formali del ricorso per cassazione, la cui mancanza comporta l’inammissibilità dell’impugnazione senza scendere nel merito. In secondo luogo, ha consolidato l’interpretazione funzionale del concetto di ‘privata dimora’. La tutela penale rafforzata prevista dall’art. 624-bis c.p. non protegge la proprietà in sé, ma la sfera di intimità e riservatezza della persona. Pertanto, qualsiasi luogo in cui questa sfera si esplica, che sia una casa, una tenda o un camper, merita la medesima protezione. La Corte ha ritenuto che l’argomento sull’eccessività della pena fosse manifestamente infondato, in quanto la graduazione della sanzione è una scelta discrezionale del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se, come in questo caso, è stata adeguatamente giustificata.

Conclusioni

L’ordinanza in commento rappresenta un’importante conferma di un principio giuridico fondamentale: la nozione di ‘privata dimora’ ha un carattere funzionale e non strutturale. Chi commette un furto in camper adibito a dimora, anche temporanea, non risponde di furto semplice, ma della più grave fattispecie di furto in abitazione. Questa decisione offre maggiore tutela a chi utilizza camper e roulotte per la propria vita privata, equiparando di fatto la sicurezza di questi spazi a quella delle abitazioni tradizionali e fungendo da deterrente contro questo tipo di reati.

Un furto in un camper è sempre considerato furto in abitazione?
No, lo è solo quando il camper viene concretamente utilizzato per lo svolgimento di attività tipiche della vita privata (come dormire o mangiare) e non come semplice mezzo di trasporto. La destinazione d’uso effettiva è il fattore decisivo.

Perché i ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili?
Per diverse ragioni. Un ricorso era una mera ripetizione di argomentazioni già respinte. L’altro presentava vizi formali, non indicando specificamente i motivi dell’impugnazione, e le sue argomentazioni di merito erano in contrasto con la giurisprudenza consolidata o manifestamente infondate.

È possibile contestare in Cassazione l’entità della pena decisa dal giudice di merito?
Sì, ma solo se la motivazione del giudice è assente, contraddittoria o manifestamente illogica. La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e, se giustificata adeguatamente, non è sindacabile dalla Corte di Cassazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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