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Furto in abitazione: validità impronte digitali

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per furto in abitazione commesso nel 2015. La difesa contestava l’utilizzabilità delle impronte digitali rilevate sul luogo del delitto, sostenendo che si trattasse di accertamenti irripetibili eseguiti senza garanzie difensive. La Suprema Corte ha invece chiarito che il rilievo delle impronte è un’operazione materiale urgente (Art. 354 c.p.p.) e non un accertamento tecnico valutativo. È stata inoltre respinta l’eccezione di prescrizione, confermando che la sospensione di 64 giorni dovuta all’emergenza Covid-19 ha spostato il termine finale oltre la data della sentenza di appello.

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Pubblicato il 31 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto in abitazione: la validità delle impronte digitali

Il reato di furto in abitazione è una fattispecie che tocca profondamente la sicurezza dei cittadini. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su due punti fondamentali: la natura dei rilievi della polizia scientifica e il calcolo della prescrizione dopo l’emergenza pandemica.

Il caso e le prove raccolte

La vicenda riguarda un’intrusione domestica avvenuta a Palermo. Gli inquirenti avevano raccolto prove decisive, tra cui filmati di videosorveglianza condominiale che mostravano due donne entrare e uscire dall’edificio in un arco temporale compatibile con il delitto. Tuttavia, l’elemento cardine era rappresentato dalle impronte digitali e palmari rinvenute all’interno dell’appartamento.

Rilievi urgenti vs Accertamenti tecnici

Uno dei punti centrali del ricorso riguardava l’utilizzabilità dei risultati dattiloscopici. La difesa sosteneva che il prelievo delle impronte fosse un accertamento tecnico irripetibile, richiedendo quindi la presenza di un difensore. La Corte ha rigettato questa tesi, distinguendo tra operazioni materiali e valutazioni scientifiche. Il semplice rilievo di tracce sul luogo del reato è un atto urgente di polizia giudiziaria che non richiede il contraddittorio preventivo.

La questione della prescrizione post-Covid

Un altro aspetto rilevante ha riguardato il calcolo del tempo necessario per l’estinzione del reato. La difesa invocava la prescrizione, ma i giudici hanno applicato correttamente la normativa emergenziale. La sospensione dei termini processuali per 64 giorni, introdotta durante la pandemia, ha infatti impedito che il reato si estinguesse prima della sentenza di secondo grado.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla corretta qualificazione giuridica degli atti di indagine. Secondo i giudici, l’attività di individuazione e rilevamento delle impronte papillari rientra pienamente nella disciplina dell’Art. 354 c.p.p. Si tratta di operazioni urgenti di natura meramente materiale che non presuppongono un’attività valutativa su base tecnico-scientifica complessa, a differenza degli accertamenti previsti dagli articoli 359 e 360 c.p.p. Inoltre, la Corte ha ribadito che il controllo sulla valutazione delle prove spetta ai giudici di merito: se la ricostruzione dei fatti è logica e supportata da elementi come i filmati e le impronte, la Cassazione non può sostituire la propria visione a quella dei giudici precedenti.

Le conclusioni

In conclusione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. La sentenza conferma che le prove scientifiche raccolte nell’immediatezza del fatto, come le impronte digitali, mantengono piena validità processuale anche se eseguite senza il difensore, purché siano correttamente documentate. La decisione sottolinea inoltre l’importanza di un calcolo rigoroso dei termini di prescrizione, tenendo conto delle sospensioni legislative speciali, garantendo così che la giustizia faccia il suo corso nonostante i ritardi causati da eventi eccezionali come la pandemia.

Il prelievo di impronte digitali richiede la presenza di un avvocato?
No, la Corte ha stabilito che il rilievo delle impronte è un’operazione materiale urgente e non un accertamento tecnico valutativo, pertanto non richiede le garanzie del contraddittorio.

Come si calcola la prescrizione dopo l’emergenza Covid-19?
Ai termini ordinari di prescrizione vanno aggiunti 64 giorni di sospensione per i procedimenti che erano pendenti o fissati durante il periodo emergenziale del 2020.

Si può contestare la valutazione dei filmati in Cassazione?
No, la Cassazione non può riesaminare il merito delle prove video se i giudici di primo e secondo grado hanno fornito una motivazione logica e coerente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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