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Furto in abitazione: immobili in ristrutturazione

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione commesso all’interno di un immobile temporaneamente disabitato per lavori di ristrutturazione. Il ricorrente contestava la qualificazione del luogo come privata dimora, ma i giudici hanno ribadito che un edificio non abbandonato, seppur oggetto di interventi edilizi, rientra nella tutela dell’art. 624-bis c.p. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per genericità e manifesta infondatezza, con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto in abitazione: la tutela degli immobili in ristrutturazione

Il furto in abitazione è un reato che desta particolare allarme sociale, ma la sua configurabilità giuridica dipende strettamente dalla definizione di ‘privata dimora’. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha chiarito se tale fattispecie sussista anche quando l’immobile è temporaneamente vuoto per lavori.

Il caso del furto in abitazione in cantiere

La vicenda trae origine dalla condanna di un soggetto per un furto commesso all’interno di un fabbricato. La difesa ha basato il proprio ricorso sulla tesi che l’immobile, essendo interessato da lavori di ristrutturazione e non abitato al momento del fatto, non potesse essere considerato una ‘privata dimora’ ai sensi dell’art. 624-bis del Codice Penale. Secondo questa prospettiva, il reato avrebbe dovuto essere riqualificato in una forma meno grave di furto.

La decisione della Corte di Cassazione

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha rilevato come le doglianze fossero generiche e meramente riproduttive di quanto già espresso e respinto in sede di appello. La giurisprudenza è ormai consolidata nel ritenere che la protezione della legge non venga meno solo perché il proprietario non risiede fisicamente nell’immobile durante un determinato periodo, come nel caso di interventi edilizi programmati.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sul concetto di non abbandono dell’immobile. Ai fini della configurabilità del furto in abitazione, integra la nozione di privata dimora anche l’immobile che, seppure momentaneamente non abitato, debba ritenersi non abbandonato. Un alloggio destinatario di un intervento edilizio è chiaramente sotto il controllo e nella disponibilità del titolare, il quale manifesta la volontà di mantenere il legame con il bene proprio attraverso l’esecuzione dei lavori. Pertanto, la destinazione ad uso abitativo rimane intatta, così come la tutela penale rafforzata prevista dal legislatore per i luoghi di privata dimora.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha ribadito che la ristrutturazione non trasforma una casa in un luogo pubblico o abbandonato. Chi commette un furto in un cantiere domestico risponde del reato di furto in abitazione, con tutte le conseguenze sanzionatorie del caso. Il ricorrente, oltre alla conferma della pena, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza del ricorso presentato.

Un furto in una casa vuota per lavori è considerato furto in abitazione?
Sì, la Cassazione stabilisce che un immobile in ristrutturazione non è considerato abbandonato e mantiene la qualifica di privata dimora ai fini penali.

Cosa rischia chi presenta un ricorso in Cassazione giudicato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e solitamente al versamento di una somma tra i mille e i tremila euro alla Cassa delle ammende.

Qual è la differenza tra casa disabitata e casa abbandonata?
Una casa disabitata per lavori è ancora sotto il controllo del proprietario, mentre una casa abbandonata è priva di qualsiasi nesso attuale con la vita privata di qualcuno.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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