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Furto in abitazione: il cortile recintato è dimora

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha confermato che un cortile recintato e chiuso da un cancello rientra nel concetto di privata dimora, rendendo non applicabile la derubricazione a furto semplice. È stata negata anche l’attenuante del danno di lieve entità, dato il valore di 1300 euro della refurtiva.

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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto in Abitazione: Anche il Cortile Recintato è Spazio Protetto

La definizione di furto in abitazione è spesso al centro di dibattiti legali, specialmente quando il reato non avviene all’interno delle mura domestiche ma nelle sue pertinenze. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: anche un cortile, se opportunamente delimitato e protetto, rientra a pieno titolo nella nozione di privata dimora, giustificando la più grave imputazione prevista dall’art. 624-bis del codice penale.

Il Caso: Furto in un Cortile e la Difesa dell’Imputato

Il caso in esame riguarda un individuo condannato sia in primo grado che in appello per il reato di furto in abitazione. Il furto era avvenuto all’interno di un cortile di pertinenza di un’abitazione. La difesa dell’imputato ha presentato ricorso in Cassazione, basandosi su due argomenti principali:

1. La richiesta di riqualificare il reato in furto semplice (art. 624 c.p.), sostenendo che un cortile non potesse essere considerato ‘privata dimora’.
2. La richiesta di applicare l’attenuante del danno di particolare tenuità (art. 62 n. 4 c.p.).

L’imputato sosteneva che l’area esterna non godesse della stessa tutela dell’abitazione vera e propria. Tuttavia, le corti di merito avevano già respinto questa tesi, evidenziando come il cortile fosse chiaramente delimitato da un muretto, una recinzione metallica e un cancello, che veniva regolarmente chiuso dalla persona offesa.

La Decisione della Cassazione sul Furto in Abitazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, considerandolo ‘reiterativo e manifestamente infondato’. Gli Ermellini hanno confermato in toto la decisione della Corte d’Appello, chiarendo due punti cruciali.

La Nozione di Privata Dimora

La Corte ha ribadito che il concetto di ‘privata dimora’ ai fini del furto in abitazione è ampio e non si limita ai soli locali interni. Citando una precedente sentenza delle Sezioni Unite, ha specificato che rientrano in questa nozione tutti i luoghi in cui si svolgono, anche in modo non occasionale, atti della vita privata e che non sono aperti al pubblico o accessibili a terzi senza il consenso del titolare. Questo include non solo l’abitazione ma anche le sue pertinenze, come giardini, garage e, appunto, cortili, a condizione che siano protetti da intrusioni esterne.

L’Esclusione dell’Attenuante del Danno Lieve

Anche il secondo motivo di ricorso è stato respinto. La Corte ha ritenuto che un danno patrimoniale di 1.300 euro fosse ‘tutt’altro che lieve’ e quindi insufficiente a giustificare l’applicazione dell’attenuante. Inoltre, è stato precisato che la breve durata del possesso della refurtiva non era dovuta a un’iniziativa dell’imputato, ma esclusivamente al rapido intervento delle Forze di Polizia, un fattore che non può andare a suo vantaggio.

Le Motivazioni della Corte

Le motivazioni della Corte si fondano su un’interpretazione consolidata e protettiva della sfera privata del cittadino. La ratio dell’art. 624-bis c.p. è quella di tutelare non solo il patrimonio, ma anche la sicurezza e la tranquillità personale all’interno dei luoghi in cui si svolge la vita privata. Un cortile recintato e chiuso è, a tutti gli effetti, un’estensione dello spazio domestico, un’area in cui il titolare ha il diritto di sentirsi al sicuro da intrusioni. Di conseguenza, violare tale spazio integra la fattispecie più grave del furto in abitazione.

La manifesta infondatezza del ricorso deriva dal fatto che l’appellante non ha offerto argomenti nuovi o capaci di mettere in discussione la logica e coerente motivazione della sentenza d’appello, limitandosi a riproporre le medesime censure già respinte.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

Questa ordinanza consolida un orientamento giurisprudenziale di grande importanza pratica. Stabilisce chiaramente che la tutela offerta dal reato di furto in abitazione si estende a tutte le pertinenze che siano visibilmente delimitate e protette. Per i cittadini, ciò significa una maggiore protezione legale per aree come giardini e cortili. Per gli operatori del diritto, rappresenta un ulteriore punto fermo nell’interpretazione di una norma cruciale per la sicurezza della persona e del suo patrimonio all’interno della sfera privata.

Un furto commesso in un cortile recintato è considerato furto in abitazione?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che un cortile delimitato da un muretto, una recinzione e un cancello chiuso rientra nella nozione di privata dimora o sua pertinenza, configurando quindi il reato di furto in abitazione (art. 624-bis c.p.).

Quando si può applicare l’attenuante del danno di lieve entità?
Nel caso esaminato, l’attenuante non è stata concessa perché il valore della refurtiva (1.300 euro) è stato ritenuto ‘tutt’altro che lieve’. La concessione dell’attenuante dipende dalla valutazione oggettiva del danno patrimoniale causato.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché i motivi presentati erano ripetitivi di quelli già respinti in appello e manifestamente infondati, in quanto non si confrontavano adeguatamente con la motivazione della sentenza impugnata e con la giurisprudenza consolidata della Corte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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