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Furto con destrezza: quando scatta l’aggravante?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24471/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per furto aggravato. La Corte ha confermato che l’aggravante del furto con destrezza sussiste quando l’agente utilizza particolare abilità o astuzia per eludere la vigilanza della vittima, anche se questa è solo momentaneamente distratta. Nel caso di specie, l’aver seguito la vittima e aver inserito rapidamente la mano nella sua borsa è stato ritenuto un comportamento che integra tale aggravante, differenziandosi dal mero approfittare di una casuale disattenzione.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto con Destrezza: La Cassazione Chiarisce i Confini dell’Aggravante

Il concetto di furto con destrezza è spesso al centro di dibattiti legali, poiché la linea di confine tra un furto semplice e uno aggravato può essere sottile. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito un’importante occasione per ribadire i principi che definiscono questa specifica aggravante. Analizziamo come l’abilità e l’astuzia dell’agente, e non la semplice disattenzione della vittima, siano gli elementi chiave per la sua configurazione.

I Fatti del Caso

Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda una donna condannata nei primi due gradi di giudizio per aver sottratto un portafoglio dalla borsa di un’altra persona. La difesa dell’imputata ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che l’aggravante della destrezza fosse stata erroneamente applicata. Secondo la tesi difensiva, la consumazione del furto era stata possibile solo grazie a una distrazione della persona offesa, non provocata attivamente dall’imputata.

Tuttavia, le prove raccolte, tra cui le immagini di un sistema di videosorveglianza e le dichiarazioni di un addetto alla sicurezza, dipingevano un quadro diverso. Emergeva chiaramente che l’imputata aveva agito con premeditazione e abilità: aveva seguito la vittima per un certo tempo, tentato il colpo in più occasioni e, infine, aveva introdotto con un gesto fulmineo la mano nella borsa della vittima per sottrarre il portafoglio.

L’Aggravante del Furto con Destrezza nel Codice Penale

L’articolo 625, comma 1, numero 4, del Codice Penale prevede un aumento di pena se il furto è commesso “con destrezza”. La giurisprudenza ha da tempo chiarito che la destrezza non coincide con la mera rapidità o l’occultamento dell’azione. Essa consiste in una condotta caratterizzata da particolare abilità, astuzia o avvedutezza, idonea a sorprendere, attenuare o eludere la vigilanza del detentore sulla cosa.

In altre parole, non è sufficiente che l’autore del reato si limiti ad approfittare di una situazione favorevole e non provocata, come una momentanea disattenzione della vittima. È necessario che ponga in essere un quid pluris, un’azione qualificata che dimostri una speciale capacità nel superare le difese, anche minime, poste a protezione del bene.

La Decisione della Corte di Cassazione sul Furto con Destrezza

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto che il motivo del ricorso fosse una mera riproposizione di argomenti già valutati e correttamente respinti dalla Corte d’Appello, senza una critica specifica e puntuale alla motivazione della sentenza impugnata.

Nel merito, la Corte ha colto l’occasione per riaffermare la sua consolidata interpretazione dell’aggravante. Ha sottolineato che la condotta dell’imputata non era stata un semplice approfittamento di una circostanza fortuita. Al contrario, l’azione era stata pianificata e portata a termine con una tecnica che dimostrava astuzia e abilità, elementi che integrano pienamente la nozione di destrezza.

Le Motivazioni

La motivazione della Corte si fonda sulla distinzione cruciale tra approfittare passivamente di una distrazione e agire attivamente con abilità per superare la sorveglianza. La giurisprudenza, anche delle Sezioni Unite, è concorde nel ritenere che l’aggravante del furto con destrezza sussiste quando l’agente, prima o durante l’impossessamento, compie un’azione caratterizzata da particolare abilità, idonea a eludere la vigilanza della vittima. Questo si verifica anche quando la vittima è momentaneamente distratta, se l’azione del ladro è particolarmente scaltra, come nel caso di un rapido inserimento della mano in una borsa o in una tasca.

Nel caso specifico, l’aver pedinato la vittima e aver agito con un gesto fulmineo è stato considerato un comportamento che va oltre la semplice occasione, configurando quella particolare abilità richiesta dalla norma.

Conclusioni

La decisione in esame consolida un principio fondamentale in materia di reati contro il patrimonio: la qualificazione di un furto come aggravato dalla destrezza dipende interamente dalla condotta dell’agente. Le implicazioni pratiche sono significative: qualsiasi accorgimento, anche minimo, che dimostri astuzia e sia finalizzato a sorprendere la vigilanza della vittima, può portare a un sensibile aumento della pena. La sentenza serve da monito, chiarendo che il diritto penale sanziona più duramente non solo l’appropriazione indebita, ma anche l’ingegno e la scaltrezza impiegati per violare la sfera di protezione dei beni altrui.

Quando un furto si considera aggravato dalla destrezza?
Un furto si considera aggravato dalla destrezza quando chi lo commette utilizza una particolare abilità, astuzia o sveltezza per sorprendere, attenuare o eludere la sorveglianza della vittima sul bene. Non è sufficiente approfittare di una distrazione casuale della vittima.

È necessario che il ladro provochi la distrazione della vittima per configurare il furto con destrezza?
No, non è strettamente necessario. Secondo la Corte, l’aggravante sussiste anche se la vittima è momentaneamente distratta per altre ragioni, a condizione che l’agente metta in atto una condotta abile e astuta per approfittarne e superare la vigilanza residua.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente, quest’ultimo viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende, come stabilito dall’art. 616 del codice di procedura penale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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