LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Furto aggravato supermercato: la Cassazione conferma

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due persone condannate per tentato furto. La Corte conferma che la merce esposta sugli scaffali di un supermercato si considera esposta alla pubblica fede, configurando così il furto aggravato supermercato, anche in presenza di una vigilanza non continuativa.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Furto Aggravato in Supermercato: Quando la Vigilanza Non Basta

Un recente provvedimento della Corte di Cassazione torna a fare chiarezza su un tema molto dibattuto: il furto aggravato supermercato. La questione centrale riguarda la sussistenza dell’aggravante dell’esposizione della merce alla pubblica fede, anche quando nel punto vendita sono presenti sistemi di sorveglianza. Con l’ordinanza in esame, i giudici supremi hanno ribadito un orientamento consolidato, dichiarando inammissibile il ricorso di due imputate e confermando la loro condanna.

I Fatti del Caso: Il Ricorso in Cassazione

Due donne, condannate per tentato furto in un supermercato, hanno presentato ricorso in Cassazione basandosi su tre motivi principali. In primo luogo, sostenevano che l’aggravante dell’esposizione alla pubblica fede non dovesse applicarsi, poiché la merce era sotto il controllo diretto e costante di un addetto alla sicurezza. In secondo luogo, una delle ricorrenti contestava l’applicazione della recidiva. Infine, entrambe si opponevano al diniego della richiesta di convertire la pena detentiva in libertà controllata. La Corte d’Appello aveva già respinto queste argomentazioni, e la Cassazione è stata chiamata a valutarne la legittimità.

Furto aggravato supermercato: L’analisi della Corte

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendoli riproduttivi di censure già correttamente valutate e disattese nel giudizio di merito. La motivazione della Corte di Appello è stata giudicata logica, congrua e immune da vizi di legittimità. Vediamo nel dettaglio i punti chiave.

L’Aggravante dell’Esposizione alla Pubblica Fede

Il cuore della decisione riguarda l’articolo 625, n. 7 del codice penale. La giurisprudenza costante, ribadita in questa ordinanza, stabilisce che nei supermercati, dove vige il sistema del self-service, la merce sugli scaffali è considerata esposta alla pubblica fede. La vigilanza esercitata dal personale, infatti, ha un carattere discontinuo, occasionale o a campione, e non costituisce una custodia continua e diretta.

Anche la presenza di sistemi di videosorveglianza non esclude l’aggravante. Questi strumenti sono considerati un mero ausilio per l’identificazione successiva dei responsabili, ma non sono idonei a interrompere l’azione criminosa nel momento in cui si compie. Solo una sorveglianza specificamente efficace nell’impedire la sottrazione del bene potrebbe escludere l’aggravante, condizione che non ricorre nella normale gestione di un supermercato.

La Valutazione sulla Recidiva

Per quanto riguarda la recidiva, la Corte ha richiamato l’insegnamento delle Sezioni Unite. Il giudice non deve limitarsi a un riscontro formale dell’esistenza di precedenti penali, ma deve verificare in concreto se la reiterazione dell’illecito sia un sintomo effettivo di riprovevolezza e pericolosità sociale. Nel caso specifico, la Corte di merito ha correttamente motivato la sua decisione sulla base della stessa natura dei reati (furto e tentato furto) e della vicinanza temporale tra i fatti, elementi che indicavano una personalità incline a delinquere.

Il Diniego della Conversione della Pena

Infine, la Cassazione ha confermato la legittimità del rifiuto di convertire la pena detentiva in libertà controllata. La decisione del giudice di merito si basava su elementi concreti e negativi: l’assenza di un domicilio stabile delle imputate, la loro costante mobilità sul territorio nazionale e i precedenti penali per reati della stessa indole. Questi fattori, valutati secondo i criteri dell’articolo 133 del codice penale, hanno portato a ritenere la personalità delle imputate incompatibile con la concessione di pene sostitutive, che hanno natura premiale.

Le motivazioni della decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi inammissibili perché non si confrontavano adeguatamente con le motivazioni, logiche e giuridicamente corrette, della Corte d’Appello. I motivi di ricorso erano mere riproposizioni di argomenti già esaminati e respinti, senza una critica puntuale alla decisione impugnata. La Corte ha quindi applicato principi giurisprudenziali consolidati, sia in tema di furto aggravato che di valutazione della personalità del reo ai fini della recidiva e delle pene sostitutive. L’inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna delle ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Conclusioni

Questa ordinanza rafforza un principio fondamentale per chi opera nel settore della grande distribuzione: la merce esposta sugli scaffali in modalità self-service è sempre considerata esposta alla pubblica fede. Di conseguenza, il furto di tali beni configura, di norma, un furto aggravato supermercato. La presenza di vigilanza o telecamere, se non in grado di garantire un controllo assoluto e ininterrotto su ogni singolo bene, non è sufficiente a escludere questa aggravante, con importanti conseguenze sul piano sanzionatorio per i responsabili.

Perché il furto in un supermercato è considerato aggravato dall’esposizione alla pubblica fede?
Perché la merce, esposta sugli scaffali in un sistema self-service, è affidata all’onestà generale dei clienti piuttosto che essere sotto una custodia continua e diretta. La vigilanza del personale è ritenuta occasionale e non sufficiente a eliminare questa condizione di affidamento.

La presenza di guardie giurate o di telecamere di videosorveglianza esclude l’aggravante?
No. Secondo la Corte, una vigilanza generica, saltuaria o a campione, così come un sistema di videosorveglianza (utile per l’identificazione post-reato), non sono sufficienti a escludere l’aggravante. Solo una sorveglianza specificamente efficace nell’impedire fisicamente e immediatamente la sottrazione del bene potrebbe farlo.

Su quali basi un giudice può negare la conversione della pena detentiva in una sanzione sostitutiva come la libertà controllata?
Il giudice può negarla basandosi sui criteri dell’art. 133 del codice penale, che includono la personalità dell’imputato. Nel caso di specie, il diniego è stato motivato dall’assenza di un domicilio stabile, dalla costante mobilità sul territorio nazionale e dai precedenti penali per reati della stessa indole, elementi che indicavano una personalità negativa e un rischio di ricaduta nel reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati