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Fumus commissi delicti: Cassazione annulla sequestro

La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo di oltre 166.000 euro a carico di un medico. La decisione si fonda sulla radicale carenza di motivazione del provvedimento impugnato, che non ha dimostrato in modo concreto il ‘fumus commissi delicti’ per le accuse di truffa e corruzione, riducendole a meri sospetti non supportati da elementi probatori.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il Fumus Commissi Delicti non è Mero Sospetto: la Cassazione Annulla Sequestro

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 25669/2024, ha riaffermato un principio fondamentale in materia di misure cautelari reali: per disporre un sequestro preventivo, il fumus commissi delicti deve essere supportato da elementi concreti e non da mere congetture. La Corte ha annullato senza rinvio il sequestro di una cospicua somma di denaro a carico di un medico, accusato di truffa e corruzione, a causa della radicale carenza di motivazione del provvedimento impugnato.

I Fatti: Le Accuse di Truffa e Corruzione a un Medico

Il caso riguarda un medico, direttore di un’unità operativa di oculistica universitaria, che operava in regime di esclusività con la struttura pubblica. Le accuse a suo carico erano duplici:

1. Truffa ai danni dello Stato (art. 640 c.p.): Si contestava al professionista di aver svolto attività medica privata in violazione del patto di esclusività, tacendo maliziosamente tale circostanza all’ente pubblico e continuando così a percepire indebitamente l’indennità di esclusiva.
2. Corruzione (art. 319 c.p.): L’accusa sosteneva che il medico, in concorso con altri, avrebbe favorito pazienti provenienti dalla sua attività privata, permettendo loro di saltare le liste d’attesa per interventi chirurgici presso la struttura pubblica in cambio di denaro o della promessa di esso.

Sulla base di queste accuse, il Giudice per le Indagini Preliminari aveva disposto un sequestro preventivo di circa 167.000 euro, provvedimento poi confermato dal Tribunale del Riesame.

Il Sequestro Preventivo e la Valutazione del Fumus Commissi Delicti

Il cuore della questione legale portata dinanzi alla Suprema Corte era la valutazione del fumus commissi delicti, ovvero la sussistenza di sufficienti indizi per ritenere verosimile la commissione dei reati contestati. La difesa del medico ha sostenuto che l’ordinanza del Tribunale del Riesame fosse priva di una motivazione adeguata su questo punto cruciale, limitandosi a formulare ipotesi accusatorie senza il necessario supporto probatorio.

La Cassazione ha accolto in pieno questa tesi, procedendo a una disamina critica della motivazione fornita dal giudice del riesame per entrambi i capi d’imputazione.

La Decisione della Cassazione: Quando il Sospetto non Basta

La Corte ha stabilito che la motivazione dell’ordinanza impugnata era talmente carente da essere considerata ‘meramente apparente’, il che equivale a un’assenza totale di motivazione. Per questo, ha annullato il provvedimento di sequestro senza nemmeno la necessità di un nuovo giudizio.

L’Insufficienza degli Indizi per la Truffa

Per quanto riguarda l’accusa di truffa, il Tribunale si era limitato a collegare il reato alla ‘percezione indebita dell’indennità di esclusività’. Tuttavia, ha omesso completamente di motivare in ordine agli ‘artifizi e raggiri’ che costituiscono l’elemento essenziale della truffa. La Cassazione ha ricordato che il semplice silenzio o l’omissione di una comunicazione non integrano automaticamente un raggiro, a meno che non si configuri un ‘silenzio espressivo’, ovvero un comportamento concludente idoneo a ingannare. Su questo aspetto, l’ordinanza era ‘radicalmente silente’.

Il Mero Sospetto per la Corruzione

Anche riguardo all’accusa di corruzione, la motivazione è stata giudicata apparente. Il Tribunale aveva apoditticamente affermato che i compensi percepiti dal medico in privato contenessero una parte destinata a ‘velocizzare gli interventi’ pubblici. Questa, secondo la Suprema Corte, è un’affermazione ‘del tutto apodittica’ che si risolve in un ‘mero sospetto’, in assenza di qualsiasi elemento probatorio a conferma. Mancava, inoltre, ogni accertamento su elementi fattuali cruciali, come le prestazioni mediche effettivamente eseguite nel pubblico e la loro tempistica.

le motivazioni

La Corte di Cassazione ha ribadito che il giudice, nel valutare il fumus commissi delicti per un sequestro preventivo, non può limitarsi a una verifica astratta della configurabilità del reato. Deve, invece, condurre un’analisi concreta e puntuale degli elementi forniti, indicando le ragioni che rendono sostenibile l’impostazione accusatoria. Una motivazione che si basa su affermazioni generiche, apodittiche o su meri sospetti è da considerarsi ‘apparente’ e, quindi, illegittima. Anche il collegamento tra la somma sequestrata e il presunto profitto del reato deve essere motivato, cosa che nel caso di specie non era avvenuta.

le conclusioni

Questa sentenza rappresenta un importante monito a garanzia dei diritti individuali. Sottolinea la necessità di rigore nell’applicazione di misure invasive come il sequestro preventivo, che non possono fondarsi su accuse generiche o congetturali. Per i professionisti e i cittadini, ciò significa una maggiore tutela contro provvedimenti cautelari non adeguatamente supportati da un quadro indiziario concreto e specifico. Viene chiarito che la violazione di un obbligo contrattuale, come quello di esclusività, non si traduce automaticamente in un reato di truffa se mancano le specifiche condotte ingannatorie richieste dalla legge penale.

Per ordinare un sequestro preventivo, è sufficiente un semplice sospetto che sia stato commesso un reato?
No, secondo la Corte, non basta un mero sospetto. È necessario che il giudice valuti la sussistenza del fumus commissi delicti in modo concreto, basandosi su elementi puntuali e coerenti che rendano sostenibile l’accusa, anche se non sono richieste prove gravi come per le misure cautelari personali.

La semplice violazione del patto di esclusività da parte di un medico dipendente pubblico integra automaticamente il reato di truffa?
No. La sentenza chiarisce che per il reato di truffa sono necessari specifici ‘artifizi e raggiri’. La Corte ha annullato l’ordinanza proprio perché il Tribunale non aveva motivato su quali concrete condotte ingannatorie, oltre al mero silenzio, avesse posto in essere il medico per indurre in errore l’ente pubblico.

Cosa significa che una motivazione è ‘meramente apparente’ e quali sono le conseguenze?
Una motivazione è ‘meramente apparente’ quando, pur esistendo formalmente, è talmente generica, apodittica o contraddittoria da non spiegare le ragioni reali della decisione. Nel caso esaminato, la Corte ha ritenuto tale la motivazione sulla corruzione, basata su una congettura non provata. La conseguenza è una carenza di motivazione così radicale da portare all’annullamento del provvedimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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