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Frode in commercio: la Cassazione sull’olio

La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di frode in commercio relativo alla vendita di olio di oliva declassato. Una società era stata sanzionata per aver miscelato olio lampante, non idoneo al consumo, vendendolo come extravergine. La difesa contestava la classificazione merceologica basata sul numero di perossidi, ma la Corte ha confermato che il superamento della soglia di 20 determina il declassamento automatico a olio lampante. Tuttavia, la sentenza è stata annullata limitatamente alla determinazione della confisca per equivalente. I giudici di appello non avevano fornito una motivazione adeguata sul calcolo del profitto illecito, omettendo di rispondere alle specifiche doglianze difensive riguardanti la corrispondenza tra le operazioni contestate e il valore dei beni confiscati.

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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Frode in commercio: la classificazione dell’olio e la responsabilità degli enti

La tutela della qualità alimentare rappresenta un pilastro del nostro ordinamento, e la frode in commercio è il reato cardine posto a presidio della correttezza negli scambi. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha analizzato i criteri tecnici per la classificazione dell’olio di oliva e le conseguenze patrimoniali per le aziende coinvolte in illeciti qualitativi.

I fatti di causa

Il caso riguarda una società operante nel settore oleario, accusata di aver immesso sul mercato partite di olio dichiarate come extravergine, ma risultate in realtà composte da miscele di oli di qualità inferiore, tra cui il cosiddetto olio lampante. Quest’ultimo, per legge, non può essere commercializzato al dettaglio né utilizzato per il consumo alimentare diretto senza previa raffinazione. La contestazione riguardava sia la frode qualitativa che quella geografica, con oli di origine straniera spacciati per italiani.

La decisione della Cassazione sulla frode in commercio

La Suprema Corte ha rigettato i motivi di ricorso relativi alla responsabilità penale e amministrativa dell’ente. Il punto centrale della discussione riguardava il superamento del limite dei perossidi. Secondo i giudici, il superamento della soglia di 20 milliequivalenti di ossigeno per chilo impone il declassamento del prodotto. Tale parametro non è una mera irregolarità tecnica, ma determina l’appartenenza dell’olio alla categoria ‘lampante’, rendendo la sua vendita come extravergine una chiara ipotesi di frode in commercio.

La classificazione merceologica dell’olio

La Corte ha chiarito che la normativa europea (Reg. CEE 2568/1991) definisce categorie rigide. Se un olio non rispetta anche uno solo dei parametri previsti per l’extravergine o il vergine, deve essere riclassificato. In assenza di altre categorie compatibili, l’olio che eccede i limiti di ossidazione ricade inevitabilmente nel lampante, con divieto assoluto di miscelazione per fini alimentari.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si soffermano sulla ‘doppia conforme’ dei giudizi di merito, che avevano già accertato la manipolazione dei dati analitici attraverso registri extracontabili. Tuttavia, la Cassazione ha ravvisato un vizio di motivazione in ordine alla confisca. La Corte d’Appello aveva rideterminato l’importo da confiscare senza spiegare analiticamente il nesso tra i reati confermati e il profitto calcolato, violando il dovere di risposta alle contestazioni della difesa sulla quantificazione economica del vantaggio ottenuto dall’azienda.

Le conclusioni

In conclusione, mentre la responsabilità per la frode in commercio è stata confermata, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame sulla quantificazione della confisca. Questo sottolinea come, nei procedimenti ex D.Lgs. 231/2001, la determinazione del profitto non possa essere forfettaria o generica, ma debba poggiare su una ricostruzione contabile rigorosa e motivata, specialmente quando il giudice d’appello interviene su sanzioni patrimoniali già stabilite in primo grado.

Quando l’olio di oliva viene classificato come lampante?
L’olio è classificato come lampante quando presenta difetti organolettici o parametri chimici fuori norma, come un numero di perossidi superiore a 20, che lo rendono non idoneo al consumo alimentare.

Quali sono le sanzioni per un’azienda in caso di frode alimentare?
Oltre alle sanzioni penali per i responsabili, l’azienda può subire sanzioni pecuniarie e la confisca del profitto derivante dal reato, come previsto dal Decreto Legislativo 231 del 2001.

Il giudice d’appello può aumentare la confisca?
Il giudice d’appello non può peggiorare la situazione dell’imputato o dell’ente se manca un ricorso specifico del Pubblico Ministero, e deve sempre motivare analiticamente il calcolo del profitto illecito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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