LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Frazionamento artificioso e condono: la Cassazione

La Corte di Cassazione annulla l’ordinanza che negava la sospensione di una demolizione. Il caso riguarda un immobile oggetto di frazionamento artificioso per ottenere due distinti condoni edilizi. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha errato nel sommare automaticamente le volumetrie senza prima valutare la legittimità dei singoli richiedenti il condono. Inoltre, è stata censurata la mancata analisi del principio di proporzionalità della demolizione, un motivo di ricorso precedentemente assorbito ma che doveva essere riesaminato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Frazionamento Artificioso: la Cassazione fissa i paletti per condono e demolizione

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 25784 del 2024, offre chiarimenti cruciali in materia di abusi edilizi, in particolare sul tema del frazionamento artificioso di un immobile per accedere al condono. Questa decisione non solo interviene sui limiti della sanatoria, ma ribadisce anche l’obbligo per i giudici di valutare la proporzionalità dell’ordine di demolizione, soprattutto quando è in gioco il diritto all’abitazione.

I fatti del caso

La vicenda giudiziaria ha origine da un ordine di demolizione emesso a seguito di una condanna del 1999 per la costruzione di un immobile interamente abusivo. L’attuale proprietaria, che ha acquistato l’immobile in un secondo momento, si è opposta all’esecuzione della demolizione.

Il nodo centrale della questione risiede nel fatto che l’edificio originario, prima della vendita, era stato oggetto di un frazionamento artificioso. Erano state presentate due distinte istanze di condono (ai sensi della L. 724/94) per due unità immobiliari separate, entrambe con una volumetria inferiore al limite massimo di 750 mc consentito dalla legge per la sanatoria. Il Tribunale, in funzione di giudice dell’esecuzione, aveva rigettato l’istanza di sospensione della demolizione, sostenendo che le due unità facessero parte di un unico manufatto e che, sommando le loro volumetrie, si superasse ampiamente il limite legale, rendendo illegittimi i permessi di costruire in sanatoria rilasciati.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della proprietaria, annullando con rinvio l’ordinanza del Tribunale di Napoli. La decisione si fonda su due errori fondamentali commessi dal giudice dell’esecuzione.

In primo luogo, il Tribunale non ha correttamente valutato la legittimità dei soggetti che avevano presentato le istanze di condono. Invece di sommare automaticamente le volumetrie, avrebbe dovuto prima verificare se le due richieste fossero riconducibili a un unico centro di interessi, ovvero al costruttore originario. La giurisprudenza, infatti, afferma che un edificio va inteso come complesso unitario solo se fa capo a un unico soggetto legittimato a chiedere il condono.

In secondo luogo, e in modo ancora più decisivo, il giudice del rinvio ha omesso completamente di esaminare il profilo della proporzionalità della demolizione, un motivo di ricorso che era stato ‘assorbito’ in una precedente pronuncia della Cassazione. La Corte ha chiarito che, una volta confermata (seppur erroneamente) l’illegittimità del condono, il giudice aveva l’obbligo di affrontare la questione della proporzionalità, bilanciando l’esigenza di ripristinare l’ordine urbanistico violato con il diritto all’abitazione della ricorrente, come imposto dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Le motivazioni e l’impatto del frazionamento artificioso

La Cassazione ha evidenziato una grave carenza motivazionale nell’ordinanza impugnata. Il giudice del rinvio, pur richiamando la giurisprudenza corretta, non ne ha fatto buon governo. Si è limitato ad affermare che l’immobile era stato frazionato, senza però analizzare in concreto se i richiedenti del condono (la madre del costruttore e un altro soggetto) avessero una legittimazione autonoma o agissero per conto del responsabile dell’abuso. Questo passaggio è fondamentale per determinare se si sia di fronte a un legittimo frazionamento o a un frazionamento artificioso volto a eludere la legge.

Inoltre, la Corte ha ribadito un principio procedurale fondamentale: quando un motivo di ricorso viene dichiarato assorbito, non svanisce nel nulla. Se, nel corso del nuovo giudizio di rinvio, le circostanze lo rendono nuovamente pertinente, il giudice ha il dovere di esaminarlo. In questo caso, negata la validità del condono, diventava imprescindibile valutare se la demolizione fosse una misura proporzionata, considerando che l’immobile era adibito a prima abitazione e che la proprietaria attuale non era la responsabile dell’abuso originario.

Le conclusioni

La sentenza rappresenta un importante monito per i giudici dell’esecuzione. Prima di negare l’efficacia di un condono basato su un presunto frazionamento artificioso, è necessario un accertamento rigoroso sulla titolarità e legittimazione dei richiedenti. Soprattutto, la decisione riafferma la centralità del principio di proporzionalità. L’ordine di demolizione non è un automa giuridico, ma una misura che deve essere ponderata alla luce dei diritti fondamentali della persona, in particolare il diritto all’abitazione, come costantemente affermato dalla giurisprudenza della Corte EDU.

È possibile presentare più domande di condono per un unico immobile abusivo oggetto di frazionamento?
Sì, ma la legittimità dipende dalle circostanze. Il giudice deve verificare se le istanze provengono da soggetti diversi e autonomi o se il frazionamento è meramente artificioso e riconducibile a un unico soggetto, responsabile dell’abuso. In quest’ultimo caso, le volumetrie delle diverse unità devono essere sommate per verificare il rispetto del limite massimo consentito per il condono (750 mc).

Se la Cassazione annulla una sentenza e dichiara ‘assorbiti’ alcuni motivi, il nuovo giudice deve riesaminarli?
Sì, se questi motivi diventano nuovamente rilevanti a seguito della nuova decisione. Come stabilito nel caso di specie, dopo aver concluso per l’illegittimità del permesso in sanatoria, il giudice del rinvio aveva l’obbligo di esaminare il motivo, precedentemente assorbito, relativo alla violazione del principio di proporzionalità della demolizione.

L’ordine di demolizione di un immobile abusivo può essere bloccato?
L’ordine di demolizione non è automatico e la sua esecuzione deve essere valutata dal giudice alla luce del principio di proporzionalità, sancito anche dall’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Il giudice deve bilanciare l’interesse pubblico al ripristino della legalità con il diritto fondamentale all’abitazione dell’individuo, specialmente se questi non è il responsabile dell’abuso originario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati