Falso Testamento Olografo: Assoluzione dal Reato ma Dichiarazione di Falsità
Può un testamento essere dichiarato falso anche se la persona accusata di averlo contraffatto viene assolta? La risposta è sì, e una recente ordinanza della Corte di Cassazione lo chiarisce in modo inequivocabile. La Suprema Corte ha esaminato il caso di una persona assolta dall’accusa di aver creato un falso testamento olografo, ma che si è vista comunque confermare la falsità del documento. Vediamo insieme i dettagli di questa interessante vicenda giudiziaria.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine da un’accusa di falso in testamento olografo. L’imputata, dopo essere stata assolta in primo grado con la formula “per non aver commesso il fatto”, vedeva confermata tale assoluzione anche dalla Corte d’Appello. Tuttavia, entrambe le sentenze, pur scagionando l’imputata, avevano un punto fermo: il testamento oggetto del processo era stato dichiarato falso.
Nonostante l’esito favorevole dal punto di vista penale, l’imputata decideva di presentare ricorso per Cassazione proprio contro la parte della sentenza che attestava la falsità del documento. La sua difesa si basava su due motivi principali.
I Motivi del Ricorso e il falso testamento olografo
Il primo motivo contestava la possibilità per il giudice di dichiarare la falsità del testamento a fronte di una sentenza di assoluzione. Secondo la ricorrente, le due decisioni erano in contraddizione tra loro.
Il secondo motivo, invece, lamentava un vizio di motivazione riguardo alla valutazione che aveva portato i giudici di merito a ritenere falso il testamento. In sostanza, si contestavano le conclusioni raggiunte sulla base delle prove esaminate, cercando di proporre una diversa interpretazione dei fatti.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambi i motivi con argomentazioni precise.
Per quanto riguarda il primo punto, i giudici hanno richiamato il chiaro disposto dell’articolo 537 del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce espressamente che il giudice, anche quando pronuncia una sentenza di proscioglimento, deve dichiarare la falsità di un atto o di un documento se questa emerge nel corso del processo. Pertanto, non vi è alcuna contraddizione tra l’assoluzione dell’imputato e la dichiarazione di falsità del documento. La responsabilità penale di una persona è distinta dall’oggettiva veridicità di un atto.
Relativamente al secondo motivo, la Corte ha ribadito un principio fondamentale del suo ruolo. La Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Questo significa che il suo compito non è quello di riesaminare le prove o di valutare nuovamente i fatti, attività che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado. Le critiche mosse dalla ricorrente erano “mere doglianze in punto di fatto”, un tentativo di ottenere una terza valutazione delle prove, cosa non consentita in sede di legittimità. La valutazione degli elementi probatori è riservata in via esclusiva al giudice di merito.
Conclusioni
L’ordinanza in esame consolida un importante principio processuale: l’assoluzione da un reato di falso non impedisce al giudice penale di dichiarare la falsità del documento. Questa decisione serve a garantire la certezza giuridica, eliminando dalla circolazione atti che, sebbene non sia stato possibile attribuirne la creazione a un soggetto specifico, sono stati accertati come non autentici. Per gli operatori del diritto e per i cittadini, ciò significa che l’esito di un processo penale per falso può avere conseguenze civilistiche e giuridiche sull’atto stesso, indipendentemente dalla condanna o assoluzione dell’imputato.
È possibile che un giudice dichiari falso un testamento anche se l’imputato accusato di averlo falsificato viene assolto?
Sì, l’articolo 537 del codice di procedura penale prevede espressamente che il giudice possa dichiarare la falsità di un documento anche nel caso in cui emetta una sentenza di proscioglimento, come l’assoluzione.
Si può contestare la valutazione dei fatti, come la non autenticità di una firma, davanti alla Corte di Cassazione?
No, la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità e non può riesaminare i fatti o le prove. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge da parte dei giudici dei gradi precedenti, non condurre una nuova valutazione del merito della causa.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non entra nel merito della questione. La decisione impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15274 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 15274 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a FAVIGNANA il DATA_NASCITA.
avverso la sentenza del 27/06/2023 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che l’imputata COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo che ne ha confermato la pronuncia assolutoria già ottenuta in primo grado con la formula “per non aver commesso il fatto” dal reato di falso in testamento olografo; dichiarando però “falso il testamento olografo oggetto del presente giudizio”;
Ritenuto che il primo motivo di ricorso, con il quale si contesta la dichiarazione di falsità del testamento nonostante l’assoluzione, è manifestamente infondato alla luce del chiaro disposto dell’art. 537, comrni 1 e 4 cod. proc. pen. in forza del quale la falsità di un atto o di un documento è dichiarata nel dispositivo anche nel caso di sentenza di proscioglimento.
Considerato che il secondo motivo, che lamenta vizio di motivazione sulla ritenuta falsità del testamento, non è consentito in sede di legittimità perché costituito da mere doglianze in punto di l’atto ed è volto a prefigurare una rivalutazione delle fonti probatorie, estranea al sindacato di legittimità, la Corte di cassazione, infatti, non può procedere alla “rilettura” degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per la ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 22242 del 27/01/2011, COGNOME);
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila a favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 27/03/2024