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Falso giuramento: la Cassazione e la formula complessa

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47673/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di falso giuramento. Il caso riguarda un imprenditore, assolto in primo grado e poi condannato in appello, per aver giurato il falso in una causa civile. La difesa sosteneva che la complessità della formula del giuramento escludesse l’intenzione di mentire. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la valutazione sull’ammissibilità e sulla chiarezza della formula del giuramento spetta esclusivamente al giudice civile. Il giudice penale deve limitarsi a verificare la falsità della dichiarazione e la consapevolezza del giurante, non potendo sindacare le scelte processuali della sede civile.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falso Giuramento: Complessità della Formula non Esclude il Reato

La recente sentenza della Corte di Cassazione, n. 47673 del 2023, offre un’importante lezione sul reato di falso giuramento e sulla netta separazione di competenze tra giudice civile e penale. La Suprema Corte ha stabilito che la complessità o la presunta inammissibilità della formula di un giuramento decisorio, ammesso in sede civile, non può essere utilizzata come scudo per giustificare una falsa dichiarazione in sede penale.

I Fatti di Causa

La vicenda giudiziaria trae origine da una controversia civile tra una società fornitrice e una farmacia per il pagamento di alcune forniture. Durante il processo civile, alla parte titolare della farmacia veniva deferito un giuramento decisorio, il cui quesito era articolato in una lunga e complessa elencazione di 455 voci distribuite su undici pagine. Dopo aver prestato giuramento negando di aver ricevuto le forniture, l’imprenditore veniva citato in giudizio per il reato di falso giuramento.

Il Tribunale di primo grado lo assolveva con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. Il giudice riteneva che, a causa della natura confusa e della scarsa comprensibilità del quesito, mancasse l’elemento soggettivo del reato, ovvero il dolo. L’imputato, secondo il Tribunale, si trovava in condizioni tali da non poter prestare lealmente il giuramento.

Il Ribaltamento in Appello e il Ricorso in Cassazione

La Procura e la parte civile impugnavano la sentenza di assoluzione. La Corte di Appello di Milano ribaltava completamente la decisione, affermando la responsabilità penale dell’imputato e condannandolo a un anno di reclusione, oltre al risarcimento del danno. Secondo i giudici d’appello, il Tribunale aveva commesso un errore di diritto nel sindacare l’ammissibilità e la congruità della formula del giuramento, compito che spetta esclusivamente al giudice civile.

L’imputato proponeva quindi ricorso per Cassazione, lamentando principalmente due aspetti:
1. La violazione delle norme sulla rinnovazione dell’istruttoria in appello, poiché la condanna era sopraggiunta senza un nuovo esame dei testimoni.
2. La mancanza di motivazione sul dolo, ribadendo l’impossibilità di comprendere appieno il complesso quesito del giuramento.

Le Motivazioni sul Falso Giuramento e la Competenza del Giudice

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato. I giudici supremi hanno chiarito un principio fondamentale: il giudice penale, chiamato a decidere sul reato di falso giuramento, non ha il potere di valutare retrospettivamente l’ammissibilità della formula del giuramento ammessa dal giudice civile. Questo sindacato è precluso.

Il compito del giudice penale è unicamente quello di accertare due elementi:
* La falsità oggettiva della dichiarazione giurata.
* La sussistenza del dolo, cioè la consapevolezza e la volontà del dichiarante di affermare il falso.

La Cassazione ha sottolineato che eventuali lacune o improprietà della formula non possono mai giustificare una dichiarazione mendace. Il giurante, di fronte a un quesito ritenuto poco chiaro, ha sempre la facoltà di chiedere precisazioni o chiarimenti. Inoltre, il codice di procedura civile (art. 234 c.p.c.) gli offre la possibilità di non prestare il giuramento, riferendolo alla controparte. L’imputato, nel caso di specie, non si era avvalso di nessuna di queste facoltà.

Per quanto riguarda la presunta violazione procedurale, la Corte ha specificato che il ribaltamento dell’assoluzione non era basato su una diversa valutazione delle testimonianze, ma sulla correzione di un errore di diritto commesso dal primo giudice. Pertanto, non era necessaria una nuova escussione dei testi.

Le Conclusioni

La sentenza in esame ribadisce la netta autonomia tra il giudizio civile e quello penale. Chi presta un giuramento in una causa civile non può, in un successivo processo penale per falso giuramento, difendersi sostenendo che la formula era inammissibile o complessa. Tale valutazione spetta solo ed esclusivamente al giudice civile che l’ha ammessa. La condotta dolosa di chi giura il falso non può essere giustificata invocando presunte improprietà della formula. Questa decisione rafforza la serietà e il valore probatorio del giuramento come istituto processuale, ponendo in capo al giurante la piena responsabilità delle proprie dichiarazioni.

La complessità della formula di un giuramento può escludere il reato di falso giuramento?
No. Secondo la Corte di Cassazione, la complessità, l’eventuale improprietà o la presunta inammissibilità della formula del giuramento non escludono il reato. La valutazione su questi aspetti spetta esclusivamente al giudice civile che ha ammesso il giuramento.

Qual è il compito del giudice penale in un processo per falso giuramento?
Il giudice penale deve limitarsi ad accertare se la dichiarazione resa sotto giuramento sia oggettivamente falsa e se sia stata pronunciata con la consapevolezza e volontà di mentire (dolo), senza poter riesaminare o criticare la decisione del giudice civile sulla formula del giuramento.

Un giudice d’appello può condannare un imputato assolto in primo grado senza risentire i testimoni?
Sì, ciò è possibile quando il ribaltamento della sentenza non si fonda su una diversa valutazione delle prove dichiarative (come le testimonianze), ma sulla correzione di un errore di diritto o su una diversa interpretazione giuridica dei fatti già accertati in primo grado.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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