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False dichiarazioni: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per false dichiarazioni nella domanda per il reddito di cittadinanza. Aveva omesso di dichiarare una quota di proprietà immobiliare, superando così la soglia patrimoniale consentita. La Corte ha ritenuto infondate le sue giustificazioni, sottolineando che la dichiarazione di altri immobili dimostrava la sua consapevolezza e che l’importo indebitamente percepito escludeva la particolare tenuità del fatto.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

False Dichiarazioni per il Reddito di Cittadinanza: L’Importanza della Completezza Patrimoniale

L’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione Penale, n. 25698/2024, offre un importante chiarimento sulla responsabilità penale derivante da false dichiarazioni rese per ottenere benefici statali, come il reddito di cittadinanza. Il caso analizza la condotta di una richiedente che aveva omesso di indicare una quota di proprietà immobiliare, un’omissione che si è rivelata fatale per la sua difesa. Questa decisione ribadisce il rigore con cui la giurisprudenza valuta la completezza e la veridicità delle autocertificazioni, soprattutto quando sono in gioco risorse pubbliche.

Il Caso in Esame: Omissione di una Quota Immobiliare

Una cittadina veniva condannata dalla Corte d’Appello per il reato previsto dall’art. 7 del D.L. n. 4/2019, per aver fornito informazioni non veritiere nella sua domanda per il reddito di cittadinanza. Nello specifico, la ricorrente aveva omesso di dichiarare di essere proprietaria di una quota (pari a 2/18) di un immobile. Sebbene la quota fosse minoritaria, il suo valore, sommato al resto del patrimonio, comportava il superamento della soglia massima di 30.000 euro prevista dalla legge per il patrimonio immobiliare. Tale omissione le aveva permesso di percepire indebitamente una somma totale di 14.186,84 euro.

I Motivi del Ricorso e le presunte false dichiarazioni

Di fronte alla condanna, la donna ha proposto ricorso in Cassazione basandosi su due argomenti principali:

1. Vizio sull’elemento psicologico: Sosteneva di aver agito in buona fede, credendo che l’immobile in questione fosse di proprietà esclusiva della madre che vi abitava. In sostanza, negava di aver avuto l’intenzione di commettere il reato.
2. Richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto: In subordine, chiedeva l’applicazione dell’art. 131-bis del codice penale, sostenendo che il fatto fosse di lieve entità e quindi non meritevole di sanzione penale.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha respinto integralmente il ricorso, dichiarandolo inammissibile con motivazioni nette e precise.

In primo luogo, i giudici hanno definito i motivi del ricorso come “del tutto inconsistenti”. Per quanto riguarda l’elemento psicologico, la Corte ha osservato un dato fattuale decisivo: la ricorrente aveva regolarmente dichiarato altri immobili di sua proprietà. Questo comportamento dimostrava chiaramente la sua piena consapevolezza della propria situazione patrimoniale e dell’obbligo di dichiarare tutti i beni posseduti. L’omissione della quota specifica non poteva quindi essere attribuita a una semplice dimenticanza o a un errore in buona fede, ma appariva come una scelta deliberata volta ad aggirare i limiti di legge.

In secondo luogo, la Corte ha escluso categoricamente la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Il criterio dirimente è stato l’ammontare della somma indebitamente percepita: 14.186,84 euro. Un importo di tale entità, secondo la Corte, non può in alcun modo essere considerato “tenue”, poiché rappresenta un danno significativo per le casse dello Stato e contrasta con la finalità della norma, che è quella di tutelare la corretta allocazione delle risorse pubbliche a sostegno dei più bisognosi.

Le conclusioni

La decisione della Cassazione si conclude con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa pronuncia comporta non solo la conferma definitiva della condanna, ma anche l’obbligo per la ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Le implicazioni pratiche di questa ordinanza sono chiare: chiunque presenti una domanda per ottenere un beneficio pubblico è tenuto a un dovere di massima diligenza e trasparenza. Le omissioni, anche se relative a piccole quote di proprietà, vengono considerate penalmente rilevanti se determinano il superamento delle soglie previste dalla legge. La buona fede deve essere provata con elementi concreti e non può essere semplicemente presunta, specialmente quando il comportamento complessivo del dichiarante, come in questo caso, dimostra una piena capacità di comprendere e gestire il proprio patrimonio.

Perché è stata respinta la tesi difensiva della mancanza di intenzione di commettere il reato?
La Corte ha ritenuto la tesi non credibile perché la ricorrente aveva dichiarato correttamente altri immobili di sua proprietà. Questo dimostrava che era a conoscenza della sua situazione patrimoniale e degli obblighi dichiarativi, rendendo l’omissione specifica un atto consapevole.

Per quale motivo non è stata riconosciuta la particolare tenuità del fatto?
La non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa dell’importo significativo della somma indebitamente percepita, pari a 14.186,84 euro. La Corte ha ritenuto che un tale importo costituisse un danno rilevante e non potesse essere qualificato come un fatto di lieve entità.

Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta che la sentenza di condanna della Corte d’Appello diventa definitiva. Inoltre, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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