Dichiarare il falso per un reddito di cittadinanza più alto: è reato?
La gestione delle pratiche per ottenere aiuti statali richiede la massima trasparenza. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale riguardo le false dichiarazioni reddito di cittadinanza. Anche mentire per ottenere un importo solo leggermente superiore a quello dovuto costituisce un reato penalmente rilevante. Questo caso dimostra come la legge punisca non solo chi non ha alcun diritto al sussidio, ma anche chi tenta di ‘gonfiare’ l’importo a cui avrebbe comunque diritto, alterando la composizione del nucleo familiare.
I fatti: la moglie separata nel nucleo familiare
La vicenda ha origine da una domanda per il reddito di cittadinanza. Un uomo, al momento della compilazione, ha inserito nel proprio nucleo familiare anche la moglie. Il problema era che i due non solo erano legalmente separati, ma la donna aveva anche trasferito la propria residenza altrove da oltre un anno. Di fatto, non esisteva più alcuna convivenza.
L’inclusione della moglie nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) non era una semplice svista. Questa mossa era funzionale a far risultare un nucleo familiare più numeroso e, di conseguenza, a ottenere un assegno mensile di importo maggiore rispetto a quello che gli sarebbe spettato come singolo individuo. La difesa del richiedente ha sostenuto che si trattasse di un ‘falso innocuo’, poiché l’uomo avrebbe comunque avuto diritto a percepire il sussidio, seppur in misura ridotta. Secondo questa tesi, la falsa dichiarazione non avrebbe leso gli interessi dello Stato in modo significativo.
L’interpretazione della norma sulle false dichiarazioni reddito di cittadinanza
Il cuore della questione giuridica ruota attorno all’articolo 7 del Decreto Legge n. 4 del 2019. Questa norma punisce con la reclusione da due a sei anni chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio, fornisce dichiarazioni o documenti falsi. La difesa sosteneva che il termine ‘indebitamente’ si riferisse solo a chi ottiene il sussidio senza averne alcun titolo.
La Corte di Cassazione, però, ha respinto questa interpretazione restrittiva. I giudici hanno chiarito che il beneficio è ottenuto ‘indebitamente’ non solo quando non spetta affatto, ma anche quando viene percepito in una misura superiore a quella legittima. La legge mira a sanzionare qualsiasi frode che alteri l’equa distribuzione delle risorse pubbliche, anche se l’alterazione riguarda solo una parte dell’importo.
Le motivazioni della Cassazione: perché le false dichiarazioni sul reddito di cittadinanza sono reato
La Corte ha spiegato che la composizione del nucleo familiare è un dato essenziale e non secondario. È uno dei parametri fondamentali su cui l’INPS calcola l’importo esatto del beneficio. Dichiarare una persona in più che non convive più è una falsità che incide direttamente sulla determinazione della rata da erogare. Pertanto, non può essere considerata ‘innocua’.
Il beneficio ottenuto grazie a questa menzogna è, per la parte eccedente, ‘indebito’. Il reato si configura proprio perché c’è un dolo specifico, ovvero la volontà precisa di ingannare l’ente erogatore per conseguire un vantaggio economico non spettante. Il fatto che il richiedente avesse ‘tentennato’, includendo, escludendo e poi includendo di nuovo la moglie nella dichiarazione, è stato visto dai giudici non come un segno di buona fede, ma come la prova di una ponderata decisione finalizzata alla frode.
Conclusioni: la condanna è definitiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del cittadino, confermando la sua responsabilità penale. L’esito è chiaro: chiunque fornisca informazioni false per ottenere il reddito di cittadinanza, o per ottenerne un importo maggiore, commette reato. La sentenza stabilisce un principio di rigore e responsabilità. Ogni dato fornito nelle autocertificazioni deve corrispondere al vero, perché anche una piccola bugia finalizzata a un piccolo guadagno può portare a una condanna penale. Il richiedente ha perso la causa e dovrà affrontare le conseguenze penali della sua condotta, oltre al pagamento delle spese processuali.
Cosa rischio se dichiaro nel mio nucleo familiare una persona che non vive più con me per avere un reddito di cittadinanza più alto?
Si rischia una condanna penale per il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche, che prevede la reclusione da due a sei anni, anche se si aveva diritto a un importo inferiore.
La mia bugia è considerata ‘innocua’ se avrei comunque avuto diritto al sussidio?
No. Secondo la Cassazione, una falsità che incide sul calcolo dell’importo, facendolo aumentare, non è mai ‘innocua’ perché porta a percepire denaro pubblico non dovuto.
Cosa significa che il beneficio è percepito ‘indebitamente’?
Significa che il sussidio è stato ottenuto senza averne titolo oppure, come in questo caso, in una misura superiore a quella corretta a causa di dichiarazioni false o omesse.