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False dichiarazioni per il reddito di cittadinanza

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per false dichiarazioni nella domanda per il reddito di cittadinanza. Aveva dichiarato 10 anni di residenza, ma era in Italia da poco più di 4. La Corte ha stabilito che, anche se il requisito è stato poi ridotto a 5 anni dalla Corte Costituzionale, l’imputato non lo soddisfaceva comunque. È stato inoltre confermato che la domanda online, anche se non formalmente sottoscritta, è sufficiente per configurare il reato.

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Pubblicato il 28 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

False dichiarazioni per il Reddito di Cittadinanza: la Cassazione fa chiarezza

Compilare una domanda per un sussidio statale richiede la massima attenzione, poiché le false dichiarazioni possono avere conseguenze penali significative. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico, relativo alla richiesta del reddito di cittadinanza, offrendo importanti chiarimenti sulla rilevanza penale delle dichiarazioni non veritiere, anche alla luce delle successive modifiche normative.

I Fatti del Caso: una Dichiarazione di Residenza non Veritiera

Il caso riguarda un cittadino che, in data 25 gennaio 2021, presentava domanda per ottenere il reddito di cittadinanza. Nell’istanza, dichiarava falsamente di essere residente in Italia da almeno dieci anni. In realtà, era emerso che il suo primo ingresso irregolare nel territorio italiano risaliva al 20 dicembre 2016. Di conseguenza, al momento della domanda, la sua permanenza in Italia era di poco superiore ai quattro anni.

Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello lo avevano condannato per il reato previsto dall’art. 7 del D.L. n. 4/2019, infliggendo una pena di due anni di reclusione (con sospensione condizionale).

Il Ricorso in Cassazione: i Motivi della Difesa

L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su alcuni punti chiave:
1. Interpretazione di una sentenza della Corte Costituzionale: La difesa ha invocato la sentenza n. 31 del 2025 della Consulta, che aveva dichiarato illegittimo il requisito della residenza decennale, riducendolo a cinque anni. Secondo il ricorrente, questa decisione avrebbe dovuto incidere sul suo giudizio di colpevolezza.
2. Mancanza di prova: Si contestava la prova della falsità della dichiarazione e la sua diretta attribuibilità all’imputato, dato che la domanda era stata inoltrata telematicamente e non era stata sottoscritta con le modalità formali previste dal Codice dell’amministrazione digitale.

L’Analisi della Corte sulle False Dichiarazioni e i Requisiti di Residenza

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato. I giudici hanno chiarito un principio fondamentale: la sentenza della Corte Costituzionale, pur avendo ridotto il requisito di residenza da dieci a cinque anni, non scagionava l’imputato. Al momento della domanda (gennaio 2021), infatti, egli non possedeva neanche il requisito quinquennale, essendo in Italia da poco più di quattro anni. La dichiarazione era, quindi, oggettivamente falsa a prescindere dalla successiva modifica normativa.

La Cassazione ha inoltre ribadito che il requisito dei cinque anni di residenza non è irragionevole, in quanto serve a dimostrare una “relativa stabilità della presenza sul territorio”, un principio in linea con la normativa europea.

La Rilevanza della Domanda Online Non Sottoscritta

Un altro punto cruciale affrontato dalla Corte riguarda la validità della domanda presentata online. La difesa sosteneva che la mancanza di una firma digitale formale rendesse l’atto irrilevante. La Cassazione ha respinto questa tesi, affermando che un’istanza inoltrata telematicamente all’INPS, anche se con una sottoscrizione “irrituale”, non è un atto “inesistente”.

Poiché la domanda era stata acquisita e protocollata dall’ente e costituiva il presupposto per l’erogazione del sussidio, essa era pienamente idonea a produrre effetti giuridici. Di conseguenza, le false dichiarazioni in essa contenute integrano il reato, in linea con il principio generale per cui il falso è configurabile in un atto invalido, ma non in un atto inesistente.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha motivato la sua decisione di inammissibilità sulla base della coerenza logica e giuridica delle sentenze dei giudici di merito. Le argomentazioni della difesa sono state considerate mere riproposizioni di tesi già correttamente respinte nei gradi precedenti. La responsabilità dell’imputato è stata confermata perché il reato di cui all’art. 7 del D.L. n. 4/2019 sanziona la non rispondenza al vero delle dichiarazioni al momento in cui vengono rese, indipendentemente da futuri cambiamenti normativi o dall’effettiva erogazione del beneficio. La materialità del reato si concretizza con la semplice presentazione di una domanda contenente dati falsi sui requisiti necessari.

Le Conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione rafforza un importante principio di responsabilità: chi richiede un beneficio statale è tenuto a fornire dichiarazioni veritiere. La pronuncia chiarisce che le false dichiarazioni costituiscono reato anche se il requisito di legge viene successivamente mitigato. Inoltre, stabilisce che la modalità telematica di presentazione della domanda non attenua la responsabilità penale, poiché ciò che conta è l’idoneità dell’atto a innescare un procedimento amministrativo volto all’erogazione di fondi pubblici. La decisione sottolinea la necessità di diligenza e correttezza da parte dei cittadini nelle loro interazioni con la Pubblica Amministrazione.

Una dichiarazione falsa per il reddito di cittadinanza è reato anche se il requisito dichiarato (10 anni di residenza) viene poi dichiarato incostituzionale e ridotto?
Sì. Il reato si perfeziona al momento della presentazione della domanda contenente dati non veritieri, sulla base della legge allora in vigore. La successiva modifica del requisito non cancella la falsità della dichiarazione originaria, soprattutto se, come nel caso di specie, il richiedente non possedeva neppure il requisito ridotto (5 anni).

Perché il requisito di residenza di 5 anni, invece di 10, è considerato legittimo?
La Corte Costituzionale e la Cassazione ritengono che un periodo di residenza di cinque anni sia un termine “non irragionevole” per dimostrare la “relativa stabilità della presenza sul territorio” e il radicamento del richiedente nel Paese, in linea con i principi del diritto dell’Unione Europea.

Una domanda per il reddito di cittadinanza inviata online senza una firma digitale formale è penalmente rilevante in caso di falsità?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che una domanda inoltrata telematicamente e protocollata dall’ente non è un atto giuridicamente “inesistente”, anche se la sottoscrizione è “irrituale”. Poiché è un atto idoneo a produrre l’effetto dell’erogazione del sussidio, le false dichiarazioni in essa contenute integrano pienamente il reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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