False Dichiarazioni: Firmare un Documento Comporta Sempre Responsabilità?
Nell’ambito della gestione aziendale, la firma di documenti è un atto quotidiano per un legale rappresentante. Ma cosa succede quando le informazioni contenute in tali documenti non sono veritiere? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i contorni della responsabilità penale per false dichiarazioni, sottolineando come la semplice apposizione della propria firma possa integrare il reato, anche senza una diretta e consapevole volontà di mentire.
I Fatti del Caso
Il caso esaminato dalla Suprema Corte riguarda un legale rappresentante di una società, condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato previsto dall’art. 76 del d.P.R. 445/2000. L’imputazione verteva sulla sottoscrizione di dichiarazioni che contenevano informazioni non corrispondenti al vero. La condanna si basava sia sulle testimonianze raccolte durante il processo sia sulle stesse ammissioni dell’imputato.
Il Motivo del Ricorso in Cassazione
L’imputato ha presentato ricorso per Cassazione affidandosi a un unico motivo: la presunta manifesta illogicità della motivazione della sentenza d’appello. Nello specifico, la difesa contestava la valutazione delle prove e la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato, ovvero la consapevolezza e la volontà di rendere una dichiarazione mendace.
La Valutazione della Cassazione sulle false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, dichiarandolo inammissibile. Secondo gli Ermellini, i giudici di merito avevano correttamente e congruamente valutato tutti gli elementi a disposizione. La decisione si fonda su un principio di cruciale importanza per chiunque ricopra cariche di responsabilità.
Le Motivazioni della Corte
La Corte ha stabilito che i giudici d’appello hanno correttamente identificato la responsabilità penale dell’imputato. Il punto centrale della motivazione risiede nel fatto che l’imputato, nella sua qualità di legale rappresentante della società, ha accettato il rischio di firmare dichiarazioni che riportavano informazioni mendaci. Questo “accettare il rischio” è stato considerato sufficiente a integrare l’elemento soggettivo richiesto per il reato di false dichiarazioni. In pratica, la Corte afferma che non è necessario provare che l’agente abbia redatto personalmente la falsità; basta che, avendo il dovere di controllare, abbia firmato l’atto, assumendosene la paternità e accettando le possibili conseguenze, inclusa la non veridicità del contenuto. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, dato che non si potevano escludere profili di colpa nella proposizione stessa del ricorso.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa pronuncia ribadisce un principio fondamentale: la responsabilità che deriva da una carica sociale non è una mera formalità. Il legale rappresentante ha un dovere di vigilanza e controllo sul contenuto degli atti che firma. Ignorare questo dovere o firmare con leggerezza, affidandosi al lavoro altrui senza le dovute verifiche, non esclude la responsabilità penale. La sentenza insegna che la legge presume che chi firma un documento ne conosca e ne approvi il contenuto, accettando il rischio che possa essere falso. Per amministratori, manager e figure apicali, questa ordinanza rappresenta un monito a esercitare la massima diligenza, poiché la propria firma può avere conseguenze penali dirette e significative.
Un legale rappresentante è responsabile per le false dichiarazioni contenute in un documento che firma, anche se non le ha scritte personalmente?
Sì. Secondo questa ordinanza, il legale rappresentante, firmando il documento, ne assume la paternità e accetta il rischio che le informazioni in esso contenute possano essere false, il che è sufficiente per configurare la sua responsabilità penale.
Cosa significa che un ricorso è dichiarato “inammissibile”?
Significa che la Corte di Cassazione lo ha respinto senza esaminarne il merito, ritenendolo manifestamente infondato. In questo caso, i motivi addotti dal ricorrente sono stati giudicati palesemente privi di fondamento giuridico.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, come sanzione per aver adito la Corte senza valide ragioni.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47212 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47212 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 12/05/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a BRESCIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 08/11/2022 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Ritenuto che, con un unico motivo di ricorso, NOME COGNOME COGNOME – imputato dei reato di cui agli artt. 76 del dPR n. 445 del 2000, aggravato ai sensi dell’art. 61, n. 2, cod. pen. – ha lamentato la manifesta illogicità della motivazione in ordine ai criteri di valutazione della prova e alla sussistenza dell’elemento soggettivo del reato a lui ascritto;
che tale motivo è manifestamente infondato, avendo i giudici del merito congruamente valutato, come deponenti per l’affermazione della penale responsabilità del prevenuto, oli elementi di fatto rivenienti dalle dichiarazioni rese dal teste di accusa COGNOME oltre che dall’imputato stesso il quale, nella qualità di rappresentante legale della società, ha accettato il rischio di firmare le dichiarazioni riportanti le informazioni mendaci.
Considerato cne, pertanto, a ricorso deve essere dichiarato inammissiplie, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euri 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, non potendosi escludere profili di colpa nella proposizione del ricorso.
PQM
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Cosi deciso l 12 maggio 2023