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False dichiarazioni: annullata condanna senza avvisi

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8820/2024, ha annullato senza rinvio la condanna di un imputato per il reato di false dichiarazioni. La decisione si basa su un precedente intervento della Corte Costituzionale, che ha stabilito l’inutilizzabilità delle dichiarazioni sulle pendenze penali rese dall’imputato se non precedute dagli specifici avvertimenti previsti dalla legge, come il diritto di non rispondere. Poiché nel caso di specie tali avvertimenti non erano stati forniti, il reato non è stato ritenuto sussistente.

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Pubblicato il 10 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

False Dichiarazioni dell’Imputato: Senza Avvertimenti il Reato Non Sussiste

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio cruciale in materia di false dichiarazioni rese dall’imputato. Se all’interessato non vengono forniti i preventivi avvertimenti, tra cui il diritto a non rispondere, le sue eventuali dichiarazioni mendaci su procedimenti penali a carico non possono integrare il reato previsto dall’art. 495 del codice penale. Questa decisione, che si allinea a un fondamentale intervento della Corte Costituzionale, rafforza le garanzie difensive nel processo penale.

Il Caso: La Condanna per False Dichiarazioni

Il caso trae origine dalla condanna di un uomo per il reato di cui all’art. 495 c.p. La contestazione era di aver falsamente dichiarato, durante l’udienza di convalida del proprio arresto, di non essere sottoposto ad altri procedimenti penali. La condanna, emessa in primo grado, era stata confermata anche dalla Corte di Appello di Ancona.

L’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione, lamentando vizi di motivazione sia sulla ricostruzione dei fatti sia sulla sussistenza dell’elemento psicologico del reato. Tuttavia, la Suprema Corte ha individuato un punto dirimente che ha assorbito ogni altra censura.

Le Motivazioni: l’Impatto della Consulta sulle False Dichiarazioni

La Corte di Cassazione ha basato la propria decisione su una precedente e fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (n. 111 del 2023). Quest’ultima ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di due norme chiave:

1. L’art. 64, comma 3, del codice di procedura penale: nella parte in cui non prevedeva che gli avvertimenti (come il diritto di non rispondere) dovessero essere rivolti all’imputato anche prima di richiedergli le informazioni sulle sue pendenze penali (indicate dall’art. 21 disp. att. c.p.p.).
2. L’art. 495, comma 1, del codice penale: nella parte in cui non escludeva la punibilità per chi, senza aver ricevuto i suddetti avvertimenti, avesse reso false dichiarazioni in merito.

La Consulta ha chiarito che, per effetto di questa declaratoria di incostituzionalità, le dichiarazioni rese dall’interessato che non ha ricevuto gli avvertimenti sono da considerarsi processualmente inutilizzabili nei suoi confronti.

Applicando questo principio, la Cassazione ha osservato che nel caso di specie non vi era prova che l’imputato avesse ricevuto gli avvisi di garanzia prima di rendere la dichiarazione contestata. Di conseguenza, quelle stesse dichiarazioni, essendo inutilizzabili, non potevano costituire il fondamento per una condanna penale.

Le Conclusioni: una Garanzia Fondamentale per l’Imputato

La sentenza in esame ha un’implicazione pratica di enorme portata: il diritto al silenzio e le garanzie difensive prevalgono sulla pretesa punitiva dello Stato per il reato di false dichiarazioni, quando queste sono rese in un contesto processuale senza i dovuti avvertimenti. La Corte ha quindi annullato la sentenza di condanna senza rinvio, con la formula “perché il fatto non sussiste”. Questo significa che, in assenza del presupposto procedurale (gli avvertimenti), l’atto materialmente compiuto dall’imputato perde la sua rilevanza penale. Viene così riaffermato un principio di civiltà giuridica secondo cui nessuno può essere costretto, direttamente o indirettamente, a contribuire alla propria incriminazione.

Perché è stata annullata la condanna per false dichiarazioni?
La condanna è stata annullata perché la dichiarazione mendace dell’imputato sui propri precedenti penali è stata resa senza che gli fossero stati preventivamente forniti gli avvertimenti previsti dall’art. 64 c.p.p., tra cui il diritto di non rispondere. A seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, tali dichiarazioni sono inutilizzabili.

Quali avvertimenti devono essere dati all’imputato prima di chiedergli delle sue pendenze penali?
All’imputato devono essere rivolti gli avvertimenti di cui all’art. 64, comma 3, del codice di procedura penale. Questi includono la precisazione che le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi confronti e la facoltà di non rispondere ad alcuna domanda.

Cosa succede se un imputato rende una falsa dichiarazione senza aver ricevuto i dovuti avvertimenti?
Se un imputato rende una falsa dichiarazione sulle proprie condizioni personali (come i carichi pendenti) senza aver ricevuto i preventivi avvertimenti, tale dichiarazione è inutilizzabile e non può fondare una condanna per il reato di cui all’art. 495 c.p. Di conseguenza, il fatto non è considerato reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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