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Falsa testimonianza: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per falsa testimonianza a carico di un soggetto che aveva fornito versioni contrastanti sulla provenienza di un assegno falso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti già esaminati nei gradi precedenti. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche per mancanza di elementi giustificativi specifici.

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Pubblicato il 27 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsa testimonianza: la Cassazione conferma la condanna

Il reato di falsa testimonianza rappresenta un grave illecito contro l’amministrazione della giustizia. In una recente ordinanza, la Suprema Corte ha ribadito che il ricorso basato su motivi generici o volti a una mera rivalutazione dei fatti è destinato all’inammissibilità. La vicenda riguarda un imputato condannato per aver reso dichiarazioni mendaci in merito alla ricezione di un titolo di credito contraffatto.

I fatti di causa

La controversia nasce da una sentenza della Corte d’Appello che aveva accertato la responsabilità penale del ricorrente per il delitto di cui all’art. 372 c.p. L’imputato aveva fornito in sede testimoniale una versione dei fatti antitetica rispetto a quanto precedentemente dichiarato alla polizia giudiziaria. Nello specifico, la divergenza riguardava l’identità della persona da cui l’imputato aveva ricevuto un assegno falso. La difesa ha tentato di impugnare tale decisione lamentando vizi di motivazione e violazioni di legge, cercando di confutare la valutazione di non credibilità operata dai giudici di merito.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come le doglianze fossero declinate esclusivamente in fatto. La Cassazione ha ricordato che non è possibile richiedere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità se la motivazione della sentenza impugnata è logica e completa. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le motivazioni

Le motivazioni della decisione risiedono nella natura stessa del giudizio di legittimità. La Corte ha evidenziato che il ricorrente ha proposto motivi cumulativi e generici, senza scalfire la coerenza della sentenza della Corte d’Appello. Quest’ultima aveva già ampiamente giustificato il motivo per cui la testimonianza resa fosse da considerarsi falsa, basandosi sul contrasto insanabile con le precedenti dichiarazioni. Inoltre, la censura relativa alla mancata concessione delle attenuanti generiche è stata ritenuta inammissibile poiché basata su prospettazioni vaghe che non offrivano alcun elemento concreto per una riduzione della pena.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma che la falsa testimonianza non può essere difesa con argomentazioni che richiedono una nuova istruttoria sui fatti. L’inammissibilità del ricorso comporta non solo la definitività della sanzione penale, ma anche un aggravio economico significativo per il condannato. La pronuncia sottolinea l’importanza di formulare ricorsi basati su specifici vizi di legge, evitando di riproporre questioni di merito già risolte nei precedenti gradi di giudizio.

Cosa rischia chi presenta un ricorso generico in Cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, rendendo definitiva la condanna e obbligando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione alla Cassa delle ammende.

Quando si configura il reato di falsa testimonianza?
Il reato si configura quando un testimone, davanti all’autorità giudiziaria, afferma il falso, nega il vero o nasconde ciò che sa sui fatti oggetto dell’esame.

È possibile ottenere le attenuanti generiche senza motivazioni specifiche?
No, la richiesta di attenuanti generiche deve essere supportata da elementi concreti e non può limitarsi a richieste vaghe o prive di giustificazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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