Falsa Testimonianza: Anche una Bugia Irrilevante può Essere Reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16085 del 2024, torna a pronunciarsi sul delicato tema della falsa testimonianza, chiarendo i confini del reato. La pronuncia stabilisce che per essere condannati non è necessario che la menzogna abbia concretamente sviato il giudice; è sufficiente che riguardi fatti pertinenti alla causa e che sia supportata da prove esterne, oltre alla semplice contraddizione con dichiarazioni precedenti.
I Fatti del Processo: Una Testimonianza Contradittoria
Il caso riguarda una donna, condannata in primo e secondo grado per il reato di falsa testimonianza. L’imputata, chiamata a deporre in un processo per tentato omicidio avvenuto nel 2002, aveva negato di essere presente in un bar, luogo del ferimento. Tuttavia, questa versione era in netto contrasto con le sommarie informazioni che lei stessa aveva reso alla polizia giudiziaria dieci anni prima, subito dopo i fatti, in cui ammetteva la sua presenza.
La Corte di Appello di Salerno aveva confermato la condanna, basandosi sulla valutazione complessiva del materiale probatorio.
Il Ricorso in Cassazione e la questione della falsa testimonianza
La difesa dell’imputata ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando due questioni principali:
- Utilizzo illegittimo delle sommarie informazioni: Secondo la difesa, i giudici di merito avrebbero erroneamente fondato la condanna sul solo contrasto tra le dichiarazioni rese in fase di indagine e quelle rese in dibattimento, utilizzandole non solo per valutare la credibilità della teste, ma come prova principale della sua colpevolezza.
- Irrilevanza della circostanza: La difesa sosteneva che la presenza o meno dell’imputata nel bar fosse una circostanza del tutto irrilevante ai fini della decisione del processo per tentato omicidio, e che quindi la sua reticenza non potesse costituire reato.
Le motivazioni della Suprema Corte sulla falsa testimonianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo entrambe le argomentazioni della difesa e offrendo importanti chiarimenti sul reato di falsa testimonianza.
In primo luogo, i giudici hanno sottolineato che la condanna non si basava unicamente sul contrasto tra le dichiarazioni. L’elemento decisivo, che ha corroborato la veridicità delle prime dichiarazioni e la falsità della testimonianza dibattimentale, è stata un’altra prova: la testimonianza del padre dell’imputata. Quest’ultimo, infatti, aveva confermato in ogni fase del procedimento che la figlia era effettivamente presente nel bar al momento del fatto. Questo elemento esterno ha permesso di superare il limite previsto dall’art. 500 del codice di procedura penale, legittimando la valutazione del giudice sulla falsità della deposizione.
In secondo luogo, la Corte ha affrontato il tema della presunta irrilevanza della menzogna. Citando un proprio precedente consolidato (Sent. n. 51032/2013), ha ribadito un principio fondamentale: ai fini della configurabilità del delitto di falsa testimonianza, non è necessario che la deposizione falsa abbia concretamente influito sulla decisione del giudice. È sufficiente che i fatti oggetto della deposizione siano pertinenti alla causa e suscettibili, anche solo in astratto, di avere un’efficacia probatoria. Nel caso specifico, negare la propria presenza minava la credibilità di un altro testimone chiave (il padre), rendendo la circostanza tutt’altro che irrilevante.
Le conclusioni
La sentenza in esame consolida due principi cardine in materia di falsa testimonianza:
- La prova non può basarsi solo sul contrasto: La semplice contraddizione tra le dichiarazioni rese in indagini e quelle fornite in aula non basta per una condanna. È indispensabile la presenza di “altri elementi idonei a riscontrare la veridicità delle prime dichiarazioni e la falsità delle successive”.
- La pertinenza prevale sulla decisività: Il reato sussiste quando la menzogna riguarda fatti pertinenti al tema della prova, a prescindere dal fatto che essa abbia o meno concretamente ingannato il giudice o determinato l’esito del processo. La valutazione va fatta in astratto, considerando la potenziale idoneità della dichiarazione a incidere sul convincimento del giudicante.
È sufficiente una contraddizione tra quanto dichiarato alla polizia e quanto detto in tribunale per essere condannati per falsa testimonianza?
No. La sentenza chiarisce che il semplice contrasto non è sufficiente. È necessario che vi siano altri elementi di prova che confermino la veridicità delle prime dichiarazioni (rese alla polizia) e, di conseguenza, la falsità di quelle rese in dibattimento.
Per commettere il reato di falsa testimonianza, la bugia deve essere decisiva per l’esito del processo?
No. Secondo la Corte, è sufficiente che i fatti oggetto della deposizione falsa siano pertinenti alla causa e possano avere un’efficacia probatoria, anche solo potenziale. Non è necessario che la falsa dichiarazione abbia concretamente influito sulla decisione del giudice.
In questo caso, quale è stato l’elemento decisivo per confermare la condanna per falsa testimonianza?
L’elemento decisivo è stata la testimonianza del padre dell’imputata. Egli ha confermato, sia in fase di indagini sia in dibattimento, che la figlia era presente sul luogo del fatto, smentendo così la versione fornita da lei in tribunale e corroborando le sue dichiarazioni iniziali.