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Falsa dichiarazione patente: irrilevante domicilio

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di falsa dichiarazione al fine di convertire una patente estera. L’imputato sosteneva che la sua dichiarazione riguardasse il solo domicilio e non la residenza. La Corte ha stabilito che, ai fini del reato di falso, tale distinzione è irrilevante, poiché il fulcro dell’illecito risiede nella dichiarazione mendace di possedere i requisiti per la conversione, attestata dalla falsità sia della patente che del certificato di residenza.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsa Dichiarazione Patente: La Cassazione Sancisce l’Irrilevanza tra Domicilio e Residenza

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un interessante caso di falsa dichiarazione patente, fornendo chiarimenti cruciali sulla responsabilità penale che deriva da dichiarazioni mendaci rese alla Pubblica Amministrazione. La Suprema Corte ha stabilito che, ai fini della configurazione del reato di falso, la distinzione tra domicilio e residenza è irrilevante quando la sostanza della dichiarazione è volta a ottenere illegittimamente un provvedimento, come la conversione di una patente di guida estera.

I fatti del processo

La vicenda giudiziaria ha origine dalla condanna di un soggetto per il reato previsto dall’art. 76 del d.P.R. 445/2000 in relazione all’art. 483 del codice penale (falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico). L’imputato aveva presentato all’Ufficio della Motorizzazione Civile un’istanza per la conversione di una patente di guida bulgara in una italiana. A supporto della richiesta, aveva dichiarato di aver avuto il proprio domicilio in Bulgaria per un determinato periodo.

Le verifiche effettuate dalle autorità competenti, tuttavia, avevano rivelato una realtà diversa. Non solo la patente di guida bulgara risultava falsa, ma anche il “certificato di residenza a lungo termine” esibito era risultato non autentico. Di conseguenza, l’istanza di conversione era stata respinta e l’uomo era stato processato e condannato nei primi due gradi di giudizio.

Il ricorso e le argomentazioni difensive sulla falsa dichiarazione patente

L’imputato ha proposto ricorso per cassazione, basando la sua difesa su un’argomentazione prettamente giuridica. Egli sosteneva che i giudici di merito avessero commesso un errore di diritto nel non distinguere tra il concetto di “domicilio” e quello di “residenza”. A suo dire, il tema dell’indagine avrebbe dovuto limitarsi a verificare la veridicità della sua dichiarazione di domicilio in Bulgaria, senza estendersi alla residenza, concetto giuridicamente distinto.

Secondo la tesi difensiva, i giudici non avrebbero compreso il nucleo della questione, condannandolo sulla base di una presunta falsità della residenza, mentre la sua dichiarazione si era limitata al domicilio. Tale distinzione, a suo avviso, avrebbe dovuto portare a un esito diverso del processo.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, respingendo integralmente la tesi difensiva. Gli Ermellini hanno evidenziato come l’imputato stesse semplicemente riproponendo una censura già correttamente esaminata e disattesa dalla Corte d’Appello. La Suprema Corte ha chiarito che, ai fini dell’integrazione del reato di falso, la sottile distinzione tra domicilio e residenza è del tutto irrilevante nel caso di specie.

Il falso, spiegano i giudici, non riguarda la qualificazione giuridica del luogo in cui il soggetto si trovava, ma la dichiarazione mendace di aver conseguito legittimamente una patente bulgara, requisito fondamentale per chiederne la conversione in Italia. La conversione era stata negata proprio perché gli accertamenti avevano confermato la falsità sia della patente che del certificato attestante la presenza a lungo termine nel paese straniero. Pertanto, il nucleo dell’illecito penale consiste nell’aver attestato falsamente alla Pubblica Amministrazione una condizione (il possesso di una valida patente estera) in realtà inesistente.

Le conclusioni

La pronuncia della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale in materia di reati di falso: ciò che conta è la sostanza della dichiarazione e la sua idoneità a trarre in inganno la Pubblica Amministrazione per ottenere un vantaggio altrimenti non dovuto. I cavilli giuridici e le distinzioni dottrinali, come quella tra domicilio e residenza, non possono essere utilizzati per scardinare l’impianto accusatorio quando la falsità del fatto dichiarato è palese e provata.

In conclusione, chiunque renda una dichiarazione a un pubblico ufficiale per ottenere un provvedimento deve assicurarsi della veridicità sostanziale di quanto attesta. Il tentativo di mascherare una menzogna dietro a sottili distinzioni legali non protegge dalle conseguenze penali, come dimostra chiaramente questa ordinanza.

In un caso di falsa dichiarazione per ottenere la conversione di una patente estera, conta la differenza tra domicilio e residenza?
No. Secondo la Corte di Cassazione, ai fini del reato di falso, la distinzione tra domicilio e residenza è irrilevante. Il nucleo del reato è la dichiarazione mendace di possedere i requisiti per ottenere il provvedimento, in questo caso il legittimo conseguimento della patente estera.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale.

Qual era la dichiarazione falsa che ha portato alla condanna nel caso specifico?
La dichiarazione falsa riguardava il fatto di aver conseguito una patente di guida bulgara e il relativo certificato di residenza a lungo termine, documenti necessari per chiedere la conversione in una patente italiana. Le indagini hanno accertato la falsità di entrambi i documenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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