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Falsa attestazione: inammissibilità del ricorso

La Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità dei ricorsi presentati da due imputati condannati per il reato di falsa attestazione ai sensi dell’art. 374-bis c.p. I ricorrenti avevano contestato la ricostruzione dei fatti relativa a una presunta attività lavorativa fittizia e alla consapevolezza della qualifica di pubblici ufficiali delle persone offese. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di questioni già affrontate e risolte nei gradi precedenti, mancando di un confronto critico con le motivazioni della sentenza d’appello. La decisione ribadisce che il reato di falsa attestazione si consuma indipendentemente dall’uso concreto della documentazione falsa.

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Pubblicato il 2 aprile 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsa attestazione: inammissibilità del ricorso in Cassazione

La Suprema Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sul reato di falsa attestazione, chiarendo i limiti di ammissibilità del ricorso quando i motivi presentati risultano generici o meramente riproduttivi delle fasi precedenti del giudizio.

Il caso in esame riguarda la condanna di due soggetti per violazione dell’art. 374-bis c.p., relativo a false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria. La vicenda ruotava attorno alla falsità di un’attività lavorativa e alla consapevolezza degli imputati circa la qualifica di forze dell’ordine delle persone aggredite durante i fatti contestati.

Il reato di falsa attestazione e la prova del fatto

Uno dei punti centrali della decisione riguarda la natura del reato di falsa attestazione. La difesa sosteneva che il reato non potesse dirsi consumato senza un utilizzo concreto della documentazione recante le false attestazioni. Tuttavia, i giudici di merito avevano già chiarito che la condotta illecita si perfeziona a prescindere dall’uso effettivo dei documenti falsi nel procedimento.

La Cassazione ha confermato questo orientamento, sottolineando come la falsità dell’attività lavorativa dichiarata fosse stata ampiamente provata nei primi due gradi di giudizio. La riproposizione di una diversa ricostruzione dei fatti in sede di legittimità, senza apportare nuovi elementi critici, rende il ricorso inammissibile.

La genericità dei motivi di ricorso

Un ricorso viene considerato generico quando non instaura un confronto effettivo con le valutazioni espresse dal giudice di merito. Nel caso di specie, i ricorrenti si sono limitati a riproporre le medesime tesi difensive già respinte dalla Corte d’Appello, senza contestare analiticamente i passaggi logico-giuridici della sentenza impugnata.

La Corte ha evidenziato che la denuncia di difetto di motivazione non può risolversi in una richiesta di nuova valutazione dei fatti, attività preclusa al giudice di legittimità. La mancanza di una disamina critica delle argomentazioni fornite dai giudici di secondo grado determina inevitabilmente il rigetto del ricorso.

Le motivazioni

Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sull’applicazione rigorosa dell’art. 616 c.p.p. La Corte ha rilevato che i motivi relativi all’accertamento della responsabilità e al trattamento sanzionatorio erano stati formulati in modo apodittico. Non è stato offerto alcun elemento idoneo a scardinare la motivazione puntuale della sentenza di appello, specialmente per quanto riguarda la consapevolezza degli imputati di agire contro appartenenti alle forze dell’ordine.

Inoltre, la genericità si è estesa anche alla contestazione della gravità della condotta e alla determinazione della pena. In assenza di un confronto specifico con i criteri seguiti dal giudice di merito, la Cassazione non può intervenire sulle scelte sanzionatorie, che restano di competenza esclusiva del merito se adeguatamente motivate.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, condannando i soggetti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende. Questa sentenza ricorda l’importanza di strutturare i ricorsi per Cassazione su basi tecniche solide, evitando la semplice ripetizione di argomenti fattuali già ampiamente vagliati. La falsa attestazione rimane un reato di pericolo che l’ordinamento tutela con rigore per garantire la genuinità degli atti destinati alla giustizia.

Quando un ricorso per falsa attestazione è considerato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici, ovvero si limitano a riproporre la propria versione dei fatti senza contestare specificamente le motivazioni della sentenza d’appello.

Il reato di falsa attestazione richiede l’uso del documento falso?
No, secondo la giurisprudenza consolidata, il reato si consuma a prescindere dall’utilizzo concreto della documentazione che contiene le false attestazioni.

Cosa rischia chi presenta un ricorso dichiarato inammissibile?
Oltre al rigetto delle proprie istanze, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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