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Falsa attestazione: i limiti del ricorso penale

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per furto aggravato e falsa attestazione. I giudici hanno chiarito che la determinazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche rientrano nella discrezionalità del giudice di merito e non sono sindacabili in sede di legittimità se adeguatamente motivati. In particolare, per il reato di falsa attestazione, è stata confermata la responsabilità penale del ricorrente che aveva fornito false generalità per eludere i controlli sulle prescrizioni cautelari a suo carico.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Falsa attestazione e limiti del ricorso in Cassazione

La recente ordinanza della Suprema Corte di Cassazione affronta il tema della falsa attestazione e dei confini entro cui è possibile contestare la determinazione della pena in sede di legittimità. Il caso riguarda due imputati condannati nei precedenti gradi di giudizio per reati di furto e dichiarazioni mendaci a pubblico ufficiale.

I fatti e il procedimento

La vicenda trae origine dalla condanna di due individui: il primo per furto aggravato e il secondo per il reato di cui all’art. 495 c.p., ovvero falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Entrambi i condannati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando un’errata applicazione della legge penale. Nello specifico, le doglianze riguardavano la quantificazione della sanzione e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Uno dei ricorrenti sosteneva inoltre che la propria condotta non avesse tratto in inganno gli agenti, cercando di derubricare la gravità del fatto.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o una diversa graduazione della pena se il giudice di merito ha operato nel rispetto degli articoli 132 e 133 del codice penale. La sentenza impugnata è stata ritenuta correttamente motivata, avendo i giudici di appello analizzato con coerenza gli elementi decisivi per la condanna.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sul principio di discrezionalità del giudice di merito. La graduazione della pena e la concessione delle attenuanti non possono essere oggetto di censura in Cassazione se la motivazione del provvedimento è logica e completa. Per quanto riguarda la falsa attestazione, la Corte ha precisato che il tentativo di evitare l’accertamento di violazioni cautelari integra pienamente il reato. Le contestazioni dei ricorrenti sono state giudicate come mere doglianze di fatto, non ammissibili davanti alla Suprema Corte, che deve limitarsi a verificare la corretta applicazione delle norme giuridiche.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza conferma che fornire false generalità a un pubblico ufficiale costituisce un reato grave, specialmente se finalizzato a eludere controlli giudiziari. La decisione sottolinea inoltre che il ricorso per Cassazione non può diventare un terzo grado di merito in cui ridiscutere la severità della pena. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza delle loro pretese.

Si può contestare la durata della pena in Cassazione?
No, la quantificazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non può essere modificata in Cassazione se la motivazione è logica e corretta.

Cosa rischia chi fornisce false generalità alla polizia?
Rischia una condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, anche se lo scopo è solo quello di evitare un controllo su misure cautelari.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorso è inammissibile quando si limita a contestare i fatti già accertati o quando i motivi sono manifestamente infondati e non riguardano violazioni di legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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